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Vuoi sposarmi? Lei ha detto «sì». L’Isis l’ha divorata a Parigi

Filippo e MichelliMilano. Il 26 ottobre alle 20.23. Filo postava sulla propria pagina di Facebook la loro foto, lui e lei, belli, giovani, uniti. Lei mora, colori del Messico che le ha dato i natali, lui dalla barba bionda. Una bacio sulla guancia e quelle mani giunte, al dito di lei un anello, quello che ha cambiato tutto: “She said yes”, ha detto sì. Per Filippo Salvioni, bassista milanese finito sotto la Torre Eiffel per questione di musica, e Michelli Jaimez Gil tutto in realtà era cambiato circa due anni prima, quando si sono incrociati e innamorati. Innamorati davvero. Una di quelle botte in testa, e al cuore, che manciate di mesi dopo ti fanno chiedere a una donna di darti il suo per sempre, che se sei fortunato lei è pure felice da pazzi nel rispondere sorridendo, senza dirti che sottovoce la sua promessa te l’aveva già fatta il giorno che è stata certa di te, di voi. Due così, speciali nel mondo fatto di speciali storie quotidiane.

Parigi. 13 novembre, ore 22.48. Filo posta “I’m fine, thnx everyone i need my line free”, sto bene, grazie a tutti, ho bisogno che la mia linea sia libera. A Parigi la mattanza aveva già lasciato a terra corpi innocenti. A Filippo la “linea libera” serviva perché Lei era uscita e non era ancora riuscito a trovarla. Uno dei commenti chiede subito: “E Michelli?”. Ma Filippo non risponde più, non può rispondere, sta morendo dentro, d’ansia e speranza. Dell’orrore che col passare dei minuti si fa largo divorandoti l’intestino. Perché più passa il tempo e più l’incubo si fa reale, più i pezzi iniziano a combaciare, gli amici che non l’anno vista e quelli che non hanno buone notizie. Il dubbio, un passo alla volta, diventa una certezza, una di quelle che ti rifiuti di ammettere, di prendere in considerazione. Non è lei, lì a terra non c’è l’amore della tua vita, quella che diciannove giorni prima ti ha detto sì. Non ci sono i suoi occhi che conosci a memoria, che ti fanno impazzire quando s’illuminano di te. Non c’è il suo sorriso, quello che divora giornate buie e tonnellate di problemi, che sbriciola le futilità e ti consegna al paradiso in terra. Non c’è il suo modo di salutarti ogni mattina, di accoccolarsi sulle tue gambe, di esserti complice e pure di arrabbiarsi, ché mica le puoi fare tutte giuste. Non c’è perché non si muore a 27 anni al tavolino di un bar.

Non c’è Michelli, lì, si sarà detto Filo, deve esserselo detto per forza. Magari non s’è seduta a La Belle Equipe, magari s’è alzata prima, magari è solo ferita. Ridategliela, ridatemela, rispeditela a casa e tenetevi il vostro dannato buio, i vostri perché, l’odio e una guerra che non ci interessa. Qui ci son due che da diciannove giorni sono fidanzati, mica come i ragazzetti, che son pronti a dire per sempre.

Parigi. 14 novembre, ore 20.31. Le 24 ore più lunghe e dure della sua vita. “Ti amo amore mio. Riposa in pace”. Erano diciannove giorni, non saranno venti. Ma quel per sempre è stato detto, da tutti e due. E non passa, non passerà.

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di on 16 novembre 2015. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a Vuoi sposarmi? Lei ha detto «sì». L’Isis l’ha divorata a Parigi

  1. aquilone Rispondi

    19 novembre 2015 at 12:12

    Triste storia, come altre centinaia di questi ultimi giorni. Come altre migliaia, da qualche anno, avvengono in ogni parte del mondo colpito da guerra e terrorismo. Ad ognuno il suo dolore

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