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Caos sinistro a Milano

A un mese dalle primarie, il centrosinistra milanese è un Ok Corral, tra scazzi e accordi sottobanco. Mentre Sala prova a "inquinare" il Pd seducendo i moderati, la Balzani punta sui salotti buoni e Majorino si illude esista ancora una sinistra estrema. Dietro di loro si aggira uno spettro, Giuliano Pisapia...

majorino balzani sala (1)

Sotto l’alberello del centrosinistra milanese è arrivato un regalo sgradito. Un bel pacco: transfughi di centrodestra, partitini dello zerovirgola o poco più pronti a salire sul carro delle primarie. Ecco dunque che, in questi giorni, all’aria satura di polveri sottili si è aggiunto il rischio “inquinamento” – così lo chiamano i puristi – per le consultazioni del 7 di febbraio.

Cosa è successo a cavallo tra l’anno vecchio e quello nuovo

Sotto il profilo interno nulla di nuovo: i candidati restano sempre cinque, nessuno si ancora è ritirato per far spazio a strani ticket strategici. Perciò ci sono sempre: un Giuseppe Sala che non piace alla sinistra-sinistra; una Francesca Balzani che, lanciata da Pisapia, ora ha come testimonial da un lato uno dei peggiori nemici del sindaco ovvero l’architetto ed ex assessore alla Cultura Stefano Boeri insieme ad una buona fetta dei salotti radical chic, dall’altro l’ideologo della campagna arancione del 2011 Paolo Limonta; un Pierfrancesco Majorino che non molla nemmeno sotto tortura e intasa quotidianamente i social con i suoi post velatamente (ma non troppo) rosiconi. Poi ci sono i due outsider Caputo e Iannetta che però incideranno poco sull’esito del voto.

Quelle del 7 febbraio, dunque, saranno primarie a tre e tutte interne al Partito Democratico: i tre candidati sono del Pd e, semplificando un po’, sono rappresentativi delle correnti interne al partito. Sala per i renziani e tutti coloro che vogliono salire sul carro del presunto vincitore, Balzani per i salotti e per ciò che resta degli arancioni di Pisapia, Majorino per quelli “veramente” a sinistra.

Da qui restano fuori: Rifondazione Comunista, Pippo Civati e compagnia cantante e, forse, Sel. I vendoliani ancora sperano che Majorino si ritiri per fare fronte unico (cioè ticket) con la Balzani in funzione anti-Sala, ma difficilmente ciò accadrà. Da Roma, il segretario nazionale Nicola Fratoianni chiede da mesi di uscire dalla coalizione, ma a Milano non sono molto convinti di non voler contare più niente a Palazzo Marino. Ergo: si temporeggia fino al 12 gennaio (termine virtuale per siglare accordi tra candidati) e poi si vedrà.

Ma, dicevamo, la notizia sta fuori dal fronte sinistro

Mal digeriti da Matteo Salvini che di averli nella coalizione di centrodestra non vuole nemmeno sentirne parlare, come da copione alfaniani e montiani hanno iniziato a guardare a sinistra, a replica del modello di governo Renzi. E dove attaccarsi se non al candidato che più rappresenta il famigerato Partito della Nazione? A Mr Expo Giuseppe Sala, naturalmente: l’uomo che da settimane si professa di sinistra, ma che, è risaputo, raccoglie molti consensi anche a destra. Ecco che, dunque, il 23 dicembre, al brindisi di apertura della campagna elettorale del compagno Beppe, i dirigenti dello zerovirgola si sono infilati tra i calici: il consigliere comunale di Ncd Carmine Abagnale e i due deputati di Scelta Civica Stefano Dambruoso e Gianfranco Librandi, il secondo titolare della lista “Siamo Milanesi”, già pronta per appoggiare il commissario di Expo.

Non solo, qualche giorno dopo, in un’intervista al Corriere della Sera, il segretario nazionale di Scelta Civica Enrico Zanetti ha esplicitamente detto di aver siglato un patto per mettere i suoi in coda ai gazebo del 7 febbraio a sostegno di Sala. Apriti cielo, critiche e smentite a raffica: lo staff di Sala ha negato qualsiasi accordo politico ma specificando che se le primarie restano sì di sinistra, dopo non si sbatte la porta in faccia a nessuno. Del resto lo ha scritto anche sul suo blog Umberto Ambrosoli, presidente – a sorpresa – del comitato di Sala: bisogna allargare il consenso al centro e Mr Expo è l’unico in grado di farlo. E parrebbe cosa ovvia se non fosse che a sinistra, dove ancora non si accetta che per vincere bisogna spostare voti, urlano all’inquinamento.

Ma è la democrazia, bellezza: «O le primarie sono aperte ai cittadini che si riconoscono nei candidati e nei loro programmi o non hanno senso. Non si può mettere un political detector che stabilisca se chi vota è di centrosinistra o no», ha detto recentemente Mario Rodriguez, uno dei “saggi” che vigilano sulla competizione.

Il ruolo di Pisapia

Tra battutine, scazzi e rischio avvelenamenti, resta poi da chiarire il ruolo di Giuliano Pisapia. Da quando ha deciso di non ricandidarsi al secondo mandato (errore numero uno), non ne ha imbroccata una: quando Renzi, preso atto delle sue “dimissioni“, gli ha chiesto di indicare il suo successore sullo scranno più alto di Palazzo Marino, lui (errore numero due) ha tentennato proprio quando il nome di Francesca Balzani poteva andar bene al premier (girano voci di una simpatia di Maria Elena Boschi per la vice sindaco); poi ha insistito sul fatto che avrebbe fatto l’arbitro, senza indicare nomi e appoggiando alla fine il vincitore delle primarie; infine (errore numero tre) ha riesumato, un po’ tardino, la Balzani, esponendosi in prima persona e portandola infine tra le fredde braccia di Renzi. Ora, dopo aver più volte smentito se stesso, evita ogni discorso sui candidati e dice che si schiererà a favore di uno dei tre solo dopo la fine della raccolta firme (errore numero quattro).

Insomma, le goffe strategie del sindaco hanno diviso anziché unire: e ora è il tutti contro tutti.

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di on 8 gennaio 2016. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

3 commenti a Caos sinistro a Milano

  1. aurelio Rispondi

    8 gennaio 2016 at 12:52

    E tutto senza un centrodestra che esista e dica qualcosa che sappia di vita politica…e Milnao è Milano.Grande guaio in vista se vincesse ancora un sinistro.

  2. cristiano Rispondi

    10 gennaio 2016 at 17:12

    Mi permetto di dire che se i milanesi hanno voluto un “arancione”al Comune ne saranno contenti,se insistono in questa direzione …bene bravi bis!

  3. Padano Rispondi

    11 gennaio 2016 at 14:18

    L’importante è che il centrodestra non candidi Passera.
    Se lo fa vuol dire che sono corrotti e mafiosi.

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