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La dittatura del climatismo

grande fratello

Il tempo cambia senza chiedere permesso all’uomo. A Parigi è in corso la 21sima Conferenza sul Clima (COP21) per decidere che caldo farà, ovvero trovare un accordo mondiale che dal 2020 subentri alla famosa piattaforma di Kyoto. Il must, ripetuto come un mantra, è la temperatura media superficiale del pianeta non superi i due gradi rispetto ai livelli preindustriali. Ma, osserva Uberto Crescenti, professore Emerito di Geologia Applicata nell’Università Gabriele d’Annunzio di Chieti-Pescara, «se si fa un confronto con il Periodo Caldo Medioevale, in cui le temperature erano di circa 2-3 gradi superiori a quelle attuali, si propone, in pratica, che il riscaldamento debba essere limitato tanto che la temperatura risulti inferiore a quella già verificatasi nel Medioevo (e in molte epoche precedenti) quando non sono avvenute tutte le catastrofi che puntualmente ci vengono preannunciate». Crescenti lo scrive nella presentazione a un libro nuovo di zecca di cui conviene dotarsi subito, Il climatismo: una nuova ideologia, edito a Roma da 21esimo Secolo. L’autore è Mario Giaccio, professore ordinario di Tecnologia e innovazione nonché di Tecnologia ed economia delle fonti di energia nel Dipartimento di Scienze nel succitato ateneo.

Il suo curriculum parla da sé: a Pescara ha presieduto nove anni la Facoltà di Economia e cinque quella di Scienze Manageriali; ha insegnato nelle Università di Bari, Modena, Bologna, Ancona e Milano Bicocca; ha diretto la rivista scientifica Journal of Commodity Science, Technology and Quality (con comitato scientifico e referee internazionali); è responsabile scientifico del Research Centre for Evaluation and Socio-Economic Development e membro dell’United Nation Academic Impact; e nella sua faretra ci sono oltre 100 lavori scientifici pubblicati su periodici italiani e internazionali.

Il grande problema dell’allarmismo climatico, infatti, non è che il primo che passa dice la sua, ma il fatto che nella civiltà degli hashtag i quidam de populo sono vangelo. Il che sarebbe solo folclore da Speaker’s Corner se non fosse che i governi c’investono miliardi, i costi fiscali per i cittadini crescono, il regressismo tecnologico incombe e la civiltà arretra invece di avanzare. Uno dei padre nobili del climatismo è James Hansen, che nel 1981 divenne direttore del Goddard Institute for Space Studies della Nasa e che oggi è professore aggregato nel Dipartimento di Scienze terrestri e ambientali nella Columbia University di New York. Prende lo stipendio da scienziato, ma è un profeta, capace di indirizzarsi a un mostro sacro come Barack Obama per dettargli l’etica: «la questione morale predominante del secolo XXI […] sarà il cambiamento climatico, paragonabile al nazismo affrontato da Churchill nel secolo XX e alla schiavitù affrontata da Lincoln nel secolo XIX».

Climatismo-cover

Dal 1988 alle Nazioni Unite non si parla di altro. A dettare legge è l’Intergovernmental Panel on Climate Change. Per suo tramite s’impongono quei summit che volenti o nolenti gli Stati sono costretti a frequentare per non essere esclusi dal jet-set (come capita all’Italia quando François Holland e Angela Merkel discutono di cose serie lasciando Matteo Renzi a giocare con Twitter). Da lì è un piano inclinato fino alla casalinga di Voghera. Il riscaldamento globale per colpa dell’uomo è una verità scientifica accettata all’unanimità dagli scienziati. Chi lo ha detto? La soubrette e la fiction in tivù. Ma sono bubbole. Le cause della variazioni climatiche sono tante e nessuna riconducibile a colpe umane. C’entrano l’attività del Sole e la variazione delle macchie solari, le irregolarità dell’orbita terrestre che producono effetti ciclici ogni tot migliaia di anni (o persino decine e centinaia di migliaia di anni), il moto di rotazione del nostro pianeta sul proprio asse, l’influenza enorme dei mari (che non sono mai uguali a se stessi), e così via.

