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Se l’Europa torna a schedare gli ebrei

Dall'11 novembre l'Ue etichetterà i prodotti israeliani provenienti dalla Cisgiordania. Un marchio d'infamia che incoraggia il boicottaggio delle merci provenienti dai territori "occupati". Un rimando a tempi tragici, e un danno alla stessa economia palestinese...

Stella-giallaDal prossimo 11 novembre, l’Ue pubblicherà le nuove linee guida per l’etichettatura dei prodotti israeliani. Ci sarà una stella gialla e la scritta “prodotto giudeo”.

Ci avete creduto? No? Avete fatto bene, ma solo in parte è una bufala. Perché le linee guida saranno emesse veramente e saranno rivolte proprio ai prodotti israeliani. Quelli coltivati o costruiti oltre la “linea verde”, cioè il vecchio confine del 1967 (che dovrebbe dividere Israele dalla possibile futura Palestina), avranno una marcatura speciale: non ci sarà più Made in Israel, si leggerà “Cisgiordania, merci israeliane”, come già fanno in Sudafrica. Così da indicare a tutti i movimenti che boicottano Israele, che quegli ortaggi o quella frutta che stanno per comprare, o quella bibita che stanno per bersi, è prodotta da “coloni” ebrei nei “territori occupati”.

Ci sarebbe da fare un lunghissimo discorso storico sul significato di “territori occupati”, sull’esistenza o meno di una certa “Cisgiordania” (regione giordana, israeliana dal 1967, ora rivendicata dai palestinesi per il loro futuro Stato) e sulla legittimità della “linea verde”. Ma non c’è spazio sufficiente, né questa è la sede giusta. Ci interessa solo constatare che l’Europa sta introducendo una nuova forma di discriminazione dei prodotti ai danni dello Stato ebraico, cioè di quell’unico Paese democratico nel Medio Oriente che qualche politico italiano, come Marco Pannella, avrebbe voluto fosse membro a pieno titolo dell’Ue. Secondo Bruxelles questo è un modo per “tutelare il consumatore”. Eppure i prodotti israeliani che finora erano legalmente importati, non sono mai cambiati. Qui non si parla di merci tossiche o avariate, o provenienti da una zona contaminata, ma di regolari merci, da mangiare, bere, usare come abbiamo fatto finora senza nemmeno porci la domanda da dove provenissero. Non c’è nessun consumatore da tutelare, dunque. C’è solo un appetito ideologico da soddisfare: se sai che quella bottiglia di vino israeliana arriva da viti coltivate oltre la Linea Verde, sei caldamente invitato a scagliarla contro il primo israeliano che incontri, nei tuoi raduni serali pro-Palestina. Questo è il senso dell’operazione, niente altro. Tanto è vero che la stessa Ue specifica che si tratta di un modo per «incoraggiare la soluzione politica dei due Stati». Cioè il solito ritornello ripetuto da tutte le diplomazie occidentali da almeno 20 anni: due Stati indipendenti, fianco a fianco, in pace. Finché morte (degli ebrei) non li separi.

Rivela un tempismo incredibile, compiere una mossa politica palesemente filo-palestinesi in questo periodo, quando solo ieri un terrorista palestinese ha assassinato una donna di 80 anni, colpevole solo di essere ebrea. E sono già decine le vittime della “Intifadah dei coltelli”, il nuovo modo di combattere la guerra da parte dei terroristi islamici palestinesi: prendere gente a caso e pugnalarla. Possibilmente gente indifesa, come la vittima di ieri, perché si corrono meno rischi. L’Ue è rimasta in silenzio nel corso di questa campagna terroristica, iniziata a settembre, e ora scrive nuove regole per danneggiare Israele. La scelta di campo è palese.

