Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Un bamboccione all’Eliseo

Renzi va in visita da Hollande che gli chiede linea chiara e intervento militare in Siria contro il terrorismo. Ma il nostro premier se la cava evocando una "strategia comune diplomatica e culturale". L'ennesima supercazzola che dimostra il nostro disimpegno e la sua piccolezza

hollande renzi 2

Così Pittibimbo si trasformò in Bimbominkia. Uno di quelli che si spara le pose, che vanta pubblicamente grandi risultati anche se son quisquilie, che vende come mirabili progetti misure da quattro soldi e che ostenta, sui social e in tv, un ego sproporzionato rispetto alle cose fatte e soprattutto al peso specifico nell’opinione pubblica e nel panorama internazionale. Perché, diciamocela tutta, Renzi nel contesto attuale, non conta proprio nulla. Contava già poco prima, quando si atteggiava a uomo nuovo della politica europea che avrebbe rovesciato il continente, trojka e tutto, come un calzino; ma conta ancora meno, molto meno, dal 13 novembre a questa parte, quando gli attentati di Parigi hanno scompaginato l’agenda dei leader europei e occidentali, e messo al primo posto non più la crescita e la lotta all’austerity, non più nemmeno l’immigrazione e tanto meno il clima, ma una cosa un po’ più grande ed importante che sia chiama lotta al terrorismo islamico.

E da quel momento, con la sua scelta di una ritirata ingloriosa senza aver mai combattuto, con i suoi inviti alla prudenza, alla responsabilità, con la sua strategia attendista, difensiva, dilatoria, neutralista e un filo ambigua, la stella di Renzi si è completamente eclissata, è scomparsa dalla bandiera dell’Ue e perfino dal firmamento Onu; il suo nome è diventato residuale, il suo contributo marginale, la sua presenza ai tavoli europei superflua, quasi un fastidio da incastrare tra un impegno del leader estero di turno e l’altro.

Lo ha palesato bene l’incontro di stamane all’Eliseo tra il presidente francese e il premier Renzi. Mentre Hollande, forte del suo impegno contro l’Isis, invocava  «una linea chiara con gli alleati» e la necessità di «impegnarci in Siria e non solo», Renzi balbettava evocando «una strategia comune contro il terrorismo», di natura anche «diplomatica, culturale e civile» e non solo «militare». Un bellissimo modo per prender tempo, non impegnarsi e distrarre l’attenzione su altri luoghi del pianeta in cui intervenire. Anziché decidere di bombardare Raqqa o contribuire alla lotta al terrore in Mali, Renzi ha infatti assicurato il contributo dell’Italia in Libano, che sarà pure un’area sensibile del pianeta, ma non rappresenta certo il cuore dell’Impero del Male. E poi, a proposito di tempi, se il modo e l’ora del ricevimento hanno un senso, è significativo che Hollande abbia accolto Renzi alle 8 del mattino, tra una lavata di faccia, un caffè e l’aereo da prendere per Mosca dove lo attendeva un incontro ben più importante con Putin. Un incontro lampo, in cui Renzi sembrava più attento alla colazione che agli impegni della coalizione (un petit dejuner par un petit premier, si potrebbe sintetizzare alla francese)…

E così, frattantoché il presidente Hollande si fa il giro del mondo in 80 ore per pianificare con gli alleati la strategia da mettere in atto contro l’Isis, e mentre in Medio Oriente scoppia una guerra nella guerra, con Erdogan che abbatte un aereo russo e Putin che minaccia ritorsioni violente, ci tocca assistere al nostro premier piccolo piccolo che si balocca nel venderci il suo lungimirante piano anti-terrorismo, che altro non è poi che una mancetta alle forze dell’ordine, con 80 euro in più messi in busta paga (aridaje) e con piano-cultura, che ci azzecca con la lotta al terrorismo come mia sorella ci azzecca al calcio giocato, cioè un bel niente, e che consiste nel dare – udite udite – 500 euro agli studenti maggiorenni per partecipare a iniziative culturali. “Perché anche così si combatte il terrorismo”, assicura Renzi.

