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Le Balle Stellari di Renzi

La politica del premier è vecchia come il mondo, si chiama "gioco delle tre carte". Si toglie da un lato, si riprende dall'altro, alle tasse si cambia solo il nome, e soprattutto non si tocca minimamente la spesa pubblica. No, la Forza non è con lui...

renzi tasseCi vuole certo una bella faccia tosta a lanciare l’hastag #taxwars in concomitanza con l’uscita nelle sale italiane del settimo episodio della saga Guerre stellari. Perché in questo caso di stellare, anzi di megagalattico, c’è solo l’ennesima bufala venduta al popolo bue dal nostro Presidente del Consiglio. Il quale, non contento, ha pure rincarato la dose in un’intervista a RTL: “Che la forza sia con noi – ha detto – perché ne abbiamo bisogno”. Altro che “giornata storica” quella del 16 dicembre: sarà infatti pur vero che “Tasi e Imu sulla prima casa non esistono più”, ma certo è che altri e nuovi balzelli si sono profilati all’orizzonte. E, in ogni caso, la pressione fiscale non accennerà a diminuire neppure di un poco. D’altronde, avere la botte piena e la moglie ubriaca non è possibile: contraddizione non consente. Delle due l’una, quindi: o si taglia la spesa pubblica e le tasse possono abbassarsi, oppure si continuano a tenere alte entrambe come puntualmente sta avvenendo. E come era d’altronde già perfettamente chiaro già il giorno in cui fu licenziato Cottarelli, il commissario alla spending review.

La moltiplicazione dei pani e dei pesci può riuscire solo al buon Gesù, o forse anche agli eroi di “guerre stellari”, ma solo nel mondo di fantasia in cui sono chiamati ad operare. Ma, in verità, una terza via c’è ed è quella che probabilmente seguirà anche questa volta Matteo Renzi: si chiama “gioco delle tre carte”. In sostanza, quello che si toglie da un lato viene ripreso da un altro: alle tasse si cambia solo il nome, secondo l’aureo principio, ben sintetizzato nel titolo di un pamphlet di qualche tempo fa del filosofo tedesco Peter Sloterdijk: “La mano che prende e la mano che dà”. Ove la mano in questione, alquanto truffaldina, è quella del mostro biblico chiamato Leviatano, cioè dello Stato, l’onnivora macchina a cui Renzi (in questo senso in piena continuità con la tradizione della sinistra a cui appartiene) non vuole né può rinunciare. Perché truffaldina è presto detto: non solo perché in questo modo è del tutto impossibile cominciare a risolvere i problemi strutturali e storici del Paese, che graveranno quindi sulle spalle delle prossime generazioni, e quindi a cominciare a farlo crescere e a riprendere produttività. Truffaldino anche perché, nel passaggio dal togliere al dare, si generano inevitabilmente corruzioni e ingiustizie. Corruzioni perché il malaffare prolifera laddove ci sono tante intermediazioni e vincoli di legge e burocratici; ingiustizie perché la ridistribuzione di ciò che si è tolto avviene in modo arbitrario e quindi soggetto all’influenza di corporazioni, lobby, interessi sedimentati. Che è quanto dire tutto ciò che osta allo spirito innovativo e imprenditoriale degli individui e dei ceti più dinamici (che pur ci sono) della nostra società.

Qualche settimana fa il buon Claudio Cerasa ha stilato su Il Foglio, in occasione di quella inutile kermesse chiamata “Leopolda”, un bilancio dei primi due anni del governo Renzi. Nonostante gli sforzi fatti per equiparare i pro e i contro, ad un’analisi accorta era evidente che i primi erano poca cosa e tutti ancora da verificare in efficacia e intensità (ad esempio il cosideetto “Jobs act”), mentre i secondi erano handicap grossi come un macigno: ricerca di risorse lavorando sul deficit e non sui tagli, mancate liberalizzazioni, mancata riforma della giustizia, ininfluenza nella politica estera e nella lotta al terrorismo, messa a tacere di ogni voce dissenziente o critica nel suo stesso partito. Al contrario di Cerasa, ritengo che le negatività da lui riscontrate siano strutturali e quindi insuperabili: non sono cioè imputabili a incrostazioni o difficoltà oggettive, ma nascono da una precisa volontà o modo di essere del premier. Il quale, come un vecchio democristiano, cerca il potere per il potere e non ama l’impopolarità. Neanche quella momentanea che (come accadde a Margareth Thatcher) gli deriverebbe da un’azione determinata e risoluta su pochi ma fondamentali obiettivi precisi. Per quanto bravo egli possa essere nel tatticismo politico, quella di Renzi è una politica dal corto respiro. E sicuramente non è quello che serve all’Italia. Certo, ci vorrebbe la Forza, una forza spropositata, ma se non la si ha è meglio non ostentarla con fare da bullo. Il conto da pagare sarà per tutti salato. La Forza, a destra come a manca, oggi in Italia non si intravede. Per questo Natale, ci dovremo accontentare ancora della fiaba di Lucas. E continueremo ancora, imperterriti, a ballare sul Titanic!

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di on 1 gennaio 2016. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

7 commenti a Le Balle Stellari di Renzi

  1. marco Rispondi

    30 dicembre 2015 at 11:13

    ottimo davvero! Fate, però, un pochino di editing ai pezzi. La forma ha la sua importanza. La giustezza delle idee ne trae giovamento

  2. franco Rispondi

    30 dicembre 2015 at 12:51

    Ocone non sbaglia.Ma al mai eletto scout interessa solo creare una grande area centro-dx-sx-nord-sud-mondo per continuare ad esistere. Azz…. il più votato in Europa,quasi a dirci quanto siamo cretini ed incompetenti noi che votiamo.Ci sta portando ad una spesa da default e vuole i meriti per le regalie fatte a giovani ed a quelli che per una miseria lo potrebbero votare.Uno dei periodi bui di questa un tempo Repubblica

  3. adriano Rispondi

    30 dicembre 2015 at 14:12

    Il gioco dele tre carte non è a costo zero.Generalmente alla fine si paga più di prima.Come con la cosidetta abolizione della tassa sulla prima casa.Vedremo come finirà l’anno prossimo,sommando il resto delle tasse locali e confrontando il totale con quello del 2015.

  4. Pierluigi Rispondi

    30 dicembre 2015 at 14:56

    Ottimo come sempre. Mi permetto solo una correzione.Le sue parole “non sono cioè imputabili a incrostazioni o difficoltà oggettive, ma nascono da una precisa volontà o modo di essere del premier”.L’ultima,premier, putroppo dovrebbe essere corretta con “popolo italiano”. Purtroppo il premier piace, e non a pochi. Almeno per il momento. Agli italiani piace sognare, trovare chi li rassicura.(storia insegna) Lui lo sa fare veramente bene. Prima Silvio il presidente operaio poi Matteo il rottamatore. Due re travicelli piovuti ai……. levo il cappello piego i ginocchi (era D’Azeglio ?)
    Comunque sempre tristemente e necessariaente d’accordo con Lei.

  5. geometra 67 Rispondi

    30 dicembre 2015 at 16:08

    Grande articolo caro Ocone,ma uccide la speranza!Immagina lei un deputato calabrese che vota per una sostanziale riduzione delle migliaia di guardie forestali in Calabria?Io purtroppo no.Comunque auguri di buon anno!

  6. Milton Rispondi

    30 dicembre 2015 at 19:46

    Per il Prof. Ocone sarei disposto a fare campagna elettorale a tempo pieno e con entusiasmo.
    Consoliamoci con il fatto che, con le conseguenze ritardate del governo Renzi, il peggio deve ancora venire.
    Buon anno a tutti.

  7. cerberus Rispondi

    30 dicembre 2015 at 21:45

    Svuotare il pentolone della spesa pubblica vorrebbe dire toccare gli intoccabili, se questi ultimi sono una buona fetta del tuo bacino elettorale….che fai, tagli il ramo sul quale sei seduto?

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