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Facciamo come la Svizzera

Lì i migranti vengono assistiti in modo dignitoso e questo costa. Quindi gli svizzeri chiedono loro di restituire parte delle spese sostenute, in cambio di lavoro, meritocrazia e sicurezza. Chi non ci sta se ne va con tutto il proprio malloppo, entro sette mesi e per sempre. Copiare no?

immigratiIn un mondo ideale, giusto nel senso più vero del termine, saremmo in grado di accogliere chi scappa dall’orrore offrendogli esattamente l’aiuto di cui ha bisogno. Perché una società equa, che che ne dicano i para-buonisti, non è quella in cui non esistono le disuguaglianze (appiattire tutto vuol dire anche cancellare il merito, cosa cui siamo fin troppo avvezzi) ma quella che dà a ognuno la possibilità di creare il proprio destino, di mutare le proprie condizioni in meglio. In quel mondo ideale, dunque, gli Stati avrebbero sufficienti risorse per dar forma a strutture di prima accoglienza pulite, confortevoli, zeppe di infermieri, medici e psicologi. Un lavoro per ripartire ed eventuali supporti terzi, il tutto in piena sicurezza per la nazione ospitante e per i migranti. Eccolo, il mondo ideale, retto da milionate di euro.

Non viviamo in un mondo ideale e in Italia chi sproloquia di assistenza, vantandosi sovente di essere accogliente e umano, lascia i bambini diventino merce per traffici umani, dormano sui pavimenti delle stazioni, finiscano con i loro genitori esausti in centro d’accoglienza non sempre degni di questo nome, in mezzo a jihadisti, scafisti mascherati e feccia di ogni genere. Eppure al centro delle polemiche oggi c’è finita la civilissima Svizzera. Una terra liberale, che ha vietato il burqa perché la legge dice che devi essere riconoscibile in pubblico e pure per rispetto della donna, che garantisce servizi ed efficienza, meritocrazia e si autogestisce senza tirare la giacchetta a nessuno. Ecco, nella terra dei Cantoni accade che i migranti debbano lasciare alle autorità del paese tutti i loro averi il cui valore supera i 1000 franchi svizzeri (circa 915 euro), iter già storia in Danimarca. I quattrini prelevati vengono registrati e all’immigrato viene fornita una ricevuta. Il tutto per raccogliere risorse aggiuntive con cui finanziare le attività di accoglienza. Attivisti e volontari e radical chic urlano allo scandalo. La parte ragionevole delle accuse è quella che mette in evidenza il fatto che una famiglia in fuga dalla guerra viene costretta a pagare dazio, dovendo ripartire da zero con ancor meno di quello che è riuscita faticosamente a trascinare con sé. La logica della Segreteria di Stato della migrazione (SEM), l’organismo governativo che si occupa di gestire i flussi migratori in Svizzera, vuole che i richiedenti asilo e i rifugiati contribuiscano ai costi per la gestione burocratica delle loro domande di aiuto e per l’assistenza sociale nei loro confronti. Con piccola precisazione, doverosa: chi lascia volontariamente il paese entro sette mesi dal suo arrivo si riappropria interamente dei propri averi e prosegue il viaggio. Te ne vai, non costi e con la ricevuta riprendi quanto ti spetta. In Svizzera funziona un po’ diversamente rispetto al nostro Paese, lì di ghetti non ne vedi e di periferie indegne neppure. Lo Stato impone delle regole, poche e chiare, ed esige vengano rispettate. In cambio ti dà la possibilità di costruirti la vita che desideri, anche investendo su di te. Gli stipendi sono mediamente alti e lo Stato chiede che i migranti cedano il dieci per cento del loro stipendio per 10 anni, o fino a che non versano 15mila franchi, perché ripaghino i costi del loro mantenimento iniziale.

Crudele? No, intelligente. Perché gli svizzeri non “assorbono” persone che non sono in grado di far vivere dignitosamente e per garantire parità e dignità a tutti scelgono di investire sull’immigrato, esigendo dallo stesso un aiuto. In cambio offrono lui un universo che non ha a che fare con l’assistenzialismo ma, anzi, col merito. Li integrano realmente, non fanno sì si trasformino, anche loro malgrado, in parassiti ai margini della società e per questo pericolosi. Non è un caso se la qualità della vita da quelle parti è alta. Chiedete a quei migranti se stanno meglio a Milano o a Lugano. Vi risponderanno che stanno meglio lì, che lavorano e che sì, devono far proprie delle norme che gli permettono però di prosperare. Si chiama convivenza civile, quindi accoglienza. I falsi buonismi di cui ci imbeviamo figliano malessere e tutele mancate per tutti, italiani e no. Fate due passi nella civile Svizzera per crede, andate a vedere. Applausi agli elvetici, ancora. Da cui, ancora, non impareremo la lezione.

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di on 18 gennaio 2016. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

9 commenti a Facciamo come la Svizzera

  1. luigi bandiera Rispondi

    16 gennaio 2016 at 17:44

    Sarebbe bello copiare e sarebbe anche molto facile.
    I nostrani che ci governano (come se fossimo pecore forse peggio) portano ad esempio gli USA e tanti altri stati, mai la SVIZZERA.
    Beh, ci sara’ o no un motivo..??
    Uno dei tanti e’ che li’ fanno rispettare le leggi e tutti contribuiscono.
    Per carita’ di Dio, anche la’ c’e’ del marcio ma, viva Dio, non come nello stato ad essa vicino quale l’italia.
    Tuttavia, la colpa e’ sempre nostra: li votiamo..!
    Saluti.

  2. Franco C. Rispondi

    16 gennaio 2016 at 17:57

    E’ tutto grasso che cola !
    Se i clandestini se ne andranno dalla Svizzera, molti di loro verranno in itaglia dove le varie coop dei pidioti e dei pretacci portanno guadagnarci su. Inoltre la presidenta e tutti i suoi compagni di merende saranno felici per l’ arrivo di queste nuove e preziose risorse.
    Se questa non è fortuna !!!!!

  3. cristiano Rispondi

    16 gennaio 2016 at 21:01

    Pura utopia nel mondo dell'”accoglienza” italiota.Ma li vedete i nostri di SeL,i boldriniani,i comunistelli vari come si comportano appena osiamo parlare di accoglienza responsabile e controllata?La Svizzera è geograficamente vicina ma immensamente lontana per quel che riguarda regole di vita e di comportamento dei suoi cittadini e delle persone che vi si recano.Io ci vado spesso e purtroppo mi rendo conto che siamo troppo lontani,troppo.

  4. Diana Rispondi

    17 gennaio 2016 at 01:11

    Allora preferisco il Lussemburgo, ha preso la quota che gli spettava, ha controllato le generalità prima di accoglierli, li ha sistemati in case costruite appositamente in tempi record e al terzo giorno dal loro arrivo, i bambini già frequentavano la scuola, senza portar via un centesimo a nessuno. La Svizzera non è un Paese più povero del Lussemburgo e di quei soldi non ha bisogno, è solo una questione di principio, per far capire a loro chi comanda e per far contenti gli autoctoni, soluzione anche condivisibile, ma che con la “civiltà” non ha granchè a che fare.
    Rimane il fatto che per fare una cosa simile, li devi prendere uno per uno, registrare le generalità, farti dare i loro averi e rilasciare la ricevuta. Noi non riusciamo nemmeno a farci dire il nome prima che sbarchino e appena mettono piede a terra, ne perdiamo le tracce: come pensate sia possibile prendergli i soldi? Ma nemmeno nel mondo di Utopia. E non sarebbe nemmeno giusto, visto che in cambio del surplus dei loro soldi non potremmo certo garantire loro nessun lavoro e nessun futuro, la possibilità di costruire la vita che si desidera non ce l’hanno nemmeno gli italiani, come possiamo onestamente prometterlo ad altri?

  5. Sergio Andreani Rispondi

    17 gennaio 2016 at 07:43

    Ancora con questa manfrina de ” …gli immigrati si purchè lavorino ! ” ????

    Io questa gente non la voglio tra i piedi sia che lavorino che non lavorino.

    Inoltre quando fanno i cosiddetti lavori socialmente utili come la manutenzione del verde non fanno altro che levare il lavoro ai giardinieri professionisti.

    Ci avete mai pensato ?

  6. Marco Rispondi

    17 gennaio 2016 at 11:27

    L’arrivo di questi disperati e’ business per tantissime aree del paese.Comi si può pensare a sistemi come aree avanzate.

  7. Torrido Rispondi

    18 gennaio 2016 at 09:02

    Tutti in Vaticano nella tenuta di Castel Gandolfo,a governare mandrie di scrofe e veri,poi!farglieli mangiare crudi.

  8. db56 Rispondi

    18 gennaio 2016 at 09:50

    Noi in Lombardia ci speriamo da sempre ……. di essere invasi dalla Svizzera !

    • gastone Rispondi

      18 gennaio 2016 at 18:05

      Giusto dichiariamo guerra alla Svizzera e dopo due minuti ci arrendiamo, da domani sono lombardo ticinese.

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