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Il diritto liberale di stare a casa

Guelfi e ghibellini, fascisti e comunisti, laici e cattolici. L'eterno conformismo italico delle due Chiese oggi suona: o sei un difensore esclusivo della "famiglia naturale", o a priori per l'ideologia dei diritti Lgbt. L'individuo non conta nulla, contano i collettivi. Ambedue intolleranti. No grazie

gay4L’Italia è il paese della Chiesa. E dell’Anti-Chiesa. Dei guelfi e ghibellini, dei laici e cattolici (cioè di massoni e clericali), di fascisti e comunisti (“che giocavano a scopone”), di democristiani e comunisti (Peppone e Don Camillo…). È il paese dove anche l’Anti-Chiesa, traendo senso e legittimità dal suo avversario, è a tutti gli effetti una Chiesa. Lo schema binario e nefasto delle due Chiese che ci domina è all’opera anche in questi giorni in cui si discute di “unioni civili” e di tutte le questioni ad esse annesse e connesse. O aderisci al “Family Day” in quanto sei solo e unicamente per la “famiglia naturale“, oppure sei per riconoscere il diritto al matrimonio e all’adozione anche a chi non è etero perché la tua ideologia Lgbt vuole che anche gay lesbiche bisessuali e transgender possano costituire una famiglia e averne il timbro di liceità dallo Stato. Come se il tanto decantato “amore” di cui predica ad esempio il mieloso teologo del conformismo da libreria Feltrinelli, cioè Vito Mancuso, avesse bisogno di timbri e bollini per darsi nella sua effettività. O con il Family Day o con i Mancuso: tertium non datur. Se vuoi ragionare, cioè distinguere, sei automaticamente escluso o isolato: le due Chiese sono implacabili. E lo sei perché non ti si perdona di appartenere solo a te stesso, non ad una lobby o ad un gruppo organizzato.

A ben rifletterci, la stessa “emancipazione” degli omosessuali non è avvenuta nel nostro paese per un processo di consapevolezza ma solo per conformismo, cioè per l’adesione ad un pensiero diventato dominante, almeno a metà. È avvenuta quando gli omosessuali si sono organizzati e hanno fatto sentire la loro voce, sono riusciti a imporre un’ideologia a cui non è lecito opporsi pena l’essere considerati démodé. Gli omosessuali, per secoli discriminati, hanno oggi costruito un pensiero di supporto alle loro rivendicazioni che, rispetto a quello della tradizione, è altrettanto escludente, arcigno, intollerante, poco ironico. Eppure, mai come nel caso delle questioni attinenti alle relazioni morali fra gli individui il dualismo astratto può essere faccenda seria e pericolosa. Ne va di mezzo la vita di ognuno, quel quid unico e irripetibile che è la nostra singolarità: di fronte ad essa il legislatore ma anche il gruppo dovrebbero arrestarsi, non invadere come fanno le sacre barriere del privato. Ed è qui, in effetti, la chiave della faccenda. Ragionare per gruppi e non per singoli o individui è la nostra vera tara: l’indice più evidente della nostra lontananza culturale da un orizzonte liberale. E anche cristiano, se è vero che la “rivoluzione” del messaggio evangelico consistette proprio nel porre al centro la persona e la coscienza individuale. Contro il Potere, ogni potere.

Ora, è proprio questa centralità del singolo che dà un senso alla libertà, cioè al nostro libero arbitrio. E, quindi, al fatto che siamo responsabili, che le nostre idee e le nostre azioni sono imputabili a noi solamente e non ad enti astratti come la società o la comunità. Azione e responsabilità individuali, non di gruppo. Se un omosessuale (o una donna o qualsiasi altra sedicente “minoranza“) commette un errore o afferma una sciocchezza, io ho il diritto e il dovere di contestarli senza concedere attenuanti di genere o senza essere accusato di discriminazione. Ed è questo che oggi è sempre più difficile. Sarà una banalità ma bisogna avere il coraggio di dire che se sei un poco di buono, che tu sia omo, etero o in qualsiasi altro modo sessualmente atteggiato, è indifferente. Così come se sei una persona saggia o perbene. Come diceva Ludwig von Mises: «Solo l’individuo pensa, solo l’individuo ragiona, solo l’individuo agisce». Il non far centro sull’individualita e singolarità di ognuno, il non voler spezzare le catene imposte da chi ha stabilito che sul campo giocano solo i gruppi (con quello che di necessariamente gregario e conformistico essi comportano), è stato il vero limite di tanti cosiddetti “movimenti di emancipazione“. E ciò significa, in fin dei conti, che la “liberazione” degli omosessuali e delle “minoranze” non c’è stata o non è stata (e date le premesse non potrà mai essere) veramente tale. Saremmo un paese diverso, più maturo, se invece di dividerci in gruppi e concentrarci su astratti legismi, come sta avvenendo ancora una volta in questi giorni, riuscissimo a spostare almeno un po’ il discorso su questo terreno attinente alla cultura: se mettessimo cioè finalmente in discussione la nostra mentalità e la nostra incapacità di pensare in termini liberali.

