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Anche Renzi si è accorto che Napoli è meglio evitarla

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Alla fine anche Renzi si è accorto che Napoli è meglio evitarla: che la si può amare oppure odiare, che si può provare a salvare o lasciarla dannare, ma che comunque è meglio evitarla. In un’intervista a Il Mattino il premier ha espresso la sua posizione sul capoluogo campano, una sorta di paracula dichiarazione d’amore in cui dice “Ti lascio perché ti amo troppo” (a Napoli infatti il premier non si azzarda a fare una visita istituzionale o personale ormai da una vita): “Amo Napoli in tutte le sue forme”, dice il premier, “ma il sindaco De Magistris ha parlato di Comune derenzizzato con scarso stile istituzionale. Io lo rispetto e cerco di evitare di metterlo in imbarazzo con la mia presenza”. In sostanza, Renzi si rifiuta di visitare una città perché il suo primo cittadino gli sta antipatico, che è un po’ come non andare mai al Louvre perché il direttore del museo è un brutto tipo… La verità, al di là delle schermaglie istituzionali, è che Renzi ha capito che Napoli è incurabile e che le sue terapie hanno contribuito ad aggravarne il male. E così si rifiuta di recarsi al suo capezzale.

Se il capoluogo campano oggi è una città “da evitare”, Renzi infatti dovrebbe chiedersi quanto le sue strategie per il Mezzogiorno hanno condannato quella che un tempo ne era la capitale. La logica dell’assistenzialismo che il premier pure vanta come virtuosa (rivendicando i 450 milioni destinati alla Terra dei Fuochi, gli interventi a pioggia per Bagnoli e gli investimenti per le mega-infrastrutture come la Bari-Napoli) non solo alimenta la piaga storica del parassitismo e dell’indolenza, ma favorisce anche (malgrado gli intenti del governo, ovviamente) la dispersione del denaro pubblico in rivoli torbidi, che ingrossano le file e il potere economico del para-Stato, spesso di natura criminale. Gli appalti e i subappalti della suddetta tratta ferroviaria o della mai conclusa Salerno-Reggio Calabria rischiano di diventare nel migliore dei casi mangiatoia per la classe dirigente locale, nella peggiore terreno fertile su cui lucrano le organizzazione malavitose. Con il paradosso che chi vuole sostituirsi allo Stato si nutre in realtà dei suoi soldi…

Strategia vincente sarebbe piuttosto incentivare la cultura dell’impresa, riconvertire le energie imprenditoriali che confluiscono nella camorra (impressionanti, prescindendo dal merito, se si considera solo il fatturato che sono in grado di generare) in chiave positiva, produttiva e sana, dimostrare coi fatti che investire e creare start up “trasparenti” nel turismo, nell’agroalimentare, nella nuove tecnologie è non solo più onesto (è un argomento che da solo non tiene) ma anche più vantaggioso da un punto di vista economico che trafficare in armi, droga e smaltimento rifiuti. Bisognerebbe presentare l’impresa, la capacità individuale di farsi da sé e alla luce del sole (che è l’esatto opposto della criminalità organizzata e del mercato nero) come più cool della camorra. Come più redditizia. Come più bella.

È un lavoro culturale immane, che però passa anche da sane politiche economiche, che favoriscano la detassazione, gli incentivi alla media e piccola impresa e premino le idee più giovani e originali anziché alimentare il solito carrozzone della spesa pubblica e delle grandi opere, alias cattedrali nel deserto.

Sarebbe questa la vera svolta da dare a Napoli e a tutto il Sud. E invece Renzi ha preferito rinunciare all’impresa, tant’è che oggi Napoli e la Campania, tra De Magistris e De Luca, rappresentano un bacino totalmente indifferente alla narrazione renziana. Lì il peso elettorale del premier è pressoché inconsistente, il Pd è rappresentato da esponenti che si pongono in antitesi (antropologica e politica) rispetto alla sua linea, e là naufraga anche il sogno del Partito della Nazione, che si perde una regione e un pezzo di Paese.

Renzi ha deciso di abbandonare Napoli al suo destino, forse consapevole che potrebbe essergli letale (“Vedi Napoli e poi muori”, recita il motto). Ma dovrebbe capire che a quella sorte infame l’ha condannata anche lui.

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di on 2 gennaio 2016. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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