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Renzi ringrazia il “modello Bologna”

La foto di Bologna ci dice che per la prima volta il centrodestra non ha una proposta maggioritaria né una prospettiva di governo per il Paese. Siamo in una democrazia bloccata, ed è un problema. A meno che Berlusconi stia facendo un (ennesimo) calcolo funambolico...

SalviniL’evoluzione del sistema politico italiano, all’indomani del weekend che ha visto, a Roma, la nascita di una nuova “cosa rossae, a Bologna, la (ri)nascita del centrodestra, sembra premiare sempre più vistosamente le forze e le posizioni più radicali – e dunque, simmetricamente, rafforza la posizione centrale, moderata e di governo di Matteo Renzi e del cosiddetto “partito della nazione”. Il quale partito della nazione, è bene precisarlo subito, non ha in sé alcuna connotazione negativa (come vorrebbero gli avversari di Renzi) o positiva: è, semplicemente, il partito che di volta in volta è in grado di comporre interessi diversi intorno ad una proposta di governo maggioritaria, isolando (o addomesticando) le ali estreme dello schieramento così da poter rappresentare il cuore dell’Italia produttiva. Partito della nazione è insomma una definizione tecnica, non ideologica e neppure strettamente politica: descriveva bene la Dc nella Prima repubblica e, almeno in parte, Forza Italia nella Seconda.

Il problema di Bologna – cioè della manifestazione plastica di una supremazia, seppur non definitiva, della Lega di Salvini – sta tutto qui: per la prima volta dal 1994 il centrodestra italiano non ha una proposta maggioritaria, non delinea una prospettiva credibile di governo, non ambisce ad essere il (o un) partito della nazione. Se sommiamo questo fatto alla scissione podemista di Fassina e Civati e alla permanenza del Movimento 5 stelle nell’empireo della purezza antisistema (qualunque cosa questa sciocchezza significhi), il risultato è una democrazia sostanzialmente bloccata. In altre parole, Renzi non ha, per il momento, alternative reali.

Per Silvio Berlusconi, che è il padre politico dell’alternanza, si tratta della sconfitta più radicale e più cocente. Dopo aver costruito e gestito l’impossibile – l’alleanza fra la Lega secessionista, i post-fascisti di An, quel che restava del pentapartito e i neocentristi di Casini – in nome della governabilità e sotto la guida di una leadership decisa che ha sempre collocato al primo posto la questione del governo assai più che quella, tutta metafisica, dell’identità, Berlusconi sembra oggi ripiegare sull’esatto contrario: un rassemblement antagonista.

Ho scritto “sembra” perché su Berlusconi è saggio non scrivere mai l’ultima parola. Il Cavaliere ha sempre proceduto passo dopo passo, affrontando un problema alla volta e infischiandosene della coerenza dei professori di scienze politiche, sempre mosso dal primum vivere e capace ogni volta di repentini cambi di rotta a seconda dell’opportunità del momento. La sua grandezza risiede in un tatticismo funambolico unito al carisma della leadership: e sebbene il primo sia sempre a rischio capitombolo e il secondo appaia a molti appannato, può darsi che anche questa volta la situazione cambi. Intanto ci sono le amministrative (dove l’unità del centrodestra è il prerequisito per concorrere), poi si vedrà.

Resta tuttavia il fatto che il nuovo centrodestra – quello che dovrà contendere a Renzi palazzo Chigi, fra un anno o quando sarà – non si costruisce da sé. Salvini lo sta costruendo seguendo una linea precisa ed efficace: spartirsi insieme a Renzi, in una specie di patto Molotov-Ribbentrop sulla pelle di Forza Italia, l’elettorato di Berlusconi. Giorgia Meloni, che si è posizionata come succursale romano-meridionale della Lega, partecipa alla partita. L’unico che al momento non fa politica, che cioè non lavora strategicamente alla ricostruzione del centrodestra, è il Cavaliere, che ha perso a sinistra, verso Renzi, più di un terzo dei propri parlamentari, e che ora ha simbolicamente portato a Salvini la parte rimanente. O forse è proprio questa la linea scelta coscientemente da Berlusconi?

Potrebbe infatti anche darsi che Berlusconi preferisca un lungo periodo di stabilità politica: che è, non dimentichiamolo mai, la priorità di qualunque imprenditore. Qui non si parla di complotti né di inciuci: semplicemente, di realismo. Renzi può tranquillamente restare a palazzo Chigi; la sconfitta andrà in conto a Salvini (e il Cavaliere potrà gloriarsi di essere il solo capace di vincere); in Parlamento ci sarà comunque un gruppo di fedelissimi a garanzia della famiglia. Se non puoi battere il tuo avversario, alleati con lui, giusto? Anche senza dirlo, anche senza chiederlo, anche senza farlo veramente.

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di on 11 novembre 2015. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

8 commenti a Renzi ringrazia il “modello Bologna”

  1. Aurelio Rispondi

    10 novembre 2015 at 08:50

    Ottima analisi,tanto a “garanzia della famiglia”dice Rondolino e non sbaglia.Il Cav non può più andare da nessuna parte perché lo inchiodano e lo finiscono i magistrati ed il rischio per le sue enormi aziende e’ grande.Magari il padre nobile,visto che non crederà mai fino alla morte insieme ai suoi fedeli,glielo faranno fare i magistrati .D’altra che pretesa ,oggi abbiamo solo partiti padronali o a conduzione padronale,anche quello di Renzi ed al padrone si risponde anche quando questo pur vecchio,solo e stanco decide di chiuderlo.Renzi resterà a vita sulla poltrona di primo e gli altri lo accarezzaranno di gusto e speranza che uno sgabello ci sia anche per loro.Di questi tempi si fa fatica a trovare un lavoro.

    • aquilone Rispondi

      10 novembre 2015 at 10:39

      I partiti saranno sempre più “padronali” e dureranno solo per quanto durerà la vita (politica) del leaeder. I tempi son cambiati. Una volta esisteva l’deologia e per essa si era disposti a combattere e soffrire. Un pò di ideologia è rimasta a sinistra, ma col tempo scomparirà anche lì, salvo sventolarla per affari di comodo. Oggi ai partiti si chiede soltanto “fammi stare un pò meglio” e poco di più. Dopo di che, per come è organizzata la politica in italia, sappiamo tutti che renzi o berlusconi, caio o sempronio, pinco o pallino, per noi che non facciamo parte degli ingranaggi non cambia niente

  2. adriano Rispondi

    10 novembre 2015 at 12:01

    “…la (ri)nascita del centro destra..”Quale?Quello del Nazareno?Quello di Casini,”con Renzi senza vergogna”?Quello di Alfano,diversamente berlusconiano?Il centro destra non esiste più.E’ diventata una finzione.” ..su Berlusconi è saggio non scrivere mai l’ultima parola.”Ma lei lo ha mai ascoltato ultimamente o anche a Bologna?Ripete sempre le stesse banalità con una convinzione che fa dubitare della presenza.”…spartirsi insieme a Renzi…l’elettorato di Berlusconi…”Renzi non lo voterò mai,qualsiasi cosa faccia o dica.Non mi piace come parla,come intende la politica e le leggi di cui si vanta,a partire dal cosidetto italicum.Se si andrà a votare con quella schifezza l’alternativa probabilmente sarà fra 5S e Renzi ed io voterò 5S.La “spartizione”,per chi la pensa come me,non funziona perchè piuttosto che sostenere un sistema che mi ripugna preferisco cercare di abbatterlo.

  3. magda Rispondi

    10 novembre 2015 at 12:33

    Sono d’accordo con Rondolino, l’attuale configurazione del centrodestra potrebbe rafforzare il centrosinistra: per ora i sondaggi premiano la Lega e indeboliscono il “potere contrattuale” di Berlusconi che sposta il centro destra su posizioni più estreme
    E’ anche vero che Berlusconi può ancora offrire a Salvini uno strumento importante, la presenza nei programmi delle sue tv: domenica dopo l’intervento di Berlusconi sulle sue reti c’era la pubblicità o altro.
    Immagino che la consapevolezza di quest’arma residuale ma ancora utile abbia reso Salvini straordinariamente paziente nel lasciar sforare i tempi all’ex leader del centrodestra
    Purtroppo la storia anche recente ci ha dimostrato che il centrosinistra non approfitta delle debolezze della controparte politica ma riesce sempre a coltivare al proprio interno gruppuscoli
    che fanno opposizione: livori in corso, come ha ironicamente titolato qualcuno

  4. Francesco_P Rispondi

    10 novembre 2015 at 12:34

    Non è cambiato nulla a destra, ma le cose sono più chiare.
    Infatti anche la precedente versione di Forza Italia era “perdente e insignificante” perché alla mercé della lunga serie di traditori (Casini, Fini, Verdini per fare i nomi più famosi) che hanno reso impotente il CdX.
    Salvini è diverso dai precedenti traditori, ma, purtroppo, è 1) filo-russo, 2) filo statalista e 3) incurante dell’espansione del debito pubblico.
    Questa propensione all’antioccidentalità, allo statalismo e al debito lo fa assomigliare alla sinistra e al M5S.
    Questo significa anche che alle prossime elezioni saremo chiamati a scegliere scegliere fra Renzi e il default, che è come scegliere se morire di peste bubbonica o di ebola.

  5. step Rispondi

    10 novembre 2015 at 14:54

    Berlusconi non può ignorare la forza attuale di Salvini, anche per un discorso di rappresentanza politica, tanto intenzioni veramente liberali non vi erano neanche nel vecchio centro-destra, quindi… non è che cambi molto. Credo che per Berlusconi l’importante sia sopravvivere, e credo anche che gli stessi suoi elettori siano consapevoli di questo, il loro voto è per la persona e non per il programma.

    Il pezzo di Rondolino delinea bene la situazione odierna del centro-destra, non dimentichiamo però che oggi c’è una situazione sociale radicalmente mutata rispetto al ’94: c’è stata una modificazione repentina e violenta del tessuto urbano, questa presenza caotica di stranieri non poteva non avere ripercussioni sul quadro politico, e i politici hanno il dovere di rappresentare i cittadini italiani con tutte le loro esigenze e le loro paure (la paura non è un concetto estraneo alla dimensione politica ma ne è un originario costituente, come affermava Tucidide, si può anzi dire che la politica esiste per questo e i politici che non ne tenessero conto non sarebbero dei buoni politici). Insomma la gente oggi è meno liberale e più etnico-identitaria, ed è quasi costretta ad esserlo vista la situazione, è normale che Forza Italia abbia perso terreno rispetto a un soggetto politico come quello di Salvini.

    Non si può pensare a una normale alternanza di laburisti da una parte e di liberal-conservatori dall’altra in stile anglosassone quando milioni di italiani si sentono minacciate dagli stranieri e quando, dall’altra parte politica, esistono ancora nostalgici dello statalismo più spendaccione (tra questi anche i grillini). Piaccia o no, esistono anche queste persone e la politica deve dare loro voce, pena una mancanza di rappresentanza, di democrazia.

  6. Milton Rispondi

    10 novembre 2015 at 19:02

    Rondolino parte da alcuni presupposti impliciti che non condivido:
    – la politica di Renzi è accettata dalla maggioranza degli italiani in quanto l’unica che ci sta portando fuori dalla crisi.
    – i cosiddetti “moderati” alle strette voteranno Renzi (reincarnazione della vecchia DC), accontentandosi del “meno peggio”.

    Se così fosse avremmo Renzi a vita, come pronostica Rondolino con molte ragioni (anche di convenienza personale).

    Credo invece che le premesse siano parzialmente errate: Renzi non ci sta portando fuori dalla crisi, sta solo comprando tempo; la miseria in aumento, la immigrazione incontrollata, l’esasperazione della gente in balia di criminali impuniti, ecc. ecc. cambiano le cose in tavola. E di “moderati” ne conosco sempre di meno.

    Io stesso che sono un nonno pensionato “borghese” non voterò MAI Renzi. Anzi mi darò da fare solo per contribuire a farlo perdere a qualsiasi costo.

    • femine Rispondi

      11 novembre 2015 at 18:29

      Condivido tutto parola per parola e anche mi trova concorde nell’intenzione di votare MAI e poi MAI il gaglioffo bugiardo. Rondolino, si sa è un esperto di marketing politicante ed è arcilegato alla potente corte dei miracoli e mena la viola anche per auto promozione. Chi vivrà, vedrà!
      Buona serata.

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