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E ti pareva. Ora ci tocca anche il presepe musulmano

presepe musulmano 2

Non bastava la battuta infelice di Crozza, che aveva definito Gesù “arabo”. Ora anche la Madonna diventa musulmana. A Pescara l’istituto tecnico Aterno-Manthoné ha infatti allestito un presepe vivente, in cui Maria è musulmana e viene interpretata da Fatou Gaye, studentessa di origine senegalese, mentre a indossare i panni Giuseppe è Catriel de Biase, un altro ragazzo arrivato in Italia da migrante: il Bambin Gesù tuttavia (mistero della fede) è bianco. All’allestimento natalizio (si fa per dire) voluto dalla professoressa Franca Minnucci e sostenuto dalla preside Antonella Sanvitale, hanno partecipato, nel ruolo dei Re Magi, anche l’assessore abruzzese alle Politiche sociali Marinella Sclocco, il sindaco di Pescara Marco Alessandrini e il comandante della Direzione marittima della Guardia Costiera, Enrico Moretti, agghindato con tanto di vistosa kefiah bianco-rossa. Ci mancava solo il simbolo della Mezzaluna al posto della stella cometa… Una bella scenografia kitsch e multiculti ribattezzata, come piacerebbe alla Boldrini, «presepe vivente dell’integrazione».

Si tratta dell’ennesimo colpo alla simbologia del Natale, che ormai è sotto un doppio attacco: la rimozione e la relativizzazione. Da un lato, si tenta di bandire le immagini, i segni e i canti tipici del Natale cristiano, come capitato nella scuola elementare di Rozzano. Dall’altro, si prova a depauperarne e dissacrarne il messaggio all’insegna del politicamente corretto: ed ecco allora il presepe gay e il presepe musulmano, o il presepe simbolo del dialogo multiculturale, come lo ha definito il presidente Mattarella. Il presepe diventa un contenitore neutro in cui ci può star bene tutto, tranne i veri protagonisti.

E invece il presepe ha senso solo se mostra e celebra la nascita di Gesù, figlio di Dio, e insieme figlio di due ebrei (non di due musulmani), Maria e Giuseppe. Ha valore solo se rievoca quell’evento, sia storico che sacro. Se diventa l’origine della nostra fede e della nostra cronologia. E se simbolicamente assurge a genesi della nostra civiltà, cristiana, mediterranea, europea e occidentale.

Il presepe, per credenti e laici, è quello. È la culla, la grotta, la mangiatoia da cui si genera ciò che noi siamo oggi, a duemila e passa anni di distanza. Siamo figli di una cultura giudaico-romana-cristiana: stanno là le nostre radici, checché ne dica l’Europa dei tecnoburocrati. E siamo figli di quel Dio (per chi ci crede).

Umanizzarlo (privando quella rappresentazione di ogni contenuto religioso), omo-nizzarlo (allestendo pacchiani presepi omosessuali), bestializzarlo (facendo sì che i veri protagonisti diventino il bue e l’asinello, come vorrebbero gli animalisti) o relativizzarlo (trasformandolo in un suk multiculturale dove si mescolano fedi e tradizioni) significa ammazzare il presepe. Non uccidiamo Gesù Bambino proprio ora che sta per nascere.

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di on 19 dicembre 2015. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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