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C’era una volta il Buon Profugo

Le molestie compiute a Colonia smascherano l'ideologia dell'accoglienza a prescindere e dimostrano che non esistono rifugiati pacifici di per sé. A conferma che la risposta all'integralismo non è l'integrazione di massa

profughi

Chissà dove è finito il Buon Profugo, quello che fugge dalle guerre per salvare pelle, famiglia e dignità, quello che va accolto a prescindere, quel migrante nobile e misero contrapposto già nell’immaginario alla figura cattiva del clandestino, quello in nome del quale si vorrebbe abolire lo stesso reato di clandestinità (perché tutti i migranti, anche quelli irregolari, in fondo sono un po’ profughi), come vorrebbe fare il governo Renzi con un decreto folle, quello a vantaggio del quale alcuni Paesi europei come la Germania spalancano le porte, predicando l’integrazione di massa.

Ora questa mitologia sdolcinata è stata messa in discussione proprio in Germania dove a Colonia, ormai vera colonia di immigrati, la notte di Capodanno maghrebini e extracomunitari del Medio Oriente hanno creduto opportuno festeggiare come forse da loro tradizione: cioè molestando, palpeggiando, tentando di violentare e derubando le donne del posto. Tra quei 31 criminali, si è scoperto oggi con gli arresti, ben 18 erano profughi, che avevano presentato regolare domanda di asilo. Erano insomma considerati categoria protetta, in grado di beneficiare di paga giornaliera, di accoglienza e di status giuridico privilegiato. Una posizione garantita che forse credevano assicurasse loro anche una patente di impunità. La stessa di cui pensavano di usufruire quei sei migranti che a Vignola, in provincia di Modena, hanno dato vita a una messinscena di pessimo gusto, minacciando alcuni adolescenti italiani con le pistole, mettendoli in fila, chiedendo loro se credessero in Cristo o in Allah e simulando un’esecuzione in stile Isis in caso di risposta “sbagliata”. “Tranquilli, era solo uno scherzo”, si sono poi giustificati, alla fine della pantomima.

E invece non c’è da star tranquilli un bel niente, perché proprio tra quelli che consideriamo “poveracci”, “perseguitati”, “disperati”, “sfigati” del pianeta si consuma lo scacco del terzomondismo e dell’integrazione come reazione positiva all’integralismo. È là infatti che si esautora e palesa la sua inconsistenza l’ideologia del Buon Profugo che, come quella del Buon Selvaggio di cui parlava Rousseau, idealizza lo stato di natura, considerando chi fugge da terre povere, disgraziate, lontane dalla modernizzazione occidentale e vittime di guerre e calamità, come buono e pacifico di per sé, quasi fosse un suo contrassegno ontologico.

È un’etichettatura che palesa in primo luogo la cattiva coscienza dell’Occidente, che quasi si sente in colpa (spesso in modo ingiustificato) per il suo benessere e la disparità di condizioni rispetto al Terzo Mondo, e allora prova a riscattarsi e a pulirsi l’animo edulcorando la figura del profugo che arriva da noi. In secondo luogo questa definizione denuncia un determinismo di fondo, non meno odioso del razzismo xenofobo di chi bolla a prescindere un immigrato nero e musulmano come potenziale criminale o terrorista; attribuirgli infatti lo stato di “buono” in quanto “povero” e “profugo” significa giudicare una persona in base a un pregiudizio che nulla a che fare con la conoscenza della sua storia, della sua identità e della terra da cui proviene. E soprattutto significa compiere un grave errore logico: cioè trasferire uno status giuridico – la condizione di rifugiato, appunto – su un piano antropologico (la bontà dell’essere profugo), con una deduzione semplicistica e concettualmente fallace.

Le storie di Colonia e di tante altre città della Germania dimostrano invece – ai predicatori ottusi dell’accoglienza e alle femministe solo quando fa comodo – che non esiste un profugo buono in sé, ma che esistono persone più o meno buone, ideologie, culture e religioni più o meno cattive (che alimentano o meno quella scintilla di Bene e Male che abita in ognuno di noi), condizioni sociali che favoriscono l’emergere dell’uno o dell’altro aspetto, ma soprattutto che esistono politiche più o meno buone o più o meno criminali, a seconda che siano basate su ideologie deleterie oppure tengano conto della realtà dell’uomo, delle sovrastrutture culturali di cui si nutre e dei problemi di convivenza che causa nel Paese in cui arriva.

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di on 11 gennaio 2016. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

10 commenti a C’era una volta il Buon Profugo

  1. Marco Rispondi

    8 gennaio 2016 at 16:04

    No è gente non integrabile.La loro vita storica fatta di colonizzazione o se è andata bene una vita sotto dittatura di un carnefice o di uno che rappresenta una divinità a suo modo.Eliminate queste due storie rimane la vita tribale ferma al Medioevo.Possono vivere senza la cultura convinti di vivere nel giusto che gli hanno raccontato per sottometterli al ruolo di animali e in questo esistere dove la donna è ancor più sottomessa di questi inutili diventa oggetto di supremazia inesistente.Questi vanno mandati subito via e chi si dichiara musulmano va guardato a vista .I controlli no ad uno vanno riapristinati e subito.

  2. Marco Green Rispondi

    8 gennaio 2016 at 20:28

    Pubblicità Progresso – Lombardia oggi.
    A Desenzano del Garda i poliziotti cercano di sgomberare un presidio di protesta di lavoratori pachistani e come reagiscono questi?
    Cantano canzoni, scandiscono slogan che inneggiano alla lotta operaia? (magari in inglese, visto che l’italiano non lo conoscono?).

    No.
    Si mettono a urlare “Allah Akbar”.

    http://www.giornaledibrescia.it/garda/tensione-durante-lo-sgombero-del-picchetto-al-penny-market-1.3059077

  3. cerberus Rispondi

    8 gennaio 2016 at 22:43

    A mio parere la religione oscurantista e atavica di questi signori è incompatibile con la nostra civiltà e i fatti mi danno ragione. Se poi i compagni (collaborazionisti e traditori )non lo vogliono vedere ,bè, saranno i fatti a svegliarli .credo che ci sarà qualcuno che chiederà loro I danni per tutto quello che hanno fatto (e siamo appena all’inizio ).

  4. scettico Rispondi

    9 gennaio 2016 at 01:19

    L’ex presidente ceco, Klaus,aveva suggerito, prima ancora dei fattacci di Colonia, di accogliere solo vecchi e donne con bambini, rimandando i
    giovani uomini a combattere contro lo stato islamico.
    La dura realtà che si trova ad affrontare l’Europa è che si è cacciata in una situazione senza via d’uscita.
    Rimandare i giovani profughi in Siria o Iraq ed erigere muri e barriere
    alle frontiere significa che questi andranno a ingrossare le fila degli
    estremisti nei loro rispettivi paesi e la causa occidentale nel Medio Oriente è persa se non per sempre, quanto meno per generazioni a venire.
    Continuare con l’accoglienza significa dover sostenere dei costi economici e politici esorbitanti, col rischio di mettere a repentaglio non solo il progetto europeo, ma tutto l’equilibrio del mondo occidentale.
    L’intervento europeo in Siria ricorda sempre più la campagna spagnola
    di Napoleone, una guerra inutile e, in ultima analisi, non vincibile.
    Almeno la Spagna confinava con la Francia di Napoleone!
    L’unico modo di far quadrare il cerchio è lasciar entrare la Turchia in Europa: coll’aiuto turco si può sconfiggere lo stato islamico, risolvere il problema dei profughi e pacificare il Medio Oriente.
    Il prezzo da pagare è Turchia in Europa: siamo pronti a pagarlo?

    • Francesco_P Rispondi

      9 gennaio 2016 at 03:32

      L’unico modo di far quadrare il cerchio è lasciar entrare la Turchia in Europa“.
      Non ho capito se la sua affermazione è una battuta provocatoria oppure una posizione seria.
      La Turchia è fra i principali sponsor dell’ISIS e del traffico dei clandestini, fonte di finanziamento per i vari Signori della Guerra che imperversano nel M.O. e nell’Africa settentrionale ed anche un veicolo di corruzione grazie agli ingenti ricavi che sfuggono ad ogni indagine fiscale.
      Inoltre la Turchia cerca di coinvolgere la NATO in uno scontro diretto con la Russia.
      Erdogan è un musulmano che vuole imporre la Shari’a anche oltre i confini della sua nazione e sta di fatto operando il genocidio dei Curdi; non nasconde le sue aspirazioni di far rinascere l’Impero Ottomano.
      E dovremmo portarcelo in Europa?

    • Lisa Rispondi

      9 gennaio 2016 at 04:54

      Ma te sei di fuori.

    • gastone Rispondi

      9 gennaio 2016 at 11:14

      Non credo che la soluzione sia la Turchia in Europa, anzi porterebbe più problemi .Il popolo turco e suoi governanti hanno perso ogni moderazione politica e religiosa. In un sol colpo faremmo entrare più di cento milioni di mussulmani metà dei quali giovani e disoccupati. Il problema è che l’ Europa non sa e non vuole difendersi ,altrimenti non servirebbe la turchia per difendersi dallo stato islamico o da tutti gli integralisti . La nostra civiltà è incompatibile con l’ islam.

  5. gian luigi lombardi cerri Rispondi

    9 gennaio 2016 at 07:21

    C’è una cura infallibile inventata e applicata dagli inglesi a suo tempo : legare i cdolpevoli sulla bocca di un cannone e per reati minori legnarli sino a ridurli in fin di vita.

  6. Torrido Rispondi

    9 gennaio 2016 at 09:53

    Ma la Boldrini dice che sono il futuro e una scuola di vita!Allora non capite?Consiglio il film ( Il mercante di pietre )Crudo e contemporaneo

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