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L’ipocrisia del bel mondo su Boko Haram

“L’educazione occidentale è proibita”, questo significa “BokoHaram”. Solo il nome dovrebbe già dircela tutta. Probabilmente, a giudicare dall’aria che tira, dall’ostracismo riservato perfino ai presepi, anche in Italia qualcuno culla meditazioni simili. Allora mentre leggo i più diversi articoli sulle stragi, sui nuovi attentati che sembrano non fermarsi mai, dotte elucubrazioni socio-politologiche sui vari tipi di estremismi religiosi, sincretistici afflati interculturali e teorie colpevolizzanti sul bieco imperialismo occidentale, mi capita di pensare alle ragazze di Chibok. Poco più di un anno e mezzo fa, 276 ragazze furono rapite in quel villaggio nigeriano da un gruppo terroristico noto come Boko Haram, con l’obiettivo di sottrarle alla scuola, prontamente data a fuoco, e venderle come mogli ai migliori offerenti. Fortunatamente, nei mesi successivi, cinquantasette di loro riuscirono a fuggire, riducendo così a 219 il numero delle prigioniere ridotte in schiavitù, o, per alcune fonti, già morte. La campagna #BringBackOurGirls fa il giro della rete da più di un anno e mezzo, ma nessun risultato è all’orizzonte. Il presidente Jonathan Goodluck, cristiano, è stato sostituito dal generale Muhammadu Buhari, musulmano e fortemente critico circa l’inerzia della precedente amministrazione, tuttavia nessuna novità è giunta. Boko Haram vanta nel suo curriculum più di 800 vittime (seconda organizzazione jihadista al mondo, quanto a contabilità dei morti), controllo del territorio a nord est del Paese, affiliazione all’Isis, uso di bambini come bombe ambulanti. Gente bastonata e bruciata viva, lentamente, con un copertone al collo, prelevata a tradimento nelle scuole cristiane: vederla aiuterebbe a comprendere meglio. Un milione e mezzo di profughi in fuga dalle violenze e dalle stragi.

Boko HaramPurtroppo in Nigeria non tutti sono interessati alla fine di queste ragazze e anche nel resto del mondo oggi ben pochi ne parlano. Niente fiaccolate, niente manifestazioni, niente appelli. Pensare che Michelle Obama vedeva in quelle ragazze le sue figlie, la Presidente Boldrini lamentava la negazione del diritto allo studio, perfino Papa Francesco si era unito al coro: oggi qualcuno se ne ricorda? Nel frattempo, faccio notare, è stata anche celebrata la catartica giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

Sembra che la follia di voler imporre il proprio pensiero agli altri sterminando innocenti sia molto di moda, oltre che molto sottovalutata. Mentre questa marea violenta e assurda monta in buona parte del mondo, noi ci destreggiamo come funamboli che camminano sul filo dei distinguo, fra chi dà la colpa al capitalismo, fra chi giustifica e chi tace. Quelle ragazze, con i loro destini scivolati nell’oblio, possono rendere evidente quanto bassi e gretti siano a volte gli interessi in gioco, gli interessi di chi teme l’educazione occidentale e la proibisce semplicemente perché è libera e affrancata da vincoli religiosi. La miseria disarmante di chi vuole comprarsi una moglie sottomessa, terrorizzata e mercificata, perché tanto le supreme verità le ha in tasca e bastano per tutti. L’ipocrisia di chi, dietro a una tastiera, sfoggia solidarietà partecipe e commossa. Certamente oggi abbiamo ben altre urgenze ma queste donne, continuando a esistere, ci sbattono in faccia le nostre parole vuote, e la barbarie che ci ostiniamo a non voler vedere.

La libertà, oltre a non essere gratuita, non può esistere senza memoria: né di chi ha pagato con la vita per conquistarla, né di chi paga ogni giorno per sognarla, ragazze di Chibok comprese. L’educazione occidentale è proibita, e noi che ne godiamo, non la sappiamo neanche difendere.

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di on 3 dicembre 2015. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a L’ipocrisia del bel mondo su Boko Haram

  1. Marco Rispondi

    3 dicembre 2015 at 10:38

    Per queste bestie ignoranti essere terroristi e’ un mestiere nient’altro.Ammazzare gente ad ordine d’altri e’ il loro lavoro insieme a procurare sofferenze indicibili.

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