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L’Espresso preferisce il burqa

Il settimanale di De Benedetti sforna un dossier sul corpo delle donne mortificato. Due articoli si occupano della condizione davvero tragica della donna al di fuori dell’Occidente. Gli altri diciannove se la prendono con noi povere derelitte, confuse da tanta democrazia e libertà

copertina espresso

Che la sinistra sia confusa su molti temi, in particolar modo su questioni etiche, ce n’eravamo accorti da un pezzo.

Prova lampante del clima nebuloso in cui navigano le menti progressiste e liberal è il dossier di ben 65 pagine dell’Espresso intitolato “Sul corpo delle donne”. Aprire l’anno con siffatto titolo sarà di buon auspicio (specie per le vendite della rivista), sarà anche di effetto la copertina, la donna velata accostata a quella nuda e inerme con l’espressione triste da Espresso che sottintende chissà quale subdola violenza o mercificazione subiscano anche le occidentali. Sta di fatto che bisogna rileggersi varie volte gli articoli per cercare il messaggio senza trovarlo, glissando sul linguaggio degli intellò impegnati (il “profondo dello sprofondo” e la “cantantessa” sono perle stilistiche radical-shock che fanno sprofondare noi) e penetrando contenuti della consistenza di un budino tremulo.

In sintesi, il modello femminile, che rifletta la naturalezza o che sia artificialmente forzato da correzioni chirurgiche quand’anche decise autonomamente dalla donna, è sempre frutto di un modello archetipico tramandato nei secoli dal genere maschile. E pare che anche la chirurgia estetica abbia la sua bella fetta di responsabilità: per il solo fatto di esistere condiziona la donna vecchia o brutta a ricorrervi spinta da un obbligo morale. Eccoci quindi vittime e incapaci di intendere e di volere.

Ma attenzione alla descrescita felice: “La gravidanza è stata trasformata in malattia: nove mesi di esami e di indagini diagnostiche nei quali affidiamo il corpo femminile a uno o più medici, tagliando fuori tutta la sapienza trasmessa da secoli di madre in figlia”, pare un estratto dal blog di Grillo. Partorite direttamente nel fienile col bue e l’asinello, allora, e pregate, perché secondo la scrittrice Michela Murgia, che si occupa di teologia, “Dio è donna: nella Bibbia ci sono diversi passaggi che lo suggeriscono”. Suggerirei bisex per par condicio, allora.

Il capitolo più contraddittorio riguarda il mondo del lavoro con la nenia ritrita delle quote rosa. Da un lato gli Espressini sfornano statistiche che dimostrano la scarsa affluenza femminile in certe facoltà universitarie, dall’altro lamentano che in quei settori le donne non trovano sufficiente affermazione. La forzatura di una presunta parità non tiene conto delle attitudini personali in un’epoca in cui le porte sono aperte a tutti i generi, ma ecco che la donna è ancora vittima: se preferisce la biologia all’ingegneria nucleare è perché intrappolata nel solito modello cucitole addosso da una società atavicamente stereotipata in direzione maschilista. Non se ne esce. Persino gli stilisti vestirebbero le donne secondo la loro idea di immagine femminile tutta volta alla seduzione del maschio, dimenticando che esistono stiliste donne, stilisti gay, e persino macchine da cucire per confezionarsi da sé abiti su misura e fuori moda per essere tristi quanto basta ad emergere per (eventuali) doti intellettuali.

C’è poi l’intervista a Lady Gaga, ci parla della sua folgorante carriera musicale? Ovviamente tutta fondata sulla violenza sessuale subita da ragazza, filone molto gettonato da artiste che si stringono il pubblico addosso con la condivisione della tragedia tipica della porta accanto. Con la differenza che a trasformare uno stupro in successi milionari sono una su un milione, le altre violentate pagano per andare al concerto.

Immancabile e perdibile il capitolo sul femminicidio, ove la Calabria è parificata all’Afghanistan nella violenza sulle donne, come se episodi isolati e perseguibili per legge fossero paragonabili alla sottomissione istituzionalizzata e alle punizioni femminili applicate dalla stessa legge coranica.

Ricorre puntualmente il solito argomento impossibile: occorre educare al rispetto per prevenire. Chi dovrebbe educare e come? I genitori e gli insegnanti sono tutti quanti estranei a maleducazione, violenze e prevaricazioni? Senza contare che gli istinti mal rispondono agli input razionali e che gli output spesso sono conseguenze di raptus. Quanto alla tv, indovinate chi l’ha ridotta in trash trascinandosi dietro anche la Rai? Berlusconi, e chi se no? “L’estro satanico di Antonio Ricci”, “Belen che ha svilito il Festival di Sanremo con la sua farfallina inguinale”, “la carenza di una visione etica e estetica almeno un po’ futuribile” (che vuol dire?). E però l’Espressino di turno lamenta la caduta della tv in una “moralità post moderna” dove “il corpo delle donne è scomparso”. Insomma, si decida. Ah ecco, si è deciso: rimpiange le gambe delle Kessler. Il passatista cui sfugge la visione futuribile, tutto chiaro.

Insomma, dei 21 articoli del dossier solo due si occupano della condizione davvero tragica della donna al di fuori dell’Occidente, più comodo dedicare gli altri 19 a noi, povere derelitte confuse da cotanta parità, democrazia e libertà. L’Espresso? Meglio quello doppio al bar, corretto whisky.

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di on 5 gennaio 2016. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

8 commenti a L’Espresso preferisce il burqa

  1. marco Rispondi

    5 gennaio 2016 at 08:55

    semplicemente geniale.

  2. Epulo Rispondi

    5 gennaio 2016 at 09:32

    intanto, con la scusa di lottare contro la mercificazione del corpo della donna, il settimanale del proprietario dell’Olivetti mette in copertina una bella modella nuda. Tanto per vendere 4 copie in più.

    Peccato non fare un bel dossier sulle morti per le polveri di amianto.

  3. Aurelio Rispondi

    5 gennaio 2016 at 09:43

    Gran poveretti questi dell’espresso.articoli scombinati, sconfortanti ed illiberali ma per un giornale rosso spinto non si può pretendere altro, anche le donne lo sappiano.

  4. Marco Green Rispondi

    5 gennaio 2016 at 14:03

    In realtà a quelli dell’Espresso non interessa nulla dei problemi delle donne là descritti.

    Non gli importa nemmeno della progressiva islamizzazione della cultura occidentale.

    O meglio, qualcosa li preoccupa (ecco il significato della copertina):
    l’importante è che, burqua o non burqa, si possano continuare a sbattere in prima pagina tette o altre nudità femminili per vendere qualche copia in più.

    Nel rispetto della tradizione (editoriale).

  5. Guido Schiesari Rispondi

    5 gennaio 2016 at 19:01

    E’ evidente che questo dossier è ancora influenzato da quella puzzolente e “sinistra” congrega che si mascherava sotto il nome di: “Se non ora, quando?”.

    • cerberus Rispondi

      5 gennaio 2016 at 22:15

      Esatto, infatti mi chiedo sempre dove sono le signore”rosse”del – Se non ora quando – che scendono in piazza contro il Sig. B ma non contro l’avvilente schiavismo islamico delle loro “sorelle”muslim?Dove sono le contestatrici quando i muslim uccidono e umiliano le donne che rifiutano l’oscurantismo islamico?Sento puzza di codardia….o di ideologia perbenista ipocrita.

  6. Marco Green Rispondi

    5 gennaio 2016 at 21:01

    E a proposito del rispetto per le donne e dell’Europa che verrà, ecco una fresca Pubblicità Progresso dalla terra di Germania!

    http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2016/01/05/colonia-sotto-shock-decine-di-donne-molestate-da-arabi-e-nordafricani-la-notte-di-capodanno_1b8c1023-19d9-4746-ba7c-184c0a5ad6c0.html

    • aquilone Rispondi

      6 gennaio 2016 at 21:37

      Che volessero ripetere il ratto delle sabine?
      Ma si, tanto non gli faranno una sega

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