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Il non senso di Martina

Alla lettura della sentenza è riuscita a parlare di «accanimento», lei che s'è accanita su dei ragazzi rei solo di non averla voluta, o notata. Lei che piange per sé e non per il fine pena mai imposto loro o, ancor più, a suo figlio...

Martina LevatoNo, Martina non ha capito, nonostante i processi, nonostante le accuse e i volti di quei ragazzi sciolti per mano sua. Martina Lovato non ha capito neanche quando non ha potuto essere madre, perché Martina follemente si sente, almeno in parte, vittima. Alla lettura della seconda sentenza che la condanna a sedici anni ha parlato di «accanimento» ed è scoppiata a piangere. E ha ragione Stefano Savi, una delle sue vittime, ad avere l’impressione che sì «piangeva ma non s’è pentita». Il suo ego è ancora la primo posto, pare. «Non è giusto, non riesco a capire perché 16 anni a me e 9 anni e 4 mesi a Magnani, anche questa volta si sono accaniti su di me». Come se la giustizia facesse parte del suo vocabolario, come se fingesse che le vittime non fossero collegate a lei, prima che al suo amante Alexander Boettcher (condannato a 14 anni per il caso Barbini e a processo con rito ordinario per gli altri episodi) e al bancario, che si è dichiarato succube.

Il gup di Milano Roberto Arnaldi non ha riconosciuto agli imputati nessuna attenuante. E anche a volerle cercare con cinismo acritico proprio non se ne trovano, di attenuanti. Già condannata a 14 anni nel processo per l’agguato a Pietro Barbini, dovrà un milione di euro, più 100 mila euro alla famiglia, a Stefano Savi, lo studente sfigurato con l’acido per uno scambio di persona, soltanto perché assomigliava molto al fotografo Giuliano Carparelli. Stesse cifre “assegnate” a Pietro Barbini, che è riuscito col padre e un passante a fermare Boettcher, quindi entrambi. Cinquantamila euro a Carparelli, salvatosi dall’acido grazie a un ombrello (la sua colpa era quella di aver avuto un breve contatto con Martina in una discoteca), e per Antonio Margarito, che l’ex bocconiana tentò di evirare e che poi accusò di averla aggredita sessualmente. L’avvocato di Martina dice che «è scoppiata in lacrime perché non capisce perché non sia stata apprezzata la sua collaborazione». La collaborazione di Martina, già.

Ma al di là delle condanne, delle vite rovinate, della vista compromessa di ragazzi giovanissimi, rimane quella donna che non sembra aver capito di cosa parliamo, cos’ha fatto, cosa hanno fatto. Rimangono le vite appese a spiegazioni che non arriveranno mai, perché non ti puoi spiegare che il vuoto, la noia, l’invidia e i desiderata non corrisposti portino a tanto. Non ti puoi capacitare d’aver perso, letteralmente, la faccia perché non ti sei concesso a lei o, banalmente, neppure l’hai notata. Non puoi trovare un perché e alle vittime auguriamo di cuore semplicemente di smettere di cercarlo, ché la piccineria è tale e irragionevole. Rimangono gli occhi di Martina, che non dicono pressoché nulla. Rimane la sua incapacità di scusarsi, di provare empatia. Rimane il fine pena mai di chi ha subito quattordici interventi ed è ancora all’inizio di una battaglia difficilissima. Rimane il vuoto dei condannati, che forse comprenderebbero solo provassero lo stesso dolore fisico degli sfregiati, cosa che non gli auguriamo. Rimane il nulla di una storia surreale. Di un bimbo di cui ancora non si conoscono i destini e che da grande dovrà fare i conti con i genitori genetici, due che sfregiavano la gente. Rimane la pochezza di chi fallito che, insoddisfatto di sé, incapace di vivere nel mondo, in un secondo ha annichilito delle persone. Rimane la ragionevole certezza che Martina non abbia capito, ancora. Che non capirà mai, tra le altre cose che sedici anni non sono troppi, che comunque pagherà sempre meno di quei ragazzi che nulla le devono e dovevano. E dovrà accettare, anche se questa per lei è la parte più dura, che chi non la voleva prima, la vuole e la vorrà ancora meno oggi. Ha perso su tutti i fronti e parla di accanimento.

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di on 14 gennaio 2016. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

2 commenti a Il non senso di Martina

  1. cerberus Rispondi

    14 gennaio 2016 at 22:15

    La signorina ha seminato vento ed ha raccolto tempesta,poi si vedrà, in Italia,quanto pagherà per i gravissimi danni procurati per il suo narcisismo….una via di fuga per gli stolti non si rifiuta mai in questa nazione del c….o.

  2. db56 Rispondi

    15 gennaio 2016 at 17:33

    In cella e buttate la chiave !

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