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Le femministe preferiscono l’islam

Il femminismo europeo ha archiviato frettolosamente la jihad sessuale andata in scena in Germania. E' una reazione sconcertante, perché è gente che ha fatto del corpo della donna una bandiera. Eppure ha una sua ragione: il loro nemico principale è lo stesso del radicalismo islamico, si chiama Occidente ...

islam3I recenti “fatti di Colonia” – ma soprattutto i commenti seguiti agli stessi – hanno messo a nudo un fenomeno che appare molto difficile da comprendere: l’alleanza ormai organica fra femminismo e Islam in Occidente.

Le violenze e gli oltraggi alle donne tedesche e alla loro dignità morale e integrità fisica da parte di consistenti gruppi di immigrati nel corso di una notte brava di capodanno (episodi che sono accaduti anche in altre città europee, da Zurigo a Helsinki) sono una vera disgrazia che per un giorno intero ha lasciato attonite le femministe del continente. Dopo un giorno di silenzio, dall’ultima giornalista, alla sindaca di Colonia, alla Boldrini è partito un coretto che si sostanzia nella sommessa richiesta di archiviazione della vicenda. Quelli che la Boldrini ha chiamato “atti di mancanza di rispetto”, ad avviso di Henriette Reker, sindaca di Colonia, possono comunque essere evitati se solo “si sta in piccoli gruppi, mantenendo a distanza di braccio gli stranieri”. Due giornaliste tedesche, Stephanie Lohaus e Anne Wizorek, hanno immediatamente suggerito la versione politicamente corretta dei fatti: la cultura dello stupro in Germania non è certo di importazione. I “fatti di Colonia” dimostrano solo che “la Germania ha ancora problemi di sessismo e razzismo. Sta a noi fare in modo che queste tendenze non trovino pane per i loro denti. Bisogna prendere le distanze dalla rape culture”. Cultura dello stupro che è un prodotto squisitamente locale, al punto che all’Oktoberfest moltitudini di maschi europei si comportano con le donne esattamente come hanno fatto gli immigrati a capodanno. Insomma, gli uomini sono uomini e non c’è bisogno di nessuna Circe per trasformarli in porci e anche in delinquenti, ma gli europei sono sempre peggio, sembra essere il messaggio politicamente accettabile di questi giorni.

Ben oltre gli eventi e le analisi da brivido che li hanno accompagnati (se fossero stati uomini locali a comportarsi a quel modo, le femministe li starebbero giustamente cercando casa per casa armate di trinciapolli, altroché scrivere articoli e suggerire di tenersi a distanza), occorre comprendere da dove viene questo atteggiamento. Si tratta infatti di una reazione davvero sconcertante giacché proviene da gruppi consistenti che hanno fatto del corpo violato delle donne la propria ragione sociale. Eppure in un caso collettivo ed eclatante di palese violazione dei diritti e dei corpi delle donne è iniziata una serie di condanne di facciata, ma con distinguo veramente poco edificanti, che tuttavia hanno una loro profonda ragion d’essere. Vediamo in estrema sintesi qual è.

Il radicalismo islamico trova il proprio più importante alleato nella radicalità di alcune posizioni antioccidentali post-marxiste. Nel corso degli anni Ottanta del secolo scorso, mentre Karl Marx andava definitivamente in soffitta iniziava una storia assai complessa di spartizione della sua eredità. Di Marx rimaneva vivo essenzialmente uno spunto, ossia la nozione dell’esistenza sempre e comunque di oppressi e oppressori. L’idea di fondo del post-marxismo è che nella società esista sempre una molteplicità di discorsi diversi e incommensurabili che producono “narrazioni” talmente divergenti che i gruppi dominanti e le categorie oppresse non possono neanche dialogare. Il che significa che l’antagonismo fra prospettive incompatibili è inevitabile e “al coltello”. Se la teoria classica immaginava uno scontro tra interessi individuali e il marxismo vede il conflitto in termini di classe, la teoria critica della razza e quella femminista hanno ormai stabilito con certezza che esiste un unico gruppo di oppressori, dal punto di vista culturale, economico e politico. Si tratta dei maschi bianchi, perlopiù eterosessuali, di origine europea che vivono nelle società, ma soprattutto sono sepolti nei cimiteri burqadell’Occidente. Le strutture del dominio sono infatti state costruite nel corso di venticinque secoli di una storia tutta sbagliata. Gli oppressi naturalmente sono invece tutti gli altri: minoranze razziali e culturali, persone di diverse tendenze sessuali e donne, soprattutto donne. Quindi il maschio islamico è per definizione e a priori, dalla parte della donna occidentale, giacché fa parte dei gruppi subalterni all’asse unico dell’egemonia. Anche concedendo che fra le mura domestiche costui possa comportarsi in modo non adamantino con qualche donna, ciò che conta è solo la scena pubblica, politica, nella quale l’islamico è subalterno.