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di on 25 gennaio 2016. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

15 commenti a Il diritto liberale di stare a casa

  1. Alfonso Rispondi

    23 gennaio 2016 at 17:37

    Articolo molto stupido da parte sua.

    • Giovanni Sallusti Rispondi

      23 gennaio 2016 at 18:24

      Caro Alfonso, la pubblico visto il suo abituale contributo al dibattito che questo giornale prova incessantemente a sviluppare, e di cui la ringrazio. Proprio per questo le chiedo: argomentazioni, please, non mezzi insulti. Saluti, a presto!

      • Alfonso Rispondi

        23 gennaio 2016 at 21:33

        Che palle!

        • Alfonso Rispondi

          23 gennaio 2016 at 21:52

          Per parafrasare Churchill c’è un solo posto dove la legge Cirinnà può funzionare: in cielo, dove non ne hanno bisogno, e all’inferno, dove ce l’hanno già.

  2. cristiano Rispondi

    23 gennaio 2016 at 19:12

    Purtroppo quello che è venuto a mancare ,di questi tempi ,è il “buon senso”,quella cosa che ci fa(ceva) contare fino a 10 prima di rispondere a una banalità o a una provocazione.Quel modo di ponderare le situazioni e riflettere ;se guardo i commenti sui “social ” ci trovo una marea di insulti e stupiderie e non molti sono quelli che vogliono ragionare.Un esempio è il signore di cui sopra:”articolo molto stupido” dice il tale, senza portare nulla oltre all’insulto.A cosa serve chiudere il discorso senza mettersi in discussione? Va bè,questi sono i tempi ma io non mi piego al qualunquismo sotto vuoto senza contenuti. Cosi è se vi pare…(ottimo l’articolo).

  3. Diana Rispondi

    23 gennaio 2016 at 20:30

    Esempio: la magistratura non può stare a vedere il singolo caso, se si è rubata una mela per sfamare un bambino o per il puro divertimento di recare danno al fruttivendolo: non distingue, rubare è male, si punisce, punto. Mai si è scesi a investigare il singolo atto, il singolo episodio, il movente del singolo nel compiere il reato. Il sistema è sempre stato questo e, pensandoci bene, non può andare che in questo modo: ad esempio, ho a disposizione mesi e mesi per indagare se ognuna delle migliaia di coppie non etero – lgbt, che si scaraventeranno a fare domanda di adozione, ha effettivamente tutte le carte in regola dal punto di vista morale e affettivo, se è stabile, se la richiesta è una richiesta motivata dall’amore o è solo una rivendicazione “politica” del tipo “ecco, ho avuto il pargolo alla faccia vostra che lo volevate impedire, ma di base non me ne può fregare di meno”? Posso controllare caso per caso se si tratta di una vocazione all’essere genitori o solo dell’intenzione di esibire un trofeo? Ho il tempo di capire che tipo di persone sono? Molto probabilmente la risposta è “no, il tempo non ce l’hai perché oltre ai controlli preliminari dovresti anche continuare con visite periodiche per vedere che queste persone costituiscano davvero una famiglia e sia tutto a posto anche dopo che hanno ottenuto il bambino”, quindi all’adozione generalizzata incontrollata rispondo generalizzando di no. Da un altro punto di vista, l’unione civile mi va bene, secondo me è giusto che due persone che si amano possano godere della tutela giuridica reciproca, che ad esempio uno possa ereditare l’appartamento alla morte del “coniuge” senza ritrovarsi sul marciapiede perchè la casa se la prende l’odiato cugino o un parente mai visto. Quindi se dico sì all’unione civile ma no all’adozione non faccio “bene” parte né di una chiesa né dell’altra, magari sbaglio, ma sbaglio con la mia testa; entrambe le chiese mi tirerebbero addosso i pomodori? E chissene importa?!?!?! :)

  4. maboba Rispondi

    23 gennaio 2016 at 21:03

    Egregio Ocone,
    apparentemente il suo appello al buon senso contro le due chiese risulta ragionevole.
    Tuttavia questa immagine delle due Chiese contrapposte e la terzietà di una visione liberale a me pare un po’ teorica, non rispondente alla realtà.
    Proprio il concetto cristiano di persona è alla base del pensiero liberal, senza il quale quest’ultimo sarebbe inconcepibile, così come la stessa Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.
    Qui si tratta di un’istituzione,o istituto, quella del matrimonio che esiste presso tutte le società umane e con varie modalità tutte tendenti alla salvaguardia della procreazione per assicurare il mantenimento della specie e in particolare di quel tipo di società.
    Non mi pare quindi che si possa porre sullo stesso piano della “intolleranza”, né tantomeno come anti liberale, la parte che cerca di difendere una istituzione che corrisponde al dato reale e che unica può assicurare il nostro futuro e quella che cerca di gabellare surrettiziamente come una questione di diritti ciò che non lo è, quella di imporre per legge come diritto una unione che non riguarda affatto i diritti della persona. Se due “omo” vogliono stare insieme nessuno può opporsi, né tantomeno perseguirli per questo in alcun modo. Si trovino i modi, ce ne sono già in parte, per assicurare loro alcuni benefici reciproci, ma lo stato non può riconoscere ufficialmente il legame senza stravolgere “antropologicamente” quello che è la base di ogni società umana. Oltretutto provocando anche un danno economico, distraendo risorse economiche invece che per le famiglie verso coppie “ontologicamente” sterili e improduttive per il futuro stesso della società.
    Un liberale non può essere “terzo”, equidistante di fronte a questo, non siamo di fronte a un contrasto sui diritti fondamentali della persona, bensì a uno stravolgimento artificioso del modo di essere della società umana. Per non parlare di adozioni e uteri in affitto che ne sarebbero la diretta e inevitabile conseguenza.

  5. Aurelio Rispondi

    23 gennaio 2016 at 22:24

    Un grande inno ad una mente liberale e servile.Ma per quanto l’eccellenza del prof.Ocone ci inviti e denunci stupidità ideologica o da credenze e’ quasi inscalfibile.Siamo nelle voci resistenti al valore dell’uomo nelle sue rappresentazioni possibili.Questa illiberalità ci rende piccoli.Grazie comunque ad Ocone.

  6. Emilia Rispondi

    24 gennaio 2016 at 07:41

    Argomento delicatissimo, per cui non provo ad argomentare. Ma ciò che penso lo dico.
    Io sono contro le adozioni a prescindere. Sono contro anche alle adozioni da parte di una coppia etero. Ritengo che è “difficilissimo” amare un bambino se non lo si genera. Ho provato tantissime volte a mettermi sia nei panni di un genitore adottivo che di un bambino adottato, ho sempre fatto fatica ad immaginare che nasca un amore vero.

  7. adriano Rispondi

    24 gennaio 2016 at 13:54

    Siamo un milione.Il parlamento deve ascoltare le piazze.Come dire,chi riesce a portare un milione in corteo legifera.Uguali diritti ai gay.Regolamentazione dei loro diritti,uguaglianza no.Non andrò in nessuna piazza perchè non sono gay , non sono cattolico e non credo nelle virtù taumaturgiche delle manifestazioni ma fra le libertà che rivendica un liberale non può esserci quella dalla realtà.E la realtà è quella naturale.Sarebbe meglio fornire ai cittadini uno strumento per la scelta,non continuare ad affidarla agli equilibri tattici dei signori del parlamento.”Le unioni fra omosessuali possono prevedere le adozioni?”Sì,no e quello si fa.

    • maboba Rispondi

      24 gennaio 2016 at 21:11

      Giusto. Su un argomento così dirimente i cittadini devono essere consultati direttamente. Non si può lasciare che siano I “politici”, oltretutto in un parlamento eletto con una legge dichiarata incostituzionale, a decidere per noi. Referendum consultivo da approntare quanto prima come sostenuto anche dal Foglio. Intanto bocciare il “trucchista” ddl Cirinnà.

  8. geometra 67 Rispondi

    25 gennaio 2016 at 11:34

    Due persone di qualunque genere hanno il diritto di amarsi e convivere come marito e moglie.Avere un figlio non è un diritto,è una possibilità data dalla natura ad un uomo e una donna.Aderire al pensiero dominante,a volte quello più di moda,senza pensare individualmente è molto pericoloso(vedi nazismo,comunismo).Si potrebbero aprire porte inaspettate,ad esempio per le adozioni omo,se in futuro ad amarsi e convivere fossero in tre o quattro il principio del si sarebbe sempre valido!Grazie Prof. Ocone per la sua opportuna ammonizione!Con stima.

  9. dRiccardo Rispondi

    25 gennaio 2016 at 13:28

    E il diritto liberale di partecipare al Family day in nome della legge morale naturale!

  10. geometra67 Rispondi

    25 gennaio 2016 at 16:35

    Il diritto di partecipare è sacrosanto.La morale naturale non esiste,è solo una questione di tempo e di latitudine e longitudine!

  11. Milton Rispondi

    25 gennaio 2016 at 18:03

    L’ottimo, come sempre, Prof. Ocone invita ciascuno di noi a pensare con la propria testa e denuncia il conformismo presente in entrambe le tifoserie.
    Rimane da notare, a mio parere, la ipocrita posizione dei manifestanti pro “adozione” ben interpretata dalla stessa firmataria Cirinnà che da assessore dispose il divieto di togliere i gattini alla madre prima di 60 giorni dalla nascita ed oggi propone surrettiziamente affitto di uteri e commercio di neonati.

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