Ma almeno serve alla creazione del futuro Stato palestinese? Mica tanto. Chi dà lavoro in quelle terre? Le aziende israeliane che si vogliono boicottare. Chi dà un’istruzione regolare ai ragazzi di quelle terre? Istituti come l’università di Ariel, che già subisce l’ostracismo di tutti gli altri atenei e anche quello personale di Obama (che non ha voluto ricevere i suoi studenti e insegnanti). Quali sono i luoghi di aggregazione in cui operai ebrei e palestinesi lavorano fianco a fianco? Sempre le sedi delle aziende israeliane che si vogliono boicottare. In pratica, gli unici spazi esistenti per il dialogo e la reciproca conoscenza, sono proprio quelli che si vorrebbero chiudere. Se la strategia avesse successo, ai palestinesi non resterebbe che l’auto-segregazione. Nelle mani di predicatori di odio e di leader terroristi. È questo a cui mira l’Europa?

Il boicottaggio massiccio delle aziende israeliane in Cisgiordania era già stato provato nel 1987, per ordine di quell’omino che si vede a braccetto con Federica Mogherini in una vecchia foto. Il suo nome era Yasser Arafat. Lo scopo del boicottaggio era quello di impoverire gli israeliani. Il suo effetto pratico fu di impoverire i palestinesi, rendendoli ancor di più un popolo di disoccupati e terroristi. Era quello che Arafat voleva sin da subito, probabilmente: mai farsi distrarre dal lavoro in un’azienda normale, il cittadino palestinese modello deve pensare solo a combattere. Che questa strategia venga perseguita da un gruppo armato (l’Olp, in quel caso) è anche comprensibile, nella logica di una guerra. Che sia l’Ue a replicarla, pur essendo in pace con Israele, è obiettivamente incomprensibile.

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di on 4 novembre 2015. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

12 commenti a Se l’Europa torna a schedare gli ebrei

  1. Jolbi Rispondi

    4 novembre 2015 at 09:03

    Invece la UE cosa ha fatto per i prodotti russi dopo Chernobil???sempre uso strumentale di fatti oggettivi a fini di ideologia politica…. Veramente “stomachevole”!!!

    • Piero Rispondi

      4 novembre 2015 at 14:52

      questo “giornale” è cosi, che ci vuoi fare..
      Se si parla di Israele, che nel loro immaginario è “di destra” l’articolo è sempre pro a prescindere di qualsiasi cosa; se si parla di Palestina, che nel loro immaginario è “di sinistra” l’articolo è sempre contro a prescindere. Questo per tutte le tematiche.

  2. Marco Rispondi

    4 novembre 2015 at 09:54

    Certo gli israeliani per menti e fatti storici sono un po’ ostici,ma sono l’unico spazio di libertà in mezzo ad un mondo barbaro e che vive di povertà istituzionali ed ideologiche,Tenga duro Israele prima o poi i mogherini capiranno che la ragione sta da quelle parti.Certo se avessimo un’altro presidente al posto di Obama forse questa porcheria non l’avrebbero pensata .Danneggeranno ancora di più i palestinesi di certo.

  3. Francesco_P Rispondi

    4 novembre 2015 at 13:39

    Siamo succubi del neo Impero Ottomano di Erdogan, dell’Autorità Palestinese, dell’Iran, ecc.
    Siamo anche succubi dell’india e di altri Paesi del terzo mondo.
    Questa è la triste realtà di chi sta perdendo la sua appartenenza all’Occidente.

  4. peter46 Rispondi

    4 novembre 2015 at 15:37

    Magni…Lei vuol dire che appena ‘apparirà’ sulla ‘scena mondiale’un qualsiasi ‘prodotto’ ‘marchiato’ come dice lei con quel “Made in…”(che magari si son scelti anche loro,forse)…se prodotto in quella parte ‘arbitrariamente,certamente,si dice,occupata dagl’israeliani…le ‘benemerenze’ ormai più che ‘settantennali’ vantate da Israele e da ‘tutti’,esclusi i palestinesi,s’intende,riconosciuti…dimostreranno la ‘bufala’ finora vantata?Ma figuriamoci se un ‘ristretto’,terroristico ed ‘inutile’ ‘semi popolo’ può determinare,nel mondo e dal mondo,un simile ‘prossimo’e da ora(sempre)’lagnoso’,boicottaggio.Possibile che anche quei prodotti(diamine…peperoni e cedri e pompelmi e frutta in genere sono pur sempre)’marchiabili’ possano ‘cancellare’ i settant’anni di ‘riconoscenza in ‘difesa dell’occidente’ da parte dell’unica ‘democrazia’ mediorientale(per posizione geografica,s’intende)?
    Sto piangersi addosso sembra a mio parere fuori luogo e…tempo.Tranquillo,smettiamo il ‘piagnisteo’,ci sarà la fila per ‘s(u)pportare’ anche commercialmente quella Nazione,a mio parere.E se gli ‘ebrei palestinesi'(o anche i ‘palestinesi-palestinesi possono lavorare?)che ‘partecipano’con il loro lavoro da ‘salariati’,dovessero,per solidarietà ai ‘loro fratelli’,alzare le braccia…c’è tutta la ‘marea’ degl’imbarconati che potrebbero trovare ‘benessere’ proprio vicino casa e senza pagare alcun ‘negriero’per giungere in Eurolandia,anzi in caso di ‘problemi’ ricorrere a ‘dottrina Bush'(padre):armare i nuovi arrivati per ‘scannarsi’ per il posto di lavoro con i precedenti palestinesi.
    NB:ma secondo Lei,Israele come parte dell’Occidente Europeo non farebbe meglio a ‘proporsi’ come l’avamposto Europeo in zona per l’identificazione dei ‘richiedenti asilo’,senza dovergli far perdere soldi e tempo ‘imbarconandosi’,a quel che ‘vorrà capitare’,prima di giungere da noi?Potranno guadagnare di più con peperoni e pompelmi se Buzzi e company hanno sempre ‘sostenuto’ che con i migranti si guadagna più che con la droga che pur sempre è la 1° voce del bilancio mondiale?Che qualcuno di ‘dovere’ ci pensi:che non sia questo il ‘vero’ metodo per ‘tenere a bada i ‘rivendicazionisti’ palestinesi?
    NB:arriverà,arriverà il…..

  5. HaDaR Rispondi

    5 novembre 2015 at 01:16

    Definire “coloni” gli israeliani, cioè gli ebrei, i giudei in Giudea (il nome dice nulla?) e Samaria può solo essere frutto di menti malate dall’odio piscopatogenico e psicopatologico dell’antisemitismo.
    Sono il solo popolo autoctono insieme ai Samaritani: gli altri sono invasori musulmani (pochi) e recenti clandestini che arrivarono DOPO l’inizio del RITORNO A CASA IN MASSA degli ebrei nel XIX Sec. E.V. (non appena poterono muoversi dai loro luoghi d’esilio, cosa che orima era loro proibita).
    Quest’area ribattezzata “Palestina” da Adriano nel 135 E.V. per cancellarne l’ebraicità persino dal nome, era un deserto arido fino al ritorno in massa degli ebrei (vedi la testimonianza di uno a cui gli ebrei non acevano proprio, Mark Twain, che nel suo diario di viaggio “The Innocents Abroad” nel 1867 la definisce terra desolata dove persino cactus e olivo crescono a stento, dove puoi viaggiare tre giorni senza incontrare anima viva).
    Questa terra ha SEMPRE avuto una presenza ebraica attraverso duemila anni di storia e da sempre (tranne che negli 88 anni di occupazione crociata, quando agli ebrei fu proibito risiedere a Gerusalemme!) la nostra capitale, Gerusalemme, ha una maggioranza assoluta ebraica (tranne nel 1888 per un’epidemia di tifo che decimò la poverissima comunità ebraica della città.
    Non possiamo essere “coloni” nella nostra terra! Di certo non piú che gli italiani a Roma, Firenze, Venezia, Milano, Torino, Napoli e Palermo!

  6. HaDaR Rispondi

    5 novembre 2015 at 01:21

    Definire “coloni” gli israeliani, cioè gli Ebrei, i Giudei, proprio in Giudea (il nome dice nulla?) e Samaria, la culla del Popolo d’Israele, può solo essere frutto di menti malate dall’odio piscopatogenico e psicopatologico dell’antisemitismo.
    Gli Ebrei sono il solo popolo autoctono insieme ai Samaritani: gli altri sono invasori musulmani (pochi) e recenti clandestini che arrivarono DOPO l’inizio del RITORNO A CASA IN MASSA degli ebrei nel XIX Sec. E.V. (non appena potemmo muoverci dai nostri luoghi d’esilio e tornare a casa, cosa che prima ci era proibita).

    Quest’area ribattezzata “Palestina” da Adriano nel 135 E.V. per cancellarne l’ebraicità persino dal nome, era un deserto arido fino al ritorno in massa degli ebrei (vedi la testimonianza di uno a cui gli ebrei non acevano proprio, Mark Twain, che nel suo diario di viaggio “The Innocents Abroad” nel 1867 la definisce terra desolata dove persino cactus e olivo crescono a stento, dove puoi viaggiare tre giorni senza incontrare anima viva).

    Per duemila anni gli stessi europei ci hanno detto “tornate in palestina!” e ora che ci siamo ci vogliono “fuori dalla palestina!”

    Questa terra ha SEMPRE avuto una presenza ebraica attraverso duemila anni di storia e da sempre (tranne che negli 88 anni di occupazione crociata, quando agli ebrei fu proibito risiedere a Gerusalemme!) la nostra capitale, Gerusalemme, ha una maggioranza assoluta ebraica (tranne nel 1888 per un’epidemia di tifo che decimò la poverissima comunità ebraica della città.
    Non possiamo essere “coloni” nella nostra terra! Di certo non piú che gli italiani a Roma, Firenze, Venezia, Milano, Torino, Napoli e Palermo!

    • Giorgio Rispondi

      5 novembre 2015 at 12:44

      certo, ‘giudei’ etnicamente in maggioranza ashkenaziti che la palestina l’hanno vista per la prima volta negli anni quaranta. siete maestri nel piagnucolio e nella distorsione dei fatti, però non è che sono tutti tutti boccaloni che ancora ci cascano ogni volta. occhio che arrivano i russi (e gli iraniani) e la pacchia sta per finire.

  7. Sergio Andreani Rispondi

    5 novembre 2015 at 07:55

    Chiunque critichi Israele e/o gli ebrei viene tacciato di essere una ” mente malata “.

    Il vostro razismo è proverbiale e lo si evince leggendo la Bibbia : negli ultimi 3000 anni non siete cambiati in nulla.

    Meno male che per le malattie mentali avete anche trovato la cura : il vostro Freud e la sua pseudoscienza chiamata psicanalisi.

    Voi inventate la malattia e poi vendete pure la cura.

    Che abili mercanti siete.

    Scriva meno cavolate razziste se le riesce, grazie.

    P.S. : ci parli degli oltre 400 villaggi palestinesi rasi al suolo dopo il 1948 da voi ebrei.

    Prossimamente ne pubblicherò l’ elenco.

    • Sergio Andreani Rispondi

      5 novembre 2015 at 07:58

      Se la Palestina è ” casa vostra ” lo è anche per noi italiani che 2000 anni fa eravamo stabilmente insediati in quelle Terre.

      In base al suo ragionamento posso dirle che un giorno torneremo anche noi ” a casa ” e vi faremo passare una seconda volta a calci nel culo sotto l’ Arco di Tito.

  8. laura Rispondi

    7 novembre 2015 at 02:18

    Saprò finalmente cosa comprare

  9. gianni Rispondi

    11 gennaio 2016 at 18:39

    i palestinesi vivono bene in Israele

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