Se esistono solo coppie di oppressori e oppressi (uomini-donne, bianchi-neri, europei-arabi, cristiani-non cristiani) il discorso politico diventa certo ultra-semplificato, ma vede alleanze inossidabili e impensabili alla luce della sola ragione.  Le minoranze etniche, le donne, le lesbiche e i gay sono portatori di differenze che giustificano un trattamento costantemente diseguale. A loro non possono essere applicate le categorie astratte del diritto borghese e quelle visioni universalistiche della giustizia che altro non sono se non maschere del dominio del maschio bianco. La ben commendabile lotta al razzismo è stata solo l’inizio di questa bizzarra dottrina politica anti-occidentale che pervade ormai le nostre società, poi il radicalismo culturale post-marxista ha fatto il resto.

Questi sono gli antefatti profondi che fanno sì che le donne (o meglio, le loro piccole, ma potenti avanguardie culturali femministe) non hanno in generale alcun timore dell’arrivo di moltitudini di diseredati del terzo mondo nelle loro società. Si tratta di sodali nella lotta contro l’oppressore. È un’alleanza soggettivamente unilaterale (chiedete agli imam cosa ne pensano del femminismo), ma oggettivamente assai potente, che può subire qualche battuta d’arresto, ma non può rischiare di sfaldarsi per qualche episodio di violenza.  Certo, sarebbe facile sostenere che donne e minoranze hanno una sorte migliore, almeno oggi, all’interno delle società sorte sui resti delle civiltà cristiane create dall’uomo bianco. E tuttavia una argomentazione del genere sarebbe ridicola per la teoria femminista, che non è intenta a migliorare le condizioni delle singole donne, ma a sovvertire le strutture del dominio.  C’è da augurar loro però che non le sovvertano del tutto: potrebbero scoprire sulla loro pelle che vi è un’infinita lista di gruppi che si son messi in fila per passare dalla parte degli oppressori. E a quel punto l’alleanza potrebbe incrinarsi per sempre.

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di on 11 gennaio 2016. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

12 commenti a Le femministe preferiscono l’islam

  1. Marco Rispondi

    11 gennaio 2016 at 09:39

    Beh vedremo le femministe alla Boldrini,persona che ancor oggi non capiamo dove l’abbiano presa,le vedremo con il braccio sinistro e se la libera aggressione arrivasse anche da destra anche con il braccio destroalzati,il problema è se il tentativo di Libero toccamento arrivasse anche da dietro o davanti.Anche le donne sembra abbiano solo due braccia.Ecco il sistema non funziona e bisognerebbe spiegarlo alla sindaco di Colonia,la comare della Boldrini.Chissa’ se fosse capitato a loro o alle loro figlie sinistre post marciste che siano o meno.

  2. bruno Rispondi

    11 gennaio 2016 at 10:06

    Quelle poverette soprattutto cristiane convertite all’Islam affette da Sindrome di Stoccolma.
    Con l’espressione Sindrome di Stoccolma si intende un particolare stato di dipendenza psicologica e/o affettiva che si manifesta in alcuni casi in vittime di episodi di violenza fisica, verbale o psicologica. Il soggetto affetto dalla Sindrome di Stoccolma, durante i maltrattamenti subiti, prova un sentimento positivo nei confronti del proprio aggressore che può spingersi fino all’amore e alla totale sottomissione volontaria, instaurando in questo modo una sorta di alleanza e solidarietà tra vittima e carnefice.