Ma a chi non è del tutto ingenuo, il piano-cultura abbinato a quello sicurezza per fronteggiare il terrorismo, suona come un’arma di distrazione di massa, l’ennesima supercazzola renziana per non denunciare ciò che non facciamo, cioè per non palesare la nostra (la sua!) decisione di non prendere parte ai bombardamenti, ma di starcene in disparte, fermi a guardare, tra un’aereo russo e l’altro che cade (da quello esploso nel Sinai a quello colpito da Erdogan), e a condannare – con sdegno, sia chiaro – l’ennesimo attentato con l’ennesima manifestazione di cordoglio e l’ennesima promessa di fare di più, eccome, contro il terrorismo…

E alla fine ti ritrovi con i francesi che lanciano bombe su Raqqa, con i russi che pensano all’invio di milizie di terra, con gli americani che colpiscono i jihadisti, con gli inglesi che tirano fuori palle (di cannone) e portaerei, e con gli italiani che – come nelle peggiori barzellette – vanno a comprarsi i libri grazie al bonus da 500 euro di Renzi. Per carità, dall’altra parte ci sono miliziani sanguinari che usano un libro, il Corano, come arma. E per carità, la guerra si può fare anche in senso culturale, e può essere battaglia di idee e di parole. Ma in questo momento non si può e non si deve rinunciare alle armi per darci all’arte (sia perché si può essere intellettuali e insieme combattenti, esteti armati alla D’Annunzio, sia perché l’arte stessa si difende con le armi, vedi ciò che avrebbe potuto essere fatto a Palmira). E per fare questo, ci vogliono leader all’altezza dei tempi e dei luoghi in cui combattere…

E invece qualcuno già sospetta che il Bimbominkia Renzi, il Bomba che non si dà alle bombe, studentello diciottenne non ancora maturato, sia corso in libreria a comprarsi il romanzo di Hemingway Addio alle armi.

Condividi questo articolo!

di on 26 novembre 2015. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

7 commenti a Un bamboccione all’Eliseo

  1. pupi Rispondi

    26 novembre 2015 at 14:33

    Una domanda al sempre pungente Veneziani? Ma non è che gli italiani in fondo in fondo sono quasi tutti renziani? Diceva Churchill che gli italiani non hanno mai finito una guerra dalla stessa parte!!!!

  2. Marco Rispondi

    26 novembre 2015 at 15:19

    Esisterà pure uno spazio di vilta o convenienza anche in tutti gli “imbambocciti” che hanno votato questo nucleo di ragazzotti che possono solo giocare alla corsa con i sacchi.Stiamo davvero giocando col fuoco e con la sicurezza delle nostre esistenze.Ma si facciano una bella briscola a cinque Renzi,Pinotti,Mogherini,Gentiloni……perbacco non mi viene il quinto,ma giochino a casa loro.

  3. gl lombardi-cerri Rispondi

    27 novembre 2015 at 06:44

    La carenza (enorme) culturale di Renzi è ormai di una evidenza solare.
    Il guaio più grosso è che lui rappresenta una non trascurabile fetta di italiani buonisti e vigliacchi, padroni solo di una manciata di parole diventate di moda e che ,utilizzando sempre dette parole emettono cavolate concettuali tremende.

  4. albertob Rispondi

    27 novembre 2015 at 08:32

    A chi ci punterà addosso un kalashnikov, tireremo in faccia un bel libro

    • alberto Rispondi

      27 novembre 2015 at 11:36

      ah ah ah fantastica questa! Anch’ io pensavo il 30 novembre anzichè pagare telematicamente le tasse con l’ F24 di mandare una poesia di Giuseppe Ungaretti. Quando l’ Agenzia delle Entrate mi chiederà conto di quello che ho fatto, gli dirò che gli ho dato una risposta culturale come auspica il premier. Scherzi a parte, Renzi è una Nullità con la N maiuscola.

  5. Diana Rispondi

    27 novembre 2015 at 09:37

    Eh, lo so, niente di più vero, ma secondo me, l’aspetto più triste è che il personaggio di cui sopra non è altro che l’espressione del pensiero italico medio-mediocre, che suona più o meno così: “Dà un po’ fastidio contare meno di niente in Europa e nel mondo, ma imbarcarsi in una guerra vera, non so, è cosa grossa, bisogna mandarci i soldati, i nostri ragazzi, a morire, mica lo faremo davvero? In fondo, stanno già combattendo, no? Hollande, Camerun, Putin, la Giordania e tutti gli altri…” Se GLI ALTRI riusciranno a debellare il terrorismo, dirà “Noi siamo stati più furbi, abbiamo risparmiato uomini e risorse e mentre loro combattevano, noi esaltavamo il potere della cultura (da 500 euro) – e della pace” (parolona evocativa che ci sta sempre bene), se non ci riusciranno, urlerà che si doveva fare di più, ma ormai avremo altro cui pensare.

  6. adriano Rispondi

    27 novembre 2015 at 13:26

    Così restiamo nella totale irrilevanza e corriamo il rischio,come dice oggi il generale Jean,di un isolamento pericoloso se domani ad essere attaccati saremo noi.Purtroppo prevale l’ignavia di chi si illude che ci si possa salvare evitando di schierarsi,come fatto finora.Speriamo vada ancora così.L’attacco a Parigi è una dichiarazione di guerra e chi si dice alleato della Francia deve rispondere in solo modo,chiedere a loro cosa ritengano che vada fatto.E quello si fa.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *