Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Centrodestra al polonio

Soprattutto, non toccategli Putin. Al centrodestra nostrano, o alla parodia che ne resta oggi, ai suoi leader(ini), alle sue gazzette confuse, ai suoi intellettuali di risulta. C’è tutto un mondo, in via d’estinzione o perlomeno in crisi acuta d’idee, che si appende disperatamente a un dogma nuovo e incrollabile. Lo Zar ha ragione, sempre e comunque, lunga vita allo Zar. Non importa la verosimiglianza (ci sarà qualche lievissima torsione delle libertà fondamentali, nella Grande Madre Russia?), non importa la statistica (un errore eppure lo dovrà pur fare, il neopaladino che viene dal Kgb), non importa nemmeno il legame atlantico, figuriamoci, è una cosa che il tipo umano italico della classe dirigente italica, di sinistra come di destra, ha sempre tollerato a stento e solo per convenienza codina, è faccenda troppo seria, ha a che fare con le scelte di campo e un certo senso non negoziabile della libertà individuale, tutta roba che non abita qui (dove però si è sempre abitato bene protetti dai missili americani, ovviamente).

Eppure con l’ultimo episodio della saga, il governo inglese che certifica l’assassinio di Aleksandr Litvinenko da parte dei servizi moscoviti, con il “probabile ordine di Putin” (dove il “probably” non è diminutio giuridica, come hanno subito squillato le suddette gazzette, ma piuttosto segno della lucidità diplomatica di Londra), la realtà ha definitivamente superato l’immaginazione più filoputiniana. Si distingue, come spesso in questa singolare competizione, Il Giornale, il quale sforna una pagina che sarebbe potuta tranquillamente uscire dalle rotative dell’Unità degli anni Settanta. Apertura: “Londra accusa Putin del delitto Litvinenko. Ma non ci sono le prove”. Taglio basso “Un fallimento le sanzioni contro la Russia”, giusto per ribadire la distinzione manichea tra il Bene ortodosso e identitario della Grande Madre e il Male del finanzcapitalismo all’americana (o “amerikana”, come scrivevano gli ammiratori di Mosca in un’altra stagione). Si soprassiede allegramente sul fatto inaudito che un cittadino britannico sia stato ucciso su suolo britannico dai servizi segreti di un Paese estero, evidentemente con l’avvallo delle loro massime gerarchie e quindi difficilmente senza quello del presidente, soprattutto se questo nei servizi ci ha passato una vita e gestisce la nazione come un’autocrazia. Eppure, a logica e anche a trattati Nato vigenti, noi tra i due dovremmo essere alleati del Regno Unito, dovremmo condividere il modello non-autocratico e liberale che esso rappresenta e ha rappresentato così magnificamente nella storia recente, dovremmo essere inquietanti dagli artigli dell’Orso che penetrano fin dentro nella carne dell’Occidente. Macché, la verità è che siamo pronti a metterci al suo servizio. Come del resto sospetta la National Intelligence americana, che sta indagando sui finanziamenti russi a parecchi movimenti presunti “antisistema”, in realtà funzionali al sistema mediatico e lobbistico dello Zar, disseminati in tutta Europa, tra cui l’inchiesta del Telegraph ha nominato la nuova Lega salviniana. Salvini ha smentito, ma non ha mai smentito quel suo “magari fossimo invasi dai russi!” che non suona esattamente rassicurante per chi vorrebbe tenere l’Italia nel mondo del diritto individuale, del mercato, dell’alternanza democratica, come ci risulta ancora dovrebbe auspicare un centrodestra liberale.

Libero, per uscirne più finemente, decide di intervistare Paolo Guzzanti, l’uomo della Commissione Mitrokhin e dello strappo liberale col berlusconismo proprio sul rapporto privilegiato con l’Autocrate. Il problema è che nel frattempo Guzzanti, riapparso sulle pagine del Giornale berlusconiano, ha sviluppato un personale ripensamento sul tema, e per tenere insieme tutto e il suo opposto funamboleggia: «Non mi sono mai scontrato su Putin. Andai via dal Popolo della Libertà quando, nel 2008, Berlusconi decise di appoggiare l’intervento russo in Georgia». Condotto da Putin, dannazione, la verità ha delle sue pretese elementari, ma il cronista balla sull’orlo della contraddizione senza infierire. Del resto, per capire quanto Guzzanti non si scontrò su Putin, basta un suo virgolettato di allora: «Non capisco e mi fa schifo il riallineamento con il capo del Kgb al potere».

Ma la regola è questa, nel bel mondo residuale e autoriferito del centrodestra putiniano, negare, cambiare di segno, sbalordirsi dell’evidenza ed eseguire la consegna. Se poi un cittadino di un Paese alleato muore devastato dal polonio per ordine del Cremlino, e come testamento spirituale ci lascia la frase «Dio la perdoni per quello che ha fatto, non solo a me ma alla nostra amata Russia e al suo popolo» rivolta a Putin, chissenefrega.

Condividi questo articolo!

di on 22 gennaio 2016. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

12 commenti a Centrodestra al polonio

  1. marco Rispondi

    22 gennaio 2016 at 19:10

    In quel bel mondo di amici di merenda e lettucci caldi si muore ragazzi,li si muore.Nessuno può fare resistenza,da quelle parti ed in quei regimi l’opposizione muore di piombo vagante di “punciutine” da ombrelli avvelenati,quella del polonio da bevanda è una novità per noi che beviamo coca cola.Li si muore e la democrazia rimane il sogno di libertà che non arriverà mai in quella storia illiberale e drammatica.Berlusconi e Salvini sono a posto comunque,loro di bibite non ne berranno,magari una wodka per scaldare gli animi da compagni.

  2. Franco Cattaneo Rispondi

    22 gennaio 2016 at 19:30

    Ma che provinciali che siete! Il governo russo non ha nulla a che vedere con la morte di Litvinenko. Non sapete che in quel grande paese liberale che è la Russia il polonio radioattivo si può acquistare in qualunque farmacia. E’ il libero mercato bellezza!

  3. Franco C. Rispondi

    22 gennaio 2016 at 19:42

    Robert Owen, presidente della commissione inglese che ha svolto indagini sulla morte di Alexandr Litvinenko avvenuta nel 2006, ha affermato quanto segue:
    “The FSB operation to kill Mr Litvinenko was probably approved by Mr Patrushev and also by President Putin”,
    Quindi dopo più di 9 anni si è arrivati alla faticosa conclusione che “probabilmente” il mandante è Putin.
    Quel “probabilmente”,dopo nove anni, mi fa pensare che Rober Owen si sia servito dei nostri apparati giudiziari che conducono le indagini nei casi di omicidio che avvengono in itaglia.

  4. marco Rispondi

    22 gennaio 2016 at 21:03

    tutto condivisibile. Leggo, però, della cosa dei leaderini del centro destra. Anche qui nulla da eccepire. Senonché ho appena letto la rotondissima intervista a Tosi qui a fianco. Costui come lo vogliamo considerare? ‘ino’ o ‘uccio’?

  5. Diana Rispondi

    22 gennaio 2016 at 23:16

    Dai, dopo Libero ci siamo giocati anche Il Giornale? Ho finito le testate italiane che mi interessava leggere. Pazienza.

    • Franco Cattaneo Rispondi

      23 gennaio 2016 at 11:51

      E’ da un pezzo che il Giornale è diventato uno squallido house-organ di un sempre più deprimente SB. Ma l’avete mai letto Marcello Foa? La qualità generale degli articoli (spesso incomprensibili a causa di un italiano zoppicante a sostegno di una logica non proprio aristotelica) poi è veramente infima.

  6. Francesco_P Rispondi

    23 gennaio 2016 at 09:31

    Prima dell’intervento francese in Libia, Berlusconi teneva i piedi in due scarpe conservando ottimi rapporti tanto con Mosca che con Washington, grazie anche alla conoscenza personale della famiglia Bush. Gli interventi in Afganistan ed in Irak non ci sarebbero stati senza Berlusconi al governo. Anche la decisione di entrare nel programma di sviluppo dell’F35 fu presa nel 2002 dal Governo Berlusconi. Nel 2001 il Governo Berlusconi siglò il contratto per i quattro KC767, un altro atto di fiducia nell’industria militare statunitense.
    Dopo la guerra in Libia del 2011 e la sua sostituzione con Monti architettata da Napolitano e dal PPE, Berlusconi attuò una svolta radicale in politica estera abbandonando l’Occidente a favore di Mosca.
    Posso comprendere il risentimento personale, non posso comprendere l’abbandono dell’Occidente per allinearsi alle pretese espansioniste di un autocrate dalle pessime intenzioni. E come tagliarsi i … per fare dispetto alla moglie.
    Io dunque critico le posizioni assunte da Berlusconi, come critico Obama, Sarkozy, la Merkel e l’assurdo intervento in Libia con le conseguenze nefaste sotto agli occhi di tutti.

  7. Marco Cavallotti Rispondi

    23 gennaio 2016 at 13:31

    Il buon Guzzanti, la cui onestà non metterei in dubbio, come presidente della commissione Mitrokhin non diede gran prova di sé. Fece pasticci e si lasciò infinocchiare ampiamente, non conoscendo abbastanza bene il mondo ex-sovietico e perfino quello dei postomunisti. Fu la classica occasione perduta.

  8. adriano Rispondi

    23 gennaio 2016 at 14:10

    Il “fatto inaudito” è sorprendersi.Storia ordinaria di spie.Tutto il resto è contorno di cui ognuno dà la versione che più si adatta alle tesi che vuole dimostrare.In un mondo in cui sta diventando pericoloso uscire di casa e anche restarci temo che ,dopo la doverosa pietà per chi è stato assassinato,le preoccupazioni dovrebbero essere altre.

  9. Marco Cavallotti Rispondi

    23 gennaio 2016 at 15:36

    È vero, gentile adriano. I “realisti” italiani, insieme a quelli russi che sostengono attivamente Putin e il suo regime, strizzeranno l’occhio e, a scelta, negheranno le responsabilità del capo di Mosca o pensaranno che, in fondo, è così che si trattano le spie che che cambiano fronte. Dimenticando che così potrà anche essere, ma che difficilmente un paese privo di valori e di “miti” – compreso quello della libertà – può pensare di sopravvivere libero. Avanti così, non c’è limite al peggio: a Berlino prima della caduta del muro qualcuno, per fortuna messo in minoranza e politicamente sconfitto, gridava “maglio rossi che morti”!

  10. Padano Rispondi

    25 gennaio 2016 at 09:26

    Ricordo che il legame atlantico fu mera conseguenza della sconfitta patita nella WW2.

    E, obiettivamente, la Nato avrebbe dovuto sciogliersi nel 1991, per raggiungimento dell’oggetto sociale.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *