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Il vero record di Renzi

L'uomo che sognava di entrare nei guinness per velocità delle riforme e tasse tagliate ha ottenuto un solo primato: quello del debito pubblico, cresciuto oltre i 2.200 miliardi sotto il suo governo. Nessuno prima di lui c'era riuscito...

Renzi debito pubblico

Più che premier, l’uomo ambisce da sempre a essere il primo. Sin da quando assurge a primo cittadino di Firenze, Renzi aspira a entrare in tutti i guinness dei primati. Diventato nel 2014 presidente del Consiglio più giovane di sempre (a soli 39 anni), Matteo da Rignano sull’Arno si presenta come il riformatore più rapido della storia, promettendo una riforma al mese, in grado di trasformare il sistema Paese in meno di mezzo anno. Subito dopo si vanta di essere il più grande tagliatore di tasse di ogni era, capace di eliminare 50 miliardi di imposte in cinque anni. Nemmeno il tempo di dirlo, che si fregia del titolo di segretario di partito riuscito a portare il Pd a migliori risultati di ogni tempo, oltre il 40%. E poi la spara grossa, promettendo di rendere l’Italia il Paese più solido di Europa, «più forte della Germania». Gli mancavano solo i premi come battutista più divertente, premier più affascinante e motivatore più valido e il medagliere era al completo. Sembrava ci fossero tutti gli elementi, insomma, per fare di lui uno Special One, per dirla alla Mourinho, o per consacrarlo nella dorata solitudine che spetta ai Numeri Primi.

Peccato che invece Renzi abbia ottenuto un altro record e sia destinato a entrare nei guinness per una ragione molto meno gratificante. Sotto il suo governo il debito pubblico ha raggiunto i livelli più alti di ogni epoca, toccando quota 2.200 miliardi. Secondo i dati Bankitalia, nel mese di ottobre il debito pubblico è salito a 2.211,8 miliardi, sfiorando il picco massimo registrato lo scorso maggio di 2.218,2 miliardi. Parliamo di un incremento nei primi dieci mesi del 2015 di oltre 75 miliardi e di un aumento, da quando Renzi è al comando (cioè, dal febbraio 2014), di circa 105 miliardi.

Per capirci, nel novembre 2011, quando Berlusconi ha dovuto lasciare il governo e la situazione italiana appariva insostenibile agli occhi dell’Europa, il debito pubblico era a quota 1904,8 miliardi: cioè 200 miliardi in meno rispetto a ora. E giusto per stare sui numeri, facciamo notare anche che nei primi sette mesi del governo Renzi il debito pubblico è aumentato con il ritmo maggiore di sempre negli ultimi 20 anni: + 141,20 euro pro capite ogni mese, come fa notare il network americano Bloomberg.

Tutto questo per dire che oggi ogni italiano che nasce si trova sulle spalle una fetta di debito pubblico pari a 36mila euro. E non basteranno per colmarla né gli 80 euro mensili, né i vari bonus cultura da 500 euro destinati a studenti e insegnanti. Il buco è molto più grande di quanto Renzi provi a non far credere o tenti di riempire. Ed è l’unica cosa che subisce una crescita costante e consistente, non da zero virgola: mentre l’aumento del Pil è appeso allo 0,7%, mentre si festeggia se l’occupazione fa registrare un timidissimo +0,4%, il debito pubblico è aumentato del 5% in due anni. Cifre da boom, peccato siano negative.

Così, alla fine del suo quinquennio, anziché un medagliere da Special One, Renzi rischia di trovarsi con Zero Tituli. A parte i Titoli di Stato, ovviamente, che si continuano a vendere nella speranza (vana) di colmare quel buco.

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di on 17 dicembre 2015. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

14 commenti a Il vero record di Renzi

  1. Francesco_P Rispondi

    17 dicembre 2015 at 10:59

    … infine tutta Italia divenne un unica gigantesca Banca Etruria.

  2. Padano Rispondi

    17 dicembre 2015 at 11:25

    Perché questo giornale d’opinione del Nord non parla mai del Nord?Chiunque abbracci il tricolore dovrebbe avere la lucidità e l’onestà di dire: Signori, se decidete di restare Italiani, dovete sapere che i vostri risparmi sono più o meno perduti. Il debito pubblico italiano si avvia matematicamente verso la soglia di insolvenza (140%, 200%, 300, fate voi, finché ve la sentite di prestare a un debitore che non potrà pagare): il punto fondamentale è che, in presenza di un sistema economico strutturalmente non in grado di crescere (si disquisisce dello 0.8/0.9 ottenuto in condizioni di euro debole e petrolio a prezzi stracciati, dimenticando che i livelli del 2007 verranno ri-raggiunti, se il vento continua a tirare, verso il 2025), la baracca può tenere solo se:
    – gli spread continuano a essere calmierati dalla BCE, grazie a un’espansione monetaria senza precedenti che, tuttavia, non riesce a impedire la deflazione
    – i contribuenti padani continuino ad accettare di sostenere un avanzo primario di dimensioni colossali: oltre il 10% del proprio PIL! (perché ci spiegano che l’Italia ha un avanzo primario pari all’1,6% del proprio PIL, ma questo rappresenta il famoso pollo di Trilussa dato dalla media tra l’11% del Nord, il 2,4 del Centro e il -17% del Sud, dati 2012).
    Un Nord indipendente potrebbe farsi carico dell’intero debito italiano: col suo avanzo primario lo ESTINGUEREBBE in 25-30 anni, con gli interessi. Se il Nord deve mantenere il Sud E sostenere il debito italiano, il collasso è certo. E’ solo questione di tempo.