Un mondo che cambia, insomma, continuamente. Il climatismo, invece, poggia sull’assunto, assurdo, che la Terra ristagni e che ogni mutamento sia colpa perversa dell’unica specie indegna di difesa, l’uomo, il vero virus. È la stessa ideologia museale della conservazione mummificata del wildlife che ci porta ad adorare cadaveri impagliati di animali e foto di quanto era bello il pianeta senza industrie e altre schifezze umane solo perché non ci si ricorda più di come tutto fosse peggio. Basta fare quattro passi fuori dall’Occidente per rendersi conto che lo “stato di natura” di Thomas Hobbes, John Locke e Jean-Jacques Rousseau è un incubo. Mentre è stato sufficiente fare un giro al padiglione Expo 2015 d’Israele per rendersi conto, in pochi minuti gestiti con gusto, simpatia e innovazione, di come il genio dell’uomo sia capace di trasformare la sabbia in orto, raggiungendo eccellenze tecniche mai viste che poi esporta nel mondo vendendone (giustissimamente) i segreti persino agli “avversari”.

Il dito climatista è puntato contro l’anidride carbonica prodotta dai combustibili fossili. Che però è solo il 5% dell’anidride carbonica atmosferica. Il resto è business. «Il funzionamento del sistema di scambio delle emissioni è all’incirca il seguente», spiega Giaccio. «La Commissione Europea definisce i limiti di emissioni di anidride carbonica della Comunità e si occupa di distribuire le quote agli Stati membri. Gli Stati membri assegnano alle imprese la quantità che ciascuna può emettere» e da qui comincia il gioco della compravendita del “diritto a inquinare” con cui gli Stati controllano e taglieggiano le industrie. «È il cosiddetto sistema di cap and trade, per cui si fissa un limite alla quantità totale di emissioni da produrre e si permette ai partecipanti di vendere o acquistare crediti (o “licenze”) che consentano loro di raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni». Tradotto significa frodi, corruzioni e nessun risultato apprezzabile di riduzione dell’anidride carbonica. Una cosa brutta, ma è la ricetta sicura per egemonizzare il pianeta, mettere il guinzaglio alla libertà d’intrapresa e condizionare il mondo. Negli anni 1970 si è fatto lo stesso con la demografia, allorché il “Club di Roma” s’inventò la bugia della sovrappopolazione mondiale. Le due cose vanno sempre a braccetto e la vittima è sempre l’uomo. Esisteva il nazionalsocialismo, oggi c’è il climatosocialismo globale.

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di on 7 dicembre 2015. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

24 commenti a La dittatura del climatismo

  1. Sergio Andreani Rispondi

    7 dicembre 2015 at 15:00

    Quando nel solo Ministero del Tesoro USA ci sono tutti questi ebrei, non occorre domandarsi perchè vogliano tassare anche la Anidride carbonica.

    Chi c’è nel Ministero del Tesoro “americano”

    In fondo, non siamo ancora abbastanza servi, noi europoidi. Non come gli americani. Perché è curioso vedere come era composto il Ministero del Tesoro Usa quando lo dirigeva il ministro Timothy Geitner, ossia fino al 2013.

    http://thezog.info/who-controls-the-treasury-department/

    Vice-segretario al Tesoro: Neal S. Wolin(Ashkenazi Jew). Tesoriera: Rosa G. Rios (latinoamericana) . Capo della Staff. Mark A. Patterson(Ashkenazi Jew) – vice-assistente del segretario: Matthew Kabaker(Ashkenazi Jew) – consigliere del segretario : Lewis A. “Lee” Sachs(Ashkenazi Jew) – altro consigliere: Gene B. Sperling(Ashkenazi Jew) – terzo consigliere Lewis Alexander(Ashkenazi Jew) – quarto consigliere: Richard L. “Jake” Siewert, Jr.(Ashkenazi Jew) – Sottosegretario per le finanze interne: Jeffrey A. Goldstein(Ashkenazi Jew) – Assistente segretario per le istituzioni finanziarie: Michael S. Barr(Ashkenazi Jew) – Assistente segretario per i mercati finanziari: Mary J. Miller(Ashkenazi Jew) – Assistente segretario per la stabvilità finanziaria Timothy Massad(Ashkenazi Jew) – Assistente del segretario al fisco: Richard Gregg(Ashkenazi Jew) – Assistente segretario per la politica economica: Alan B. Krueger(Ashkenazi Jew) – consigliere generale: George W. Madison(afro-americano) – Sottosegretario per gli affari internazionali Lael Brainard(Ashkenazi Jew) – Uassistente segretario per la finanza internazionale: Charles A. Collyns (caucasico ) – Assistente segretaria per i mercati internazionali e lo sviluppo: Marisa Lago(latina) – assistente segretario per gli affari legislativi: Kim N. Wallace(nero ) – Assistente segretario per il management: Daniel M. Tangherlini(origine italiana) Assistente segretario per gli affari pubblici Jenni R. LeCompte(Northern European) – assistente segretario per la politica tributaria Michael F. Mundaca (latino)

    e poi si ricomincia:

    David S. Cohen(Ashkenazi Jew) – Under Secretary for Terrorism and Financial Intelligence
    http://www.treasury.gov/about/organizational-structure/Pages/cohen-e.aspx

    S. Leslie Ireland(Ashkenazi Jew) – Assistant Secretary for Intelligence and Analysis
    http://www.treasury.gov/about/organizational-structure/Pages/ireland-e.aspx

    Daniel L. Glaser(Ashkenazi Jew) – Assistant Secretary for Terrorist Financing
    http://www.treasury.gov/about/organizational-structure/Pages/glaser-e.aspx

    Adam J. Szubin(Ashkenazi Jew) – Director, Office of Foreign Assets Control
    http://www.treasury.gov/about/organizational-structure/Pages/szubin-e.aspx

    Eric Hampl(Ashkenazi Jew) – Director, Treasury Executive Office of Asset Forfeiture.

    James H. Freis, Jr.(Ashkenazi Jew) – Director, Financial Crimes Enforcement Network
    http://www.fincen.gov/about_fincen/pdf/bio_director.pdf

    Donna J. Gambrell(Sub-Saharan African) – Director, Community Development Financial Institutions Fund
    http://www.cdfifund.gov/who_we_are/director/bio_dgambrell.asp

    Douglas H. Shulman(Ashkenazi Jew) – Commissioner, Internal Revenue Service (IRS)
    http://www.irs.gov/irs/article/0,,id=98192,00.html

    John E. Bowman(Ashkenazi Jew) – Director, Office of Thrift Supervision (OTS)
    http://www.ots.treas.gov/?p=ActingDirector

    John Walsh(Northern European) – Acting Comptroller, Office of the Comptroller of the Currency (OCC)
    http://www.occ.treas.gov/about/leadership/biographies/bio-john-walsh.html

    David A. Lebryk(Northern European) – Commissioner, Financial Management Service (FMS)
    http://www.fms.treas.gov/aboutfms/lebryk_bio.html

    Van Zeck(Northern European) – Commissioner, Bureau of the Public Debt
    http://www.publicdebt.treas.gov/whoweare/people.htm

    Neil M. Barofsky(Ashkenazi Jew) – Special Inspector General, Troubled Asset Relief Program (TARP)
    http://www.sigtarp.gov/about_ig.shtml

    Kenneth R. Feinberg(Ashkenazi Jew) – Special Master for Executive Compensation
    http://online.wsj.com/article/SB124416737421887739.htm

    Che dire di una simile lista? Ci limitiamo a deplorare nella forma più vibrante la mancanza di “sefardi jews” nel ministero americano del Tesoro: perché questa ingiustizia?

    • Massimo Rispondi

      7 dicembre 2015 at 20:21

      Complimenti, bel razzista. Adesso sì che il dibattito sul cambiamento climatico ha ricevuto un contributo essenziale. Inqualificabile.

      • Sergio Andreani Rispondi

        8 dicembre 2015 at 07:03

        Razzista sarà lei.

        Io sono indignato proprio perchè NON sono razzista.

        Non le pare che la comunità ebraica sia ” leggermente ” sovra-rappresentata ?

        Un po’ di spazio anche alle altre etnine e religioni….che diamine !

    • Milton Rispondi

      8 dicembre 2015 at 10:39

      Caro Sergio Andreani, glielo dico con simpatia e profonda comprensione umana: cerchi un buon medico, oppure un esorcista.

  2. Guglielmo Piombini Rispondi

    7 dicembre 2015 at 16:47

    Complimenti a Marco Respinti per aver segnalato e recensito questo libro.

    Penso anch’io che quello del riscaldamento globale sia un pretesto per creare un governo mondiale burocratico e totalitario, col potere di controllare tutto e tassare tutto.

  3. Marco Green Rispondi

    7 dicembre 2015 at 21:22

    Ma cos’è, uno scherzo? Un testo demenziale?

    Restiamo obiettivi e guardiamo ai fatti: chi sottolinea il problema del surriscaldamento globale (che, certo, è influenzato da numerosi fattori)lo fa associando la crescita di temperatura all’arco di tempo relativamente breve in cui si è verificata.

    Quando leggo frasi come quelle che seguono mi vengono seri dubbi sull’intelligenza (o serietà) di chi le scrive…

    ————————

    “Le cause della variazioni climatiche sono tante e nessuna riconducibile a colpe umane. C’entrano l’attività del Sole e la variazione delle macchie solari, le irregolarità dell’orbita terrestre che producono effetti ciclici ogni tot migliaia di anni (o persino decine e centinaia di migliaia di anni), il moto di rotazione del nostro pianeta sul proprio asse, l’influenza enorme dei mari (che non sono mai uguali a se stessi), e così via.
    Un mondo che cambia, insomma, continuamente. Il climatismo, invece, poggia sull’assunto, assurdo, che la Terra ristagni e che ogni mutamento sia colpa perversa dell’unica specie indegna di difesa, l’uomo, il vero virus”.

    • Milton Rispondi

      8 dicembre 2015 at 10:56

      Caro Marco Green, lei scrive:”Ma cos’è, uno scherzo? Un testo demenziale?”.

      Non le sembra la sua una posizione fideistica che non ammette discussione in quanto priva di dubbi?. Conseguentemente lei non confuta nel merito l’articolo, semplicemente afferma “l’evidente aumento (della temperatura) nell’arco di un tempo relativamente breve”. Assunto oltretutto falso.

      Non le sembra anche la sua posizione, e quella di coloro che la pensano come lei, un tantino presuntuosa. Nel senso di ritenersi tanto importanti e decisivi da imporre al clima di assoggettarsi alla volontà umana? Non è che magari il buon Dio, o per chi non crede la Natura, se ne fregano delle emissioni di CO2 umane, visto che oltretutto rappresentano solo il 5% della CO2 dell’atmosfera?.

      • Marco Green Rispondi

        8 dicembre 2015 at 13:30

        Sig. Milton buongiorno,
        da quanto dice mi vien da pensare che non abbia neanche letto quello che ho scritto; in compenso mi attribuisce una considerazione sciocca che ovviamente non condivido (“ritenersi tanto importanti e decisivi da imporre al clima di assoggettarsi alla volontà umana”).

        Ci sono tanti fattori a influenzare il clima e l’attività umana è solo uno di questi, addirittura irrilevante se pensiamo ai grandi cambiamenti che il clima può avere nell’arco anche solo di decine di migliaia di anni.

        Ma qui si sta ragionando in termini relativi a questa fase storica.

        Sono assolutamente aperto al confronto e, nel mio piccolo, mi sono informato su questo tema, trovando che il problema del surriscaldamento globale contemporaneo influenzato in modo significativo dall’attività umana sia reale, avendo un fondamento oggettivo e innegabile.
        C’è bisogno che lo dimostri io?
        Ci sono innumerevoli studi e autorevoli scienziati e uomini di cultura che lo sostengono, non avrei nessun problema a riportarli qui.

        E’ LEI CHE DEVE CONFUTARE, caro Milton!
        Con grande sicurezza afferma che: “l’evidente aumento della temperatura nell’arco di un tempo relativamente breve” sia un assunto falso.

        Benissimo, lo dimostri e sarò felicissimo di darle ragione!

        • Milton Rispondi

          8 dicembre 2015 at 22:01

          Sig. Marco Green buonasera, riconosco subito il mio torto nell’aver affermato come “assunto falso” il riscaldamento in tempi brevi.
          E’ questa la tesi di numerosi scienziati, oltre a quello citato in questo articolo ed altri, il Prof. Franco Battaglia (che recentemente ha scritto persino al Papa una lunga lettera con spiegazioni e grafici molto interessanti sul tema).
          Credo che le cose stiano effettivamente così, ma dal basso delle mie competenze ciò non mi consente di esserne certo.
          E’ comunque assodato, e non confutato da nessuno, che la Groenlandia sia stata colonizzata dai Vichinghi con allevamenti di bovini nei secoli XI e XII, che nell’Inghilterra del XII secolo si coltivava la vite. E sicuramente in quel periodo la scarsa popolazione umana e la assenza di attività industriali non ne erano la causa.

          • Marco Green

            10 dicembre 2015 at 13:56

            Chiaro che nella variazione del clima avvengono e sono avvenuti cicli determinati da fattori “naturali”(anche relativamente a breve: pensi al raffreddamento degli anni ’70) che nessuno si sogna di negare e che ovviamente vengono considerati.

  4. Marco Green Rispondi

    7 dicembre 2015 at 22:00

    Preciso: un conto è criticare il sistema di potere che c’è dietro al global warming, un altro è arrivare a negare l’evidenza scrivendo assurdità e addirittura attribuendo, per comodità, colossali sciocchezze alla controparte.

    Scrive: “Le cause della variazioni climatiche sono tante e nessuna riconducibile a colpe umane”.

    Si intende che l’attività umana non ha avuto NESSUN effetto sul recente aumento della temperatura globale?
    NESSUNO? E’ un modo di argomentare serio questo?
    “Colpe” umane? E’ serio ricorrere a un simile termine?
    Ah già, ci si prepara a spararla oltre, quel finale dell’ “uomo visto come virus”.

    Scrive: “C’entrano l’attività del Sole e la variazione delle macchie solari, le irregolarità dell’orbita terrestre che producono effetti ciclici ogni tot migliaia di anni (o persino decine e centinaia di migliaia di anni), il moto di rotazione del nostro pianeta sul proprio asse, l’influenza enorme dei mari (che non sono mai uguali a se stessi), e così via”.

    Certo, vari fattori, ma come scritto prima il punto è l’aumento nell’arco di un tempo relativamente breve.
    Qui però la parte che meglio qualifica lo scritto è quel finale “e così via”.

    “Un mondo che cambia, insomma, continuamente. Il climatismo, invece, poggia sull’assunto, assurdo, che la Terra ristagni e che ogni mutamento sia colpa perversa dell’unica specie indegna di difesa, l’uomo, il vero virus”.

    E dove l’avrebbe letta questa sciocchezza da associare al “climatismo”? Certo molto facile darsi ragione da soli quando si attribuisce all’ “avversario” simili scemenze.

    • Marco Green Rispondi

      7 dicembre 2015 at 22:09

      (nella prima frase ho saltato un pezzo…anche se potrebbe anche andar bene così com’è)
      Un conto è criticare il sistema di potere che c’è dietro alla denuncia del global warming, un altro è arrivare a negare l’evidenza scrivendo assurdità e addirittura attribuendo, per comodità, colossali sciocchezze alla controparte.

    • Davide Rispondi

      8 dicembre 2015 at 17:43

      Vabbè Marco, ma tu prendi sul serio gli articoli e gli editoriali di questo “giornale”?
      Se si sei tu che sbagli..

    • Paolo Rispondi

      7 gennaio 2019 at 01:07

      Preciso: un conto è criticare il sistema di potere che c’è dietro al global warming, un altro è arrivare a negare l’evidenza scrivendo assurdità e addirittura attribuendo, per comodità, colossali sciocchezze alla controparte.

      Esattamente. E direi soprattutto le politiche (policy) in generale, messe in atto dai vari governi. Purtroppo una marea di liberali da quest’orecchio non ci sente, non riesce a cogliere la distinzione. E dire che da Hume a Popper passando per Weber, dovrebbe proprio essere pane per denti liberali (e mon dimenticando Hayek). Il punto è che, a dispetto dell’immagine che ha di sé, buona parte del liberalismo mass-mediatico, da destra a sinistra, finisce per scadere nella più becera semplificazione ideologica quando si passa da generiche filosofie a problemi complessi e delicati come questo. Ci aggiunga anche che il tipico liberale da quotidiano italiano (simile in questo all’intellettualoide radical-chic che giustamente aborrisce) ha scarsissime conoscenze scientifiche e pure economiche, quindi è totalmente incapace di filtrare e valutare da sé e deve ricorrere ai titoli degli autori dei saggi di cui ciancia, senza avere strumenti per entrare nel merito ma riducendo tutto a ‘lotta ideologica’. Sa chi seguiva questa strategia? I nemici giurati: i marxisti! Sarebbe davvero ironico se, essendo liberale anch’io, non trovassi tutto ciò triste e sconsolante. Evidentemente, nel perenne schiacciamento del conflitto ideologico tra le culture più becere della destra e della sinistra, anche l’originale indipendenza liberale è andata a farsi benedire. Con buona pace dei maestri del liberalismo classico, che tanto ci hanno insegnato. Ma si sa, gli epigoni valgono spesso meno dei maestri. Per tornare al parallelo di cui sopra, basti notare, sulla scia di un vero maestro quale fu Raymond Aron, la distanza che separa il pur doverosamente criticabile Marx, dagli insulsi nipotini marxisti attuali e del secolo appena trascorso.

  5. adriano Rispondi

    8 dicembre 2015 at 09:48

    Il buonsenso e l’esperienza suggerisce di dubitare delle capacità umane di influire ,nel bene e nel male,su scala planetaria.Siamo piccoli e insignificanti.Sulle energie alternative da sempre ho delle riserve per quel poco di conoscenze tecniche che ho.Quando però i dubbi determinati dall’intuito ricevono conferma da chi ne sa di più questa convergenza se non è una prova ,ci assomiglia assai.E leggendo le argomentazioni di Franco Battaglia ho capito tecnicamente ciò che non funziona.Le fonti energetiche devono avere la possibilità di modulare l’erogazione in funzione della richiesta,non della speranza.Per questo attualmente sono da considerarsi affidabili solo quelle derivanti dai fossili,dal nucleare e dalle centrali idroelettriche.Inoltre negli ultimi venti anni la temperatura media è rimasta sostanzialmente stabile mentre l’emissione di anidride carbonica aumentava.Come dice Battaglia non c’è alcuna dimostrazione che leghi i due parametri,anzi è il contrario.La convinzione comune che invece ci sia,lui la chiama “consenso scientifico” ingiustificato ed io concordo con lui.

  6. Diana Rispondi

    8 dicembre 2015 at 11:19

    Nonostante i paragrafi siano “virgolettati”, non mi è riuscito di capire dove finisce la citazione del pensiero di Giaccio e dove inizia quello dell’autore, ma fa lo stesso. Pur non volendo addossare alla “povera razza umana” ogni colpa riguardo alle macro variazioni climatiche, che avverrebbero con o senza di lei, secondo me, sarebbe bene mantenere un minimo di buon senso e pensare anche alla qualità della vita dell'”uomo virus”: questo uomo virus scrivente, in particolare, vorrebbe che il cielo sopra la sua testa rimanesse blu, per quanto possibile, e vorrebbe evitare di camminare con la mascherina perennemente sulla faccia come fanno ormai a Pechino, dove l’inquinamento ha raggiunto soglie inverosimili. Io non credo proprio che imporre alle industrie filtri decenti significhi “taglieggiarle” e non credo che cercare di limitare le emissioni sia sbagliato, vivere accanto a una ferriera per credere. Frodi e corruzioni fanno parte della realtà umana, si possono arginare aumentando i controlli, non è certo con la “liberalizzazione del potere di inquinare” che si annullano: libertà d’impresa non significa inquinare a piacimento, alcuni valori per questo particolare uomo virus, dovrebbero ancora contare qualcosa di più del solito dio denaro. Se poi preoccuparsi di lasciare alle generazioni future un mondo “abitabile” significa essere nazisti – e qui non so se il pensiero è di Giaccio o di respinti -, beh, mi pare che abbiamo perso l’equilibrio e la misura.

    • Davide Rispondi

      8 dicembre 2015 at 17:47

      completamente d’accordo con te.
      Il problema è che questo giornale tende a banalizzare e categorizzare qualsiasi cosa in destra e sinistra. L’ambientalismo da queste menti illuminate è visto come un qualcosa “di sinistra”, quindi si arriva pure a dire che non esistono i cambiamenti climatici pur di andarci contro..

  7. Davide Rispondi

    8 dicembre 2015 at 17:39

    Ah beh, se lo dice il professore dell’Università di Chieti-Pescara…
    Peccato che il 99% della comunità scientifica dice che la relazione tra le attività umane e il cambiamento climatico è inequivocabile..E lo vediamo noi tutti i giorni, con sbalzi termici da un giorno all’altro che 20 anni fa non esistevano, con caldo record d’estate e neve ormai rarissima d’inverno.
    Sono di destra, ma non sono masochista, e se permettete vorrei vivere in un pianeta vivibile

  8. Franco C. Rispondi

    8 dicembre 2015 at 18:54

    Quante chiacchiere ! Forse perchè non costano nessuna fatica a parte quella di muovere la bocca?
    Passiamo dunque all’ azione !
    Cominciamo con non usare più l’ automobile se non in caso di emergenza. Una sola auto per famiglia, naturalmente. Quindi non andiamo più in vacanza e nemmeno facciamo la gitarella fuori porta alle feste. Andiamo in discoteca solo se si può raggiungere a piedi, oppure incamminiamoci il giorno prima. Ovviamente non prendiamo mai più un aereo per andare alle Maldive e in altri posti ameni.
    In casa scaldiamo solo un locale, evitando di superare i diciotto gradi, naturalmente. Accendiamo solo una lampadina a basso consumo energetico e smettiamola di comperare oggetti se non quando quelli che abbiamo sono irrimediabilmente rotti, nei pantaloni consunti mettiamoci le toppe, così le industrie inquineranno moooolto di meno producendo moooolto di meno.
    Cominciamo allora ! O continuiamo col gioco dell’ “armiamoci e partite” ?

    • db56 Rispondi

      9 dicembre 2015 at 17:42

      Buonasera Franco, approvo al 100% quello che lei ha scritto però……non vedo nessuno dei benpensanti che sopra hanno riportato le loro tesi sul “problema-uomo ” inquinamento, aderire entusiasticamente ai suoi suggerimenti.
      Non sarà perché è molto più facile blaterare e moooolto più difficile mettere in pratica le sciocchezze che si annunciano ?

  9. adriano Rispondi

    9 dicembre 2015 at 07:23

    Mi sembra ci sia un pò di confusione.La questione non è se ci siano cambiamenti climatici.E’ stabilire da cosa dipendano.Si fa fatica ad accettare la colpa unica dell’uomo,per il semplice motivo che c’erano anche in sua assenza.Ammettendo anche ,a priori perchè dimostrarlo non si può,che l’anidride carbonica prodotta da noi ne sia una causa ,siamo sicuri che sia quella prevalente?Altrimenti si fanno interventi che servono a nulla.

    • Lucia Rispondi

      9 dicembre 2015 at 21:39

      caro Adriano, nella storia il clima non è mai cambiato cosi massicciamente nel giro di pochi anni.
      Se il 99,9% degli scenziati dice che i motivi sono in gran parte imputabili alle attività umane perchè non dovremmo credergli?

  10. Massimo Maraziti Rispondi

    9 dicembre 2015 at 09:59

    L’impatto dell’uomo sul clima e’ proporzionale al numero degli abitanti del pisneta, anche se non tutti gli individui hanno lo stesso impatto. Una strategia seria dovrebbe prevedere il rallentamento della crescita demografica, o addirittura porsi il problema di una decrescita (felice?). Questo argomento invece e’ totalmente assente dalla conferenza COP21. Com’e’ possinile un’omissione cosi’ macroscopica?

    • Mister Libertarian Rispondi

      10 dicembre 2015 at 09:03

      Perchè non inizi a dare il contributo alla causa andando a vivere in una caverna (decrescita) o suicidandoti (lotta alla crescita demografica)?

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