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Lasciateci la libertà di fallire

Come fa il governo a porre fine all'emorragia di imprese che falliscono? Riducendo il parassitismo dello Stato sociale e allievando così il carico fiscale? Mavvà, basta eliminare la parola "fallimento". Senza il quale peraltro non ci sarebbe rischio, e quindi neanche ricchezza, progresso, civiltà...

FallimentoContinuano le buone notizie per l’economia nazionale: dall’anno prossimo non ci saranno più fallimenti d’impresa. Tutt’al più, aziende in “liquidazione giudiziale“. E volete mettere: in una società in cui tutto è liquido, come ci ricorda a ogni pie’ sospinto il sociologo di punta del luogocomunismo, essere in liquidazione sarà pure un punto d’onore, significherà che si è al passo coi tempi, uomini liquidi non falliti! E poi, diciamoci la verità, era tutto così semplice che non si capisce come abbiano fatti i precedenti governi a non pensarci: se non si riesce a eliminare un problema, basta eliminarne il nome! Con tutto quel che ne segue, anche in sanità mentale e psicologica dei cittadini (stavo per dire del “popolo bue” ma mi son fermato: voglio evitare al direttore del foglio su cui scrivo una denuncia da parte degli animalisti).

E infatti la relazione che accompagna la legge delega sul “diritto fallimentare” (che in verità tale non sarà più) che fra qualche settimana sarà approvata dal consiglio dei ministri dice esplicitamente che, con l’abolizione per legge del fallimento, scomparirà “l’aura di negatività e di discredito, anche personale, che storicamente a quella parola si accompagna”. Nessuno dovrà o potrà sentirsi un fallito! Che dire, oltre che imprecare ancora una volta, l’ennesima, contro il politicamente corretto che, non solo si perita di creare una neolingua, ma, proprio come accadeva nella distopia orwelliana di 1984, la vuole pure imporre per legge?

In verità altro in questo caso c’è da dire, o meglio da leggere in controluce, ed è l’atteggiamento che il governo Renzi ha verso gli italiani: una volontà di anestetizzarli, di crearli attorno una condizione di finta serenità o di beota ottimismo. Un mondo ove ci si possa illudere che, senza aver pagato pegno (cioè ad esempio senza aver eliminato i parassitismi da stato sociale), si sia comunque usciti dalla crisi tanto che le aziende più non falliscono. E ci sarebbe poi anche da osservare la totale mancanza di cultura liberale, e direi cultura tout court, di chi non si rende conto che se non ci fossero i fallimenti, quelli possibili e quelli reali, l’economia si fermerebbe e non si creerebbe ricchezza, progresso, civiltà. Solo chi ama rischiare e chi mette in conto di potercela non fare, ci prova e, provandoci, può riuscirci. Senza questa sana ambizione vivremmo in un arcadico mondo di povertà e condurremmo una vita mansueta come quella delle pecore che vengono portate al pascolo.

Saremmo, anzi, delle emerite capre (e questa volta, in solidarietà con Vittorio Sgarbi, sfido gli anatemi delle capre, esse sì, animaliste). Senza contare che chi fallisce spesso ci riprova ed ha successo: sia perché nella vita si impara dai propri errori, sia perché ci si ritrova con un carattere temprato e reso più maturo dalle difficoltà. Il fallimento è formativo: volerci immunizzare da esso, indorandolo con pillole di buonismo, è diseducativo, oltre che il segno indubbio del declino di una civiltà sanamente forte e aggressiva qual è stata, vivaddio!, quella occidentale. Senza fallimenti, non ci sarebbero creati progresso, ricchezza, civiltà. Come diceva Eric Hoffer, straordinaria figura di pensatore anticomunista americano (di professione scaricatore di porto): “Non può esserci vera libertà senza la libertà di fallire“.

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di on 7 gennaio 2016. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

7 commenti a Lasciateci la libertà di fallire

  1. Epulo Rispondi

    5 gennaio 2016 at 16:58

    l’Italia è il paese della farsa, del melodramma… La prego Dott. Ocone, mi dica che questa se l’è inventata!

  2. Torrido Rispondi

    5 gennaio 2016 at 18:25

    Ma quale sana ambizione,devo lavorare 12 ore per percepirne 7!Abbiamo un socio *stato* che dobbiamo riconoscergli oltre il 50% del guadagno e non lo conosco e non contribuisce in nulla,evviva chi puo delocalizzare, magari danno anche sostegno,Siamo alla fine della frutta! I-taglia dafault.

  3. Aurelio Rispondi

    5 gennaio 2016 at 20:17

    Si il bel paese e’ caduto in disgrazia statalista e da qui non si esce più .In tanti saremo costretti da qui a poco a definirci liquidati giudizialmente per colpa di uno stato assassino delle imprese e di chi lavora e tutto a vantaggio di chi il lavoro devono spiegargli cosa sia da sempre e si erge a burocrate vessatore pur di portare a casa stipendi di nessuna valenza pratica.Non ne usciremo caro Ocone,passeremo da questa stazione socialcomunistoide che priva chiunque abbia di avere rubando futuro a noi ,ai nostri figli ed a chi volesse ancora intraprendere in questo paese.Oggi il Renzi si è portato a presenziare alla quotazione Ferrari ,orgoglio del paese,con amministazioni e managment in altri luoghi del mondo….ma come fa a non capire.E’ scaltro ma non capisce.

  4. Marco Green Rispondi

    5 gennaio 2016 at 21:28

    Oh che caro, il Renzi ha pensato a quelli come il babbo, ingiustamente screditato da magistrati gufi.

    Ah ecco: già che c’è potrebbe anche fare in modo di togliere dai codici altri termini gravemente stigmatizzanti, come “bancarotta” e “fraudolenta”, che gettano ingiustamente enorme discredito, provocano indicibili sofferenze e soffocano lo spirito d’intrapresa di tanti meritevoli esponenti del mondo economico del Belpaese.

  5. gian luigi lombardi cerri Rispondi

    6 gennaio 2016 at 06:52

    Solo un po’ di pazienza, amici! La rottura totale è a pochi passi.
    Solo dopo potremo pensare, liberi, a ricostruire.

  6. Pierluigi Rispondi

    6 gennaio 2016 at 14:32

    Sempre molto bene. Il rottamatore dalle convergenze delle linee parallele ( mi sembra Andreotti) ci ha portato alla liquidazione. Grande mago che attua la stessa politica cambiando solo le parole che fungono da piffero.

  7. donatella Rispondi

    10 gennaio 2016 at 13:57

    Il politically correct ha PAURA delle parole : non più cieco ma non-vedente, non più spazzino ma operatore ecologico, non più handicappato ma disabile, non più padre o madre ma genitore 1 e 2, non più clandestino ma richiedente asilo, forse che così si eliminano i problemi ?
    Ma che aspettarsi da una società che si fa governare da chi non è mai stato eletto con libere elezioni? Avendo superato questo scoglio per Renzi e i suoi accoliti tutto è lecito !

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