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La fuffa di Renzi (l’ennesima) sulle unioni civili

renzi pensieroso

Doveva essere una delle battaglie del Renzi “di sinistra”. Di quel Matteo, cioè, che dal Family Day del 2007 aveva, per la gioia del suo partito, virato sui diritti civili, assurgendoli a vessillo di una delle sue tanto annunciate battaglie.

E invece il ddl Cirinnà, o meglio la piega che il progetto iniziale sta prendendo, può diventare (il testo è in questi giorni ad un delicato passaggio in Senato dove la maggioranza traballa) il simbolo del fallimento del “ghe Renzi mi”. Una scommessa persa da tutto il Partito democratico, una promessa non mantenuta dal premier. A prescindere da come la si pensi sul tema, favorevoli o contrari, la questione, fuor di merito, è tutta politica. Doveva essere una svolta e invece, con il progressivo depotenziamento e svuotamento che si sta consumando a suon di labor limae (per accontentare o tenere buoni tutti), rischia di essere un boomerang enorme. Partito in quarta con anche la norma sulle adozioni, ora il ddl rischia di essere poco più di una scatola vuota: poche e deboli norme, molto lontane dall’intento rivoluzionario e progressista che, nella politica degli slogan, avrebbe dovuto avere.

Così, tra una spallata della fronda dei cattolici del Pd, i “no” di Ncd, gli avvertimenti del Colle, i dubbi di incostituzionalità e i richiami della Cei, il testo si sta annacquando. Ad eccezione solo pochi articoli che resteranno intatti, pare che tutto il resto del disegno di legge verrà stravolto, tramite una decina o più di emendamenti. C’è persino il rischio che il governo, ovvero il ministro Maria Elena Boschi, debba riprendere in mano il testo per evitare la figuraccia più clamorosa: la mancata promulgazione da parte del capo dello Stato. Uno smacco che il Pd sta cercando, con catapulte e carpiati all’indietro di vario genere, di evitare. A partire dal titolo: non si chiamerà più “della convivenza”, ma “dei diritti e dei doveri dei conviventi”. Sarà poi radicalmente modificata la tanto discussa stepchild adoption (si chiamerà adozione co-parentale) che diventerà o una sorta di affido rinforzato, oppure manterrà il suo status, ma con un accorgimento: scatterà solo dopo due anni dalla contrazione dell’unione civile e comunque dopo un attento esame del giudice che dovrà verificare l’effettiva esistenza di un rapporto genitoriale. Nella peggiore (per Renzi) delle ipotesi, la norma potrebbe persino essere del tutto stralciata. Per quanto riguarda l’unione in sé, dovrebbe saltare la possibilità di prendere il cognome del partner, così come quella di mantenere entrambi. In sostanza, ognuno si terrà il proprio, come in una semplice coppia di fatto. Sarà poi cambiato anche il comma che regolamenta la situazione patrimoniale dei contraenti. Insomma, un testo monco, servito soltanto per amplificare le divisioni interne al Pd e per far capire che sinistra laicista e cattolici alla Ncd non possano vivere sotto lo stesso tetto del Partito della Nazione.

La situazione, grottesca, è stata ben descritta dal sottosegretario alle riforme, il dem Ivan Scalfarotto: «Al di là del merito, rischiamo l’autogol e, soprattutto, di non portare a casa nulla. Le unioni civili finiranno per essere impallinate da destra e da sinistra». Già, e non sarebbe la prima riforma ad essere impacchettata in una versione tanto light da risultare quasi impercettibile: dai pagamenti della pubblica amministrazione ai creditori privati, alle pensioni, dalla spendidng review alla riforma della pubblica amministrazione fino al taglio dell’Irap.

E’ la montagna che partorisce il topolino: il frutto di annunci fin troppo ottimisti e di scarso coraggio nella realizzazione. Ed è la prova provata che un governo non eletto e che si ripara quotidianamente sotto l’ombrello dei Verdini di turno non può andare molto lontano. O, comunque, può vivacchiare per un po’. Finché, magari, il tanto chiacchierato referendum sulle riforme costituzionali non metta davvero in crisi la leaderscip del premier e l’esistenza stessa del governo. «Se il referendum non passa, smetto di fare politica», dichiarato recentemente il presidente del Consiglio. Chissà se Renzi manterrà almeno questa promessa.

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di on 19 gennaio 2016. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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