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Un embrione scrive a gay e femministe sull’utero in affitto

inseminazione

Se fossi un embrione, preferirei non dare ragione a nessuno di loro. Non la darei alle femministe che ora, in un rinsavimento dell’ultima ora, si sono accorte che l’utero in affitto è un’aberrazione pazzesca e hanno sottoscritto un manifesto (tutte loro, quelle di Se non ora quando, dalla Stefania Sandrelli a Dacia Maraini, da Cristina Comencini a Micaela Ramazzotti) per chiedere che questa pratica illegale venga sospesa e bandita in tutta Europa e nel mondo. Ma loro sono le stesse che per anni se ne sono fregate del mio bene e del mio destino e o mi hanno utilizzato strumentalmente per soddisfare il loro “diritto” alla maternità e mi hanno crioconservato e poi impiantato e nel caso scartato nel caso non gli fossi andato a genio; oppure mi hanno fatto crescere nel loro utero, sviluppare e diventare un feto, per poi, trac, abortirmi, espellermi, perché non mi volevano, perché “il corpo è mio e lo gestisco io”.

Ebbene, però, non posso dare ragione neppure a quegli attivisti del mondo Lgbt, come tale Daniele Viotti eurodeputato Pd, che ora attaccano le stesse femministe anti-utero in affitto e danno loro delle “omofobe“, perché si vedono limitati nei loro diritti, nella loro esigenza/pretesa di avere un figlio anche se la natura (per ovvie ed evidenti ragioni) non lo consente loro, che si sentono privati del desiderio “legittimo (dicono loro) di procreare a mezzo terzi, cioè usando la donna come un’incubatrice, che fa lievitare il prodotto e poi lo sforna, disfacendosene come se fosse cosa non sua.

Ecco, tra i due contendenti, io embrione, non saprei proprio chi scegliere. Perché le prime, le femministe rinsavite dell’ultim’ora, ora fanno questa battaglia (giusta, per carità), per i loro diritti, per la loro dignità di donne, per non violare ulteriormente il corpo femminile, insomma per tutelare se stesse, come donne, madri, femmine e femministe. Ma non lo fanno certo per me, non si interessano al mio bene e alla mia salute, non si preoccupano mica di quale maledetta sorte potrei avere io se crescessi nell’utero di una donna e poi venissi ceduto – come fossi un pacco – a una coppia di omosessuali, senza più avere la possibilità di conoscere e di relazionarmi a colei che è veramente mia madre, o comunque colei che mi ha portato in grembo…

E di sicuro non pensano a me quei gay che mi vogliono solo come un diritto da conquistare, come un benefit di cui godere, come un grimaldello politico di cui vantarsi nella loro campagna ideologica. “Avete visto, ce l’abbiamo fatta, anche gli omosessuali ora possono avere un figlio. Abbiamo vinto la nostra battaglia. Evviva!”. Ma di ciò che sarebbe giusto e opportuno per me e del fatto che io – qualunque tecnica o artificio aberrante si adotti – resto sempre e comunque un dono, e mai un diritto o un desiderio, ebbene nessuno si importa e se ne ricorda.

Allora sapete che vi dico. Per non dispiacere nessuno e non dare ragione né alle femministe pentite né agli avanguardisti del mondo omosessuale, sapete che faccio? Io me ne resto nell’utero di mia madre sine die, o mi doto di voce come nel film Senti chi parla, scoraggiando lo spermatozoo di turno dal centrare l’ovulo femminile. Tanto non ne vale la pena: chiunque ci sia là fuori, le une o gli altri, non mi meriterebbe e non sarebbe degno di accogliermi

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di on 7 dicembre 2015. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a Un embrione scrive a gay e femministe sull’utero in affitto

  1. cinzia marcandoro Rispondi

    8 dicembre 2015 at 10:05

    NESSUN ESSERE UMANO può o deve permettersi di dissacrare e relegare la maternità ad una squallida e PERVERSA compra-vendita!QUEL cordone ombelicale è reciso ma segna PER SEMPRE l’identità,la storia famigliare,l’appartenenza,necessità ancestrale di qualsiasi “essere umano”che ricercherà fino alla morte!

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