  3. Ernesto Rispondi

    11 gennaio 2016 at 10:26

    L’internazionale marxista-leninista, attraverso i propri numerosi opinion leader, opera un controllo ferreo dei media e dell’opinione pubblica. I succitati opinion leader intervengono in situazione potenzialmente dannose al piano marxista di nuovo comunismo mondiale tracciando nell’immediato uno spartiacque: chi si adegua ha diritto di parola, gli altri sono fascisti. È un meccanismo che si ripete sempre uguale. Come avevo ampiamente previsto ad esempio, ora la versione ufficiale degli stupri di gruppo di Colonia è quella del “fenomeno organizzato”. L’esistenza di una regia occulta, per quanto demenziale anche solo come ipotesi, viene ampiamente rilanciata dai giornali facenti parte del plot marxista-leninista. È talmente evidente che l’unica regia presente nella vicenda è quella dei Goebbels comunisti che controllano l’opinione pubblica occidentale, che stupisce la stampa cosiddetta di destra, che ancora non affronta il problema come tale. La forza dell’internazionale marxista-leninista, filo islamica, consiste infatti nel fingere di non esistere: come si combatte qualcosa che non esiste? Ma OGNI fenomeno che si osserva oggi in politica, apparentemente inspiegabile, prende senso se si ipotizza l’esistenza di una fazione occulta che agisce, sotto copertura e con nuove armi (la propaganda ma non solo) per il ritorno sotto alta forma del Grande Crimine della storia: il comunismo.

  4. Franco C Rispondi

    11 gennaio 2016 at 11:37

    Vi è chi, in base alla realtà, elabora teorie in continuo divenire col mutare della realtà stessa, e vi è chi si immagina la realtà in base a delle teorie preconfezionate. Questo secondo modo di pensare è molto più comodo perchè evita la fatica del pensare, e ben si adatta a chi possiede il cervello di una gallina, col quale comunque potrebbe fare ben poco. Il guaio è che la realtà se ne infischia delle teorie preconfezionate e prima o poi te la fa pagare cara.
    Le femministe seguono ovviamente le teorie della sinistra dei giorni nostri.
    Odiano l’ occidente ma si prendono tutti i comodi che questo occidente offre. Confidano che i beduini gli forniranno i voti per continuare in eterno a fare i loro comodi e per questo li difendono. Ma ignorando, tra le altre cose, sia la storia (i muslim sono stati alleati di Hitler e il suo mein kampf nei loro paesi è sempre un best seller) sia i costumi dei muslim, saranno le prime che dovranno andare in giro col burka.

  5. adriano Rispondi

    11 gennaio 2016 at 13:33

    Analisi un pò complicata.La farei più semplice.I gruppi cosidetti antagonisti sono per la distruzione del sistema e quindi tutto ciò che pensano possa servire allo scopo va bene.Una volta si chiamava pensare in negativo.Tutto fa brodo per il mondo nuovo che non si sa cosa sia.Leggevo in questi giorni l’articolo di un intellettuale algerino sull’islam e le donne.Era un tantino confuso e cervellotico ma comunque illuminante.Sembra di capire che per loro la donna non esiste come persona,non è titolare di diritti,nella migliore delle ipotesi è una cosa da usarsi quando serve e che si può buttare dopo.Questo sarebbe il destino che attende le signore che accarezzano il pelo del lupo.Loro naturalmente sono al sicuro per ceto,posizione ed età.Per chi vivrà in futuro le prospettive sono agghiaccianti,masochisti esclusi.

  6. Enrico Engelmann Rispondi

    11 gennaio 2016 at 14:15

    Analisi anche troppo complicata. Secondo me e’ piu’ semplice: la sinistra marxista ha sempre avuto come criterio da seguire quello di sposare tutte tutte le rivendicazioni (anche le piu’ assurde) di qualsiasi gruppo in opposizione alla società in cui viviamo. Non per le motivazioni che ne erano alla base, ma solo e soltanto strumentalmente, in quanto possibili ulteriori leve da sfruttare per abbattere l’odiata societa’ borghese.
    Ecco quindi che la sinistra si e’ impossessata delle lotte delle femministe, dell’ambientalismo, del terzomondismo e, adesso, dell'”antirazzismo”.
    Del tutto irrilevante il fatto che tali rivendicazioni potessero fare a pugni fra loro!
    Tanto la maggior parte della gggente non vede al di la del proprio naso e si attacca subito a chi afferma di volergli dare manforte.

  7. GEOMETRA 67 Rispondi

    11 gennaio 2016 at 15:39

    per non cadere nella trappola di cercare troppe soluzioni ed assomigliare ai catto-comunisti-politicamente-corretti-no-global-notav-no-tutto,mi sto convincendo che al mondo esistono individui che hanno in testa meno neuroni di altri!

  8. Lorenzo Imbasciati Rispondi

    11 gennaio 2016 at 19:08

    Caro Professore,

    la tua analisi è ben scritta ed estremamente efficace per spiegare il perché delle prese di posizione della Boldrini et similia.

    Non vorrei però che -dandola per buona- rinunciassimo a vedere ed allargare il cuneo che si è creato tra donne sensibili alle tematiche femministe ma meno succubi dello schema marxista oppresso-oppressore che hai ben descritto.

    Ti assicuro che sono tante.

  9. cristiano Rispondi

    11 gennaio 2016 at 22:08

    quanti danni la sinistra progressista!

  10. Diana Rispondi

    12 gennaio 2016 at 12:21

    Bisognerebbe analizzare attentamente le prese di posizione del femminismo oggi, per capire se esiste un femminismo “serio” e cosa significhi esattamente essere “femminista” nel gennaio 2016, per vedere se c’è qualcosa di sensato, ma sinceramente, non trovo sufficiente motivazione per dedicarmici. “Stupro” non è una parola da inserire in cinque pensierini e non è una “tematica” che i diversi orientamenti politici possono sfruttare a proprio vantaggio, è un crimine da punire in base alla legge, quando si sia stati criminalmente stupidi da non prevederlo e talmente inetti da non riuscire a proteggere i propri cittadini, lavoro per cui in teoria si viene pagati dal contribuente, il quale a questo punto si chiede se, riguardo alla propria sicurezza, non sia meglio far da sé, punto e basta.

    • Ernesto Rispondi

      12 gennaio 2016 at 17:20

      “Stupro” non è una parola da inserire in cinque pensierini e non è una “tematica” che i diversi orientamenti politici possono sfruttare a proprio vantaggio” Sono d’accordo, ma a me pare stia accadendo l’esatto contrario. Non mi spiego altrimenti come mai le femministe di rito marxista italiane, a fronte di racconti che parlano (e mi perdoni la crudezza) di “dita infilate in vagina” (testuale) insistano nell’usare la parola “molestie”. M pare che chi non ha onestà intellettuale perché risponde al sol dell’avvenire e non al proprio cervello non meriti tanta cautela. Le signore che sui “giornaloni” hanno commentato i fatti di Colonia dovrebbero far ribrezzo alle donne assai prima e più che a me. E a me, creda, ne fanno tanto. Da prima che sragionassero, tra l’altro. Se lo dico io a una donna di stare a un braccio da uno straniero, quante denunce mi becco dalle suddette vocianti comuniste? No, qui qualcosa non quadra, e il silenzio dell’opinione pubblica italiana ha un sapore sinistro di dittatura.

  11. Enrico Curini Rispondi

    12 gennaio 2016 at 13:00

    Il ragionamento è complicato perché la realtà sociale è più complessa di come la raccontano Boldrini e Salvini. Grandissimo articolo.

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