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Quando Pisapia era No Expo

L'attuale sindaco nel 2009 sottoscriveva un documento che definiva l'esposizione universale «un assurdo luna park» e «una manifestazione anacronistica» che «farà scempio del terreno agricolo» e lascerà «una orrenda collezione di padiglioni da demolire». Oggi invece ne rivendica il successo...

Ora Giuliano Pisapia si fa bello con Expo sostenendo, in un’intervista al Corriere della Sera, che «sono sempre stato convinto che l’Esposizione Universale fosse una grande opportