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Ci mancava il presepe gay

Matteo Salvini tiene un comizio a Torino. Ma che è una notizia? No! La notizia è un’altra. Mentre i torinesi si godono il bel tempo, il caldo al sole (in città non piove da una vita), indaffarati nel clima natalizio (e quindi chissenefrega di Salvini) alcuni collettivi degli studenti reagiscono alla provocazione leghista. Hanno una trovata geniale: un bel presepe di protesta. Mettono l’effige di Salvini e Carlo Giovanardi sul bue e l’asinello. E quella dell’ex governatore piemontese Roberto Cota su una pecorella. Fin qui poco male. Ma non basta. Giuseppe e Maria? La donna sparisce: al suo posto due Giuseppe! Però: una natività gay! E il bambinello? È di colore. Un migrante. Finito? Scherziamo. È Natale, i doni. Li portano naturalmente i Re Magi: preservativi.

Direte: la goliardia studentesca. C’è sempre stata. Si nasce incendiari. Poi, crescendo, si diventa e si muore pompieri. La questione però è un’altra. Magari potessimo buttare tutto in goliardia. Il presepe è la Tradizione. Sappiamo benissimo che Gesù non nacque nella mangiatoia, che il bue e l’asinello sono figure mitiche. Ce lo hanno spiegato i teologi della demitizzazione (dei quali avremmo fatto volentieri a mano). Sappiamo pure che Babbo Natale non esiste, e non esiste neppure la Befana. Ma è tutto vero per la nostra Tradizione. Quando la notte di Natale dopo la cena ci avviamo alla messa di mezzanotte, sappiamo che lo hanno fatto i nostri genitori, e i loro genitori. Così è stato per secoli. Ci ritroviamo accanto a gente che non conosciamo. Eppure lì, in quel momento, siamo una comunità. Ci sentiamo al sicuro. E guardiamo il presepe, bello o brutto che sia, ricco o povero.

Lo sfregio al presepe è una ferita grave. Non solo alla sensibilità religiosa, ma alla comunità. Purtroppo la società tollerante non sa difendersi dall’intolleranza. La società tollerante ha mollato su tutto, poiché ha una finalità: frantumare, polverizzare, cancellare definitivamente la Tradizione. Il presepe è la Tradizione. Ecco perché viene attaccato, e non sono i musulmani a ridicolizzarlo, ma i figli della società secolarizzata, laicista e ostile alla Tradizione. Il vuoto della nostra società sta anche in questi gesti inspiegabili. Del resto se al celebre liceo classico Parini di Milano (Giuseppe Parini era un prete e un poeta) in alcune classi solo due o tre studenti si avvalgono dell’insegnamento della religione cattolica, come lamentarsi poi se fra la massa di liceali che non si avvalgono, una volta passati agli studi universitari, alcuni di loro si riuniscano in collettivo ed escogitino la trovata della natività gay. La traiettoria della storia si capisce sempre osservando piccoli dettagli, apparentemente insignificanti. Proprio nei dettagli, osservava a ragione uno scrittore americano, si nasconde il diavolo. C’è poco da aggiungere.

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di on 15 dicembre 2015. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a Ci mancava il presepe gay

  1. cerberus Rispondi

    15 dicembre 2015 at 22:58

    Stupide provocazioni fatte da esibizionisti patologici .l’omosessualità è il problema di una minoranza che ha perso il senso del pudore.sodomizzatevi tra di voi e non stancate la maggioranza della società,.(e non rendete ulteriormente ridicoli i vostri atteggiamenti)

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