Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Apologia di Maurizio Sarri

Certo che stiamo con lui, uomo di tuta e di studio e di sigaro toscano, self made man che ha scalato le gerarchie di uno dei mondi più corporativi di un Paese corporativo, processato dall'Inquisizione mediatica perché avrebbe dato del "finocchio" a Mancini, uno che non ha mai conosciuto il fango e il merito delle serie minori...

calcioCerto che stiamo con Maurizio Sarri, uomo di tuta e di studio e di sigaro toscano, self made man che ha scalato le gerarchie di uno dei mondi più corporativi di un Paese ipercorporativo, quello del pallone, forse il primo a farlo con questa determinazione dopo Arrigo Sacchi.

È sotto scacco da parte dell’Inquisizione Mediatica Collettiva, il nostro eroe, perché nel postpartita accaldatissimo di Napoli-Inter avrebbe dato del “frocio” e/o del “finocchio” a Roberto Mancini. Le casematte del politicamente corretto, a partire ovviamente da la Gazzetta dello Sport-Corriere della Sera-Rcs, fan subito notare che Sarri rischia quattro mesi di squalifica (quattro!) perché avrebbe violato l’articolo 11 comma Fraccazzo da Velletri delle Noif, Norme Organizzative Interne Federali, uno dei tanti Soviet di cui è disseminato il mondo sportivo italiota. Sarebbero in ballo, carta canta, faccende come il “comportamento discriminatorio e offensivo per motivi di sesso” e la “propaganda ideologica vietata dalla legge o comunque inneggiante a comportamenti discriminatori”, a questo siamo arrivati, alla codificazione delle parole di bordo campo in base alla loro correttezza ideologica e alla relativa persecuzione giudiziaria e moralista, alla gogna per l’allenatore in tuta che sbraita la prima provocazione che gli viene in mente, come è dalla prima partita di pallone organizzata nella storia, e per fortuna, e al tripudio per l’allenatore in frac che gli risponde “cazzone” (l’ipocrisia doppiopesista è la sostanza del bis-linguaggio e del bis-pensiero, perché in effetti qualcuno dei troppi burocrati federali dovrebbe spiegarci come mai, giocando con le loro regole, quest’ultimo non sia anch’esso un insulto “offensivo per motivi di sesso”). Le pennine benpensati, tipo Maurizio Crosetti su Repubblica, ovviamente sfornano in diretta il pezzo preconfezionato tuonando che “è un problema culturale” (nonsense forbito che si porta con tutto) e che insomma noi “mandiamo i nostri figli alle scuole calcio” sperando che gli vengano insegnati dei “valori” e altre amenità da tribuna vip.

Poi, c’è il campo, caro Maurizio, e un sublime uomo di campo come te non vedrebbe l’ora di riconsegnarli al loro nulla con un colpo di geniale vernacolo, qualcosa come il tuo dribbling dialettico in tema di scudetto del Napoli: «Ho sempre detto in questi mesi che lo scudetto è una bestemmia, ma io sono toscano e in Toscana si bestemmia abbastanza. Una bestemmia quindi ogni tanto ci può stare, anche perché può capitare di tutto nella vita». Ma non puoi farlo, non puoi bestemmiare loro e le loro regole e i loro privilegi di gente che non ha mai conosciuto il merito, il fango delle serie minori in cui distinguersi con un guizzo tattico, un pensiero diverso, il doppio lavoro tra la palestra e la banca («un valore aggiunto, ho appreso cosa sono l’organizzazione e la capacità decisionale»), fino a insegnare calcio a San Siro con un Empoli perfetto per finezza e spirito di geometria, e lui, il Maestro, Arrigo Sacchi da Fusignano, un altro implacabile faticatore di periferia, che ti definisce a tua volta “maestro”, l’apoteosi. Non ne sanno niente, loro, non ne sa niente Roberto Mancini, che continua a strillare come un’aquila (speriamo non esista il reato di discriminazione ornitologica) che ti devi “vergognare” e sei un “razzista” (cosa c’entrano poi le razze in questa disputa, come vedi i tuoi avversari sono molto più a disagio col linguaggio e coi concetti di te) e addirittura che per te “non c’è posto nel mondo del calcio”. Ma come si permette, questo notabile del pallone, quest’uomo che per diritto feudale appena chiuso col calcio giocato ha avuto in dote le panchine prestigiose della serie A senza aver dimostrato nulla, parla come il piccolo capo di una piccola casta chiusa, e invece hai molto più diritto tu a stare in quel mondo, tu imprenditore di te stesso, combattente autodidatta, eroe Straborghese avrebbe detto Ricossa, nemico della nobiltà improduttiva e del ceto burocratico, che sei stato scartato da Berlusconi perché eri “sempre in tuta”, e anche in questa valutazione belluinamente formalista c’è tutto il declino del berlusconismo, che era nato in nome dell’efficienza e dei risultati. Si tenga Mihajovic, la parodia di Mancini, e tu intanto sei in testa col Napoli, la prima volta dopo Maradona, e non riescono proprio a digerirlo.

Siamo un Paese che anni fa eresse a idolo Marco Materazzi, un mediocre stopper che per centoventi minuti di fila insultò programmaticamente l’intero parentado femminile di Zinedine Zidane, uno dei più abbaglianti artisti che abbia mai dipinto prendendo a calci un pallone, fino a prendersi una testata e crollare indecorosamente a terra, e oggi processiamo in coro te, per una parola non oxfordiana in quel contesto non oxfordiano che è il finale di una partita a eliminazione diretta. Sempre ipocriti, sempre dalla parte sbagliata. Noi no, Maurizio. Noi, per quel che vale, stiamo con Sarri, con l’alieno in tuta che non sa fare l’inchino giusto nei salotti giusti, e che raccontando la svolta della sua vita disse: «Poi, ho scelto come unico mestiere quello che avrei fatto gratis. Ho giocato, alleno da una vita, non sono qui per caso. Mi chiamano ancora l’ex impiegato. Come fosse una colpa verlo fatto». Sì Maurizio, per loro lo è. È per questo, che tu sei migliore.

Condividi questo articolo!

di on 21 gennaio 2016. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

19 commenti a Apologia di Maurizio Sarri

  1. marco Rispondi

    20 gennaio 2016 at 14:40

    Ma chi si è offeso per questa ..”brutta,btuttissima e cattivissima patolaccia.Tra noi gentleman non l’abbiamo mai ne detta ne sentita in un campo da golf..ah nel calcio è diverso?Uh porcaccia zozza..non sapevo.

  2. Franco Cattaneo Rispondi

    20 gennaio 2016 at 14:43

    Caro Sallusti il Giovane,
    per la prima volta non sono d’accordo con Lei.
    Non per il frocio (non me ne frega niente) ma per una ragione ben diversa. I giocatori in campo si picchiano per tutto il tempo della partita e quindi ci possono stare gli insulti più sanguinosi (a parte quelli di Dino Sani a Luis Suarez tre giorni dopo la morte della madre di Luisito, ma Lei è troppo giovane per poter sapere e poi Sani era della sua parte “politica”…), ma quello riguarda veramente quanto avviene in campo. Il punto è un altro: un allenatore non può insultare un altro allenatore. Non esiste. Sono stato testimone degli insulti rivolti da un maestro di scherma (!!!) al maestro dell’avversario del suo allievo in pedana. Si è beccato un cartellino nero (= espulsione dal fabbricato, tutto il fabbricato, cessi compresi, in cui si svolgeva la gara) e conseguente pesantissima squalifica e multa. E’ giusto così.
    Sarri è strapagato per fare l’allenatore e non per insultare i colleghi, che oltretutto, non stavano nemmeno parlando con lui.
    Il tipo quando perde è solito caragnare e insultare tutti, salvo fare lo sbruffone arrogante quando le cose gli vanno bene. E’ un piccolo Renzi, con le sue pose da intellettuale perchè ha letto Proust su Selezione dal Reader’s Digest, il suo indossare sempre la tuta, il suo atteggiarsi a bancario che si è costruito la carriera calcistica da sè. E’ farlocco come le banconote da 80 euro.
    Per inciso, il mediocre stopper ha fatto vincere ad un mediocre allenatore un campionato mondiale, non solo per aver fatto cacciare Zidane, ma anche per i gol decisivi che ha segnato in quel mondiale.
    Cordialità

    • luigi denegri Rispondi

      21 gennaio 2016 at 00:40

      concordo abbastanza con Lei, tranne sul mediocre allenatore ( Lippi), semplicemente perchè, tranne all’Inter, ha stravinto dappertutto.

  3. Beppe Rispondi

    20 gennaio 2016 at 15:25

    Un allenatore può dare anche dell’incapace a un collega, ma non insultarlo.

  4. geometra 67 Rispondi

    20 gennaio 2016 at 16:39

    Mancini che corre in televisione a raccontare tutto mi ricorda quei bambini che correvano a frignare dai genitori quando ricevevano qualche sgarbo dai compagni.

  5. archaea Rispondi

    20 gennaio 2016 at 19:04

    Il mediocre stopper ha segnato due gol al mondiale di cui uno in finale. A 22 anni giocava ancora in serie C. Un minimo di qualcosa deve averlo avuto per arrivare a quei livelli.

  6. Marco Green Rispondi

    20 gennaio 2016 at 21:22

    Condivido del tutto l’articolo.
    Sarri ha senz’altro sbagliato a offendere (se al posto di finocchio avesse detto cretino sarebbe stato lo stesso) ma non merita l’accanimento mediatico che le varie suorine del politically correct stanno imbastendo da ieri sera.
    Il caso non si sarebbe neppure dovuta aprire: il piangina milionario Mancini (gran culo, nel senso di baciato dalla fortuna per la grande occasione che ha avuto nel poter allenare direttamente nella massima serie) non avrebbe dovuto fare la vittima e, peggio, richiedere la squalifica “a vita” per il collega.
    Sarri si è scusato con Mancini, con gli omosessuali, con i media e con il mondo intero, quindi credo che in un contesto non malato la storia di dovrebbe chiudere qui.

    C’è anche una significativa puntina di malafede in quelli che lo attaccano, perché avrei voluto vederli se a insultare un collega fosse stato un allenatore più blasonato.

    Comunque da sottolineare la spiegazione che lo scapigliato Sarri ha usato in conferenza stampa per “motivare” la scelta dell’epiteto rivolto a mister eleganza: “E’ la prima cosa che mi è venuta in mente, la prossima volta gli dirò democristiano!”.

    • Milton Rispondi

      21 gennaio 2016 at 18:25

      Grande, grandissimo Sarri !!!. Ovviamente non per il cosiddetto insulto, ma per l’idea, alla prossima occasione, di apostrofarlo DEMOCRISTIANO.

      Nota: ma per la vulgata “politicamente corretta” essere froci non dovrebbe essere un titolo di merito o di nobiltà ???

      • Marco Green Rispondi

        21 gennaio 2016 at 22:52

        In effetti…

  7. Lorenzo C Rispondi

    20 gennaio 2016 at 22:25

    Palle
    Mancini doveva stare zitto e non andare a piangere in TV

    Un campo se ne sentono di tutti i colori da una vita
    Se non ti va cambia gioco

    Certe volte anche le checche devono saper dare gli uomini

  8. Alfonso Rispondi

    20 gennaio 2016 at 23:02

    Ultimamente state pubblicando delle grandi schifezze.

    • Luca Rispondi

      21 gennaio 2016 at 00:02

      Proprio vero! Finite le idee, affan..lo il liberismo e sotto con stupidaggini irritanti!

  9. Luca Rispondi

    20 gennaio 2016 at 23:58

    Sallusti, senta a me, si interessi di altro ma lasci stare lo sport. Ha toppato, clamorosamente, sul caso Valentino Rossi e si ripete oggi con un secondo farneticante articolo sulla querelle Sarri-Mancini. Vede, nello sport, anche in quello di alto livello a cui lei ha solo assistito (io ci ho allenato), gli insulti si danno (sbagliando e chiedendo scusa senza se e senza ma) e si reagisce (ci mancherebbe altro) dove e come si ritiene opportuno. Dopo 24 ore, finita l’adrenalina, tutto passa. E senza dargli quelle spiegazioni politiche-filosofiche solo per entrare nell’argomento con idee forzatamente originali. Dopo le 24 ore sono discorsi da bar e da giornalisti a corto di idee. E da quando in qua uno è legittimato a dire quel che vuole per il solo fatto di aver frequentato le serie minori mentre un altro deve tenersi tutto solo per essere un gran calciatore ed ha cominciato (legittimando tutto con successo) ad alti livelli come allenatore? Perché uno è santo presentandosi in tuta e sigaro e l’altro è diavolo perché in giacca e cravatta? Perché uno può bestemmiare perché toscano è l’altro non risentirsi perché marchigiano? Perché uno può dirsi Comunista salvo poi arricchirsi nello sport emblema del capitalismo e l’altro non può gioire dei suoi tantissimi successi che lo hanno arricchito economicamente? Gli allenatori, vivaddio, vengono scelti dalle società, ed è il campo a dare i propri verdetti. Sarri, buon per lui, ha fatto buoni risultati a Empoli (che quest’anno, con un altro allenatore, gioca meglio e vince di più) Mancini, se ne faccia una ragione, ha vinto scudetti e trofei ed è stato un ottimo giocatore. Se non insulta, è piacente, ricco ed elegante, saranno fatti e scelte sue. Li lasci perdere, sono due uomini di sport, diversi ma non per questo da etichettare con le sue farneticazioni.

