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L’ipocrisia della memoria

Certo che dobbiamo ricordare, ma in questa Giornata molti non ce la contano giusta. A partire da chi l'ha voluta, quell'Onu che celebra gli ebrei di ieri ma difende i nemici degli ebrei di oggi. Fino all'Europa che scheda (ancora!) i prodotti israeliani e all'Italia che s'inginocchia di fronte all'Iran negazionista. La vera Memoria è oggi

israeleMeditate che questo è stato, urlava Primo Levi, e ci vergogniamo anche solo a citarlo, perché probabilmente abbiamo meditato poco e senz’altro abbiamo agito male, visto che oggi in Europa è di nuovo pericoloso essere ebreo. Dubitiamo però, questo sì, che il grande raccontatore di Auschwitz che mentalmente non uscì mai dal lager maledetto, fino al suicidio, pensasse a una giornata di pilatesco sfogatoio social, una #giornatadellamemoria così come la stiamo vivendo, la gara appiattente dei pensierini giusti, una meditazione a comando e sulle ventiquattrore, fino alla prossima tendenza Twitter.

È ovvio (dovrebbe) che bisogna memorizzare, ricordare e dircelo, non sarà certo un piccolo foglio liberale, occidentalista e amico della cultura ebraica (e dello Stato che la rappresenta, d’Israele, perché altrimenti la celebrazione è incompleta) a venire meno su questa trincea minima della civiltà. È perfino comprensibile che si debba fissare una data convenzionale, un momento istituzionalmente dedicato al Ricordo, anzi le Nazioni Unite l’han deciso troppo tardi, solo nel 2005. Ecco appunto, le Nazioni Unite. Già dall’origine, questa sacrosanta e dovutissima Giornata della Memoria odora, purtroppo, d’ipocrisia autoassolutoria. Sì, perché l’istituzione che l’ha forgiata, quell’Onu che un giorno all’anno pratica il dovere burocratico della memoria per gli ebrei di ieri, negli altri trecentosessantaquattro giorni flirta spesso con i nemici degli ebrei di oggi. I terroristi islamisti palestinesi, anzitutto, Hamas e la Jihad islamica, discendenti diretti e ideologici di coloro che spronati dal Gran Muftì di Gerusalemme si arruolarono nelle Ss hitleriane. Vere e proprie divisioni musulmane, contro l’eterno nemico. L’ebreo. Eterno e identico anche l’obiettivo: lo sterminio. Lo dice chiaramente Hamas, in calce al proprio Statuto, Israele esisterà solo “finché l’Islam non lo punga nel nulla”. La finalità è la stessa delle camere a gas: “porre nel nulla” l’essere ebraico. Non solo l’Onu pone giuridicamente sullo stesso piano Israele e Hamas, uno Stato e una banda terroristica che mira alla sua distruzione, ma ha aperto più provvedimenti per crimini di guerra contro il primo. Quello Stato che cura civili e persino miliziani palestinesi nei proprio ospedali, che avvisa sempre la popolazione civile prima di qualsiasi operazione militare (un unicum al mondo), che ospita dissidenti, laici, omosessuali palestinesi perseguitati. Dall’Onu si è beccato più risoluzioni contrarie Israele che Siria, Iran e Corea del Nord messi insieme, ed è l’indice definitivo delle priorità sghembe e dei pregiudizi anti-israeliani che dominano la stessa struttura che è all’origine del Giorno della Memoria.

Non va meglio dentro il cuore dell’Europa, il luogo che il mostro l’ha generato, nonostante tutto, nonostante la cultura e l’illuminismo e la grande arte, e che dovrebbe mostrare un surplus di sensibilità sul tema, per ragioni minimali di coscienza storica. Macché. La Corte di Giustizia (?) della Ue ha recentemente tolto Hamas dalla lista dei gruppi terroristi (contraddicendo fin la lettera del movimento) e il Parlamento Europeo vota con frequenza compulsiva mozioni che mirano al riconoscimento acritico dello Stato di Palestina, senza chiarirne la natura (oggi, sarebbe sicuramente una sorta di piccolo Reich nazi-islamico, visto i rapporti di forza interni) e senza prevedere alcuna condizione sul diritto all’esistenza d’Israele.

Ancora, peggio. L’intero mondo occidentale, compresi purtroppo quegli Stati Uniti che rimangono comunque l’unica garanzia effettiva e deterrente per l’esistenza di Israele (cui hanno persino aumentato gli aiuti militari), stringe un accordo sullo sviluppo nucleare con un Paese, l’Iran degli ayatollah, che non ha mai negato il proprio negazionismo di Stato sul tema della Shoah, e che non ha mai rimosso la parola d’ordine della cancellazione dalla carta geografica dello Stato degli ebrei. Fino, ovviamente, alle tragicommedie di casa nostra, all’Italia che riceve con tutti gli onori Rouhani, il presidente del suddetto Paese negazionista, finanziatore di qualunque movimento semini il terrore in Israele (addirittura a prescindere dalla distinzione sciiti-sunniti), e che con vigliaccheria inimmaginabile copre i nudi dei monumenti capitolini e cancella il vino dal menù del ricevimento, perché quel che conta è la sottomissione all’islamicamente corretto. L’ebraicamente corretto non esiste mai, invece, anzi nel Vecchio Continente tira come non mai l’antisemitismo, visto che mentre in alcune capitali europee le sinagoghe devono rimanere chiuse per ragioni di sicurezza la Ue serafica prevede l’etichettatura dei prodotti israeliani. Sì, avete sentito bene, l’etichettatura, la schedatura, il marchio etnico, com’era più di settant’anni fa nell’Europa nazistizzata. L’unica Memoria possibile e degna, maledizione, è adesso. Altrimenti, fatene a meno.

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di on 28 gennaio 2016. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

6 commenti a L’ipocrisia della memoria

  1. Diana Rispondi

    27 gennaio 2016 at 19:38

    #jesuischarlie – durata: 2 giorni (massimo)
    #jesuisparis – durata: 8 ore (forse)
    #Sultanahmet – durata: mai iniziato, in Europa non ci si sdegna per gli attentati in Turchia, si vede che se lo meritano
    E’ già tanto che esista una Giornata della Memoria, è già tanto che ricordiamo il passato, intenti come siamo a negare il presente.

  2. HaDaR Rispondi

    27 gennaio 2016 at 20:18

    Grazie Signor Sallusti!

  3. fabio Rispondi

    27 gennaio 2016 at 22:47

    nel giorno della Memporia che mi sembra molto poco funzionante per ideologia e ignoranza storica si dimenticano le foibe, le morti nei gulag e 60 milioni di persone morte a causa del “GRANDE BALZO IN AVANTI” sotto MAO in CINA

  4. Stella Rispondi

    28 gennaio 2016 at 02:24

    Assolutamente d’accordo!

  5. adriano Rispondi

    28 gennaio 2016 at 10:03

    Le sue argomentazioni ,condivisibili,hanno la complicazione dovuta al suo ruolo.Per chi twitta un banale parere basta e avanza la comunanza dei valori.Per chi ama la democrazia e rifiuta la teocrazia la scelta è obbligata.Vero anche la distratta e fuggevole celebrazione di un giorno.Ricorda quei signori che timbrano il cartellino e poi escono per andare al mercato a fare spesa.

  6. Marco Rispondi

    28 gennaio 2016 at 10:17

    Ottimo pezzo Direttore ma il tempo fa ancora di Israele un luogo di colpevoli che resistono alla loro esistenza e della Germania il capo del mondo.Siamo sbagliati direttore,siamo sbagliati.

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