    • Michele Rispondi

      17 dicembre 2015 at 12:40

      Purtroppo lei ha perfettamente ragione. E purtroppo sono ancora troppo pochi al nord a rilettere su questi pochi, illuminanti, tragici numeri.

    • Ernesto Rispondi

      17 dicembre 2015 at 23:10

      Trota! Moratti! Mutande verdi di Cota! Batman! Batman! [Rutto da Tavernello] Questa, più o meno, la risposta ai suoi inoppugnabili argomenti di un elettore comunista del nord. E sono tanti, caro amico. E sono quasi tutti meridionali, e ce li hanno mandati (e ce ne mandano ogni anno) per tenerci al giogo. Non si fanno le rivoluzioni con la lingua o con la penna.

      • Padano Rispondi

        21 dicembre 2015 at 14:28

        Nell’UE del XXI secolo le rivoluzioni NON si fanno con le armi.
        E, soprattutto, autodeterminazione NON vuol dire no all’Europa: l’UE deve diventare il contenitore dei popoli liberi).

        Vedi Scotland (cavoli loro se non hanno avuto il coraggio di decidere quando ne hanno avuta la possibilità), Catalunya.

  3. adriano Rispondi

    17 dicembre 2015 at 14:09

    Il problema non è la dimensione del debito ma la sovranità sulla moneta.Come mi sembra abbia detto una volta Buffett parlare di insolvenza non ha senso per chi può stampare.Oggi con Draghi i nostri titoli dal rating spazzatura rendono meno di quelli USA.Domani chi lo sa.Come all’inizio dell’avventura dell’euro utilizziamo un periodo favorevole al contenimento del debito per aumentarlo.Quando finirà saranno dolori ed avendo consegnato le armi per difenderci al nemico resterà solo la resa.

    • Padano Rispondi

      21 dicembre 2015 at 14:26

      Questo vale per tutti i debiti pubblici extra-euro (Giappone, USA, UK… il Giappone ha un debito al 270% del PIL, ma nessuno se ne preoccupa perché la BoJ può stampare tutti gli yen che vuole).

      I Paesi dell’area Euro hanno ceduto la loro sovranità monetaria alla BCE, per cui il debito, per questi, è “piuttosto reale” (ovvio che se la Grecia avesse avuto ancora la dracma non avrebbe mai preteso e ottenuto l’hair-cut del 53,5%…).

  4. Milton Rispondi

    17 dicembre 2015 at 17:34

    Sbagliato caro Veneziani. Dal 2011 al 2015 se il debito è passato da 1.905 miliardi a 2.200 l’aumento è di 300 miliardi (non 200).
    Vale a dire che è cresciuto di circa il 3,5% annuo medio, nonostante condizioni esterne favorevolissime (tassi, petrolio, cambio).
    Il bello arriverà presto con la progressiva attenuazione di queste condizioni eccezionali, mentre il PIL arranca ed i giovani continuano necessariamente ad emigrare al ritmo di circa 100.000 all’anno.

    Dovrebbe essere chiaro che nessun paese come l’Italia può progredire con una spesa pubblica al 53% del PIL. La Svizzera è la Svizzera semplicemente perché spende il 35%. La Gran Bretagna il 45% ma con le riforme impostate da Cameron punta ad arrivare al 37%.
    Renzi e tutti i suoi predecessori (compreso Berlusconi) invece punta alle mancette per conservarsi la poltrona ancora per qualche anno.

    • Padano Rispondi

      21 dicembre 2015 at 14:33

      Leggi sopra; la spesa pubblica in Italia serve per mantenere il Sud: un avanzo primario dell’11% al Nord e un disavanzo del 17% al Sud significa che le spese pubbliche, rispettivamente, sono spannometricamente del 40 e del 70%.

  5. Luca Rispondi

    17 dicembre 2015 at 17:41

    Minghiaaaaa!!!! Quindi in famiglia abbiamo un debito di 144.000 €? E pensa la sfiga: non ho diritto agli 80 €, non ho più figli diciottenni per le 500 € e non suoniamo (niente bonus da 1.000 €)! Non ci resta che cantare! Mi danno qualche cosa?

    • Francesco_P Rispondi

      17 dicembre 2015 at 20:23

      Per l’esattezza il debito pubblico pro capite è ad oggi di 37.626 e rotti euro ( trentasettemilaseicentoventisei ) secondo il contatore del debito pubblico dell’Istituto Bruno Leoni. Interessante osservare la rapidità con cui cresce.
      P.S.
      Il “bail-in” non esiste solo per gli azionisti e i correntisti delle banche; esiste anche nel caso di fallimento dello Stato. A Napoli il “bail-in” si dice : ” Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto, scurdámmoce ‘o passato, simmo ‘e Napule paisá!

      • Luca Rispondi

        18 dicembre 2015 at 07:42

        Vabbè! Per i “rotti” copro!

        • Padano Rispondi

          7 gennaio 2016 at 15:16

          Coprofilo!

  6. cerberus Rispondi

    17 dicembre 2015 at 21:46

    Provo Grande pena per me stesso che lavoro e pago tasse INPS cciiaa imu tasi bollo auto.etcetc. questo stato ladro e parassita è mio socio occulto al quale io regalo un sacco di soldi (che IO lavoro)ma non gli bastano mai. purtroppo io non ho un antiparassitario efficace contro i pidocchi succhiasoldi italioti ma spero che ,un giorno,ci sia una morìa totale dei pidocchi italioti,anche se l’aria sarà ammorbata dal loro fetore respirare a pieni polmoni il profumo della liberazione sarà per me una grande soddisfazione. (Pensiero Utopico)

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