    • Giovanni Sallusti Rispondi

      21 gennaio 2016 at 00:09

      Caro Luca, grazie a Dio di uomini di sport ad alto livello ne ho frequentati da vicino (peraltro, non sentivano il bisogno di sottolinearlo ogni cinque minuti) e certamente nessuno avrebbe condiviso la persecuzione ideologica e burocratica di Sarri, né i toni viziati e corporativi di Mancini. Il quale, per inciso, ha vinto la maggior parte dei suoi titoli contro nessuno. Saluti, a presto

      • Luca Rispondi

        21 gennaio 2016 at 08:23

        Egr. dr. Sallusti, averli frequentati non significa sapere di sport. Lei ha scritto un articolo che non si capisce dove voglia andare a parare. La “persecuzione ideologica” di Sarri l’hanno creata solo i giornalisti, quelli da bar dello sport. E lei ci si è voluto ficcar dentro solo per esibizionismo. Sta a vedere che ora, chi insulta è nella ragione e chi si offende è viziato! Lasci perdere, per gli uomini di sport queste cose durano 24 ore poi, da persone serie, ognuno si chiude nel proprio spogliatoio e pensa alla prossima partita. Il giorno dopo restano solo i pettegolezzi dei giornalisti. E le stramberie filosofiche di chi vuol essere più snob dei giornalisti sportivi!

      • Luca Rispondi

        21 gennaio 2016 at 08:41

        Mi scusi, non avevo letto l’ultima frase sulle vittorie di Mancini. Ora mi è più chiaro il senso del suo articolo. Da bar dello sport!

  10. step Rispondi

    21 gennaio 2016 at 14:31

    Quello che è certo è che usare l’omosessualità a mo’ di offesa fa il gioco del politically correct, basta vedere le reazioni. Urlare a una persona “frocio” o “finocchio” fa il gioco di chi esclude tutti coloro che hanno idee non conformi sull’omosessualità. Questi eventi radicalizzano le posizioni configurando da una parte i dogmatici del politicamente corretto e dall’altra gli ignoranti e i cafoni, così viene cancellato dal dibattito chi ha una posizione problematizzante sulla questione, chi ad esempio non nega alcuni diritti ad alcune persone ma non ritiene l’omosessualità un mero orientamento da porre sullo stesso piano dell’eterosessualità. Il comportamento tenuto da Sarri poi, oltre ad essere offensivo, non distingue omosessuale da omosessualità, e questo non va bene. Come dicevo prima, le reazioni dei custodi dell’eticamente corretto sono state scatenate da Sarri e non da Mancini, questo deve far riflettere (Sarri si è anche scusato e ha detto che ha amici gay…). Diciamo, infine, che il tecnico toscano ha dimostrato che pensar male dell’omosessualità e momenti di collera coincidono: ciò porta acqua al mulino del politicamente corretto.

  11. marco Rispondi

    21 gennaio 2016 at 14:46

    “Frocio a chi? Adesso te lo faccio vedere io chi è frocio, testa di cavolo!” Segue scazzottata fermata con difficoltà dall’intervento dei presenti. Elegante? No. Comprensibile sì. “Mamma, mamma, mi ha detto frocio. Uh, buh”. Elegante? No. Comprensibile? No.

  12. Marco Green Rispondi

    21 gennaio 2016 at 23:04

    Quando su certi temi si poteva ancora sorridere, senza cattiveria, senza offesa…altro che “omofobia”…

    (tra l’altro, uno scoop: proprio per Sarri si è trattato di un film di formazione)

    https://www.youtube.com/watch?v=Es9nxN_X8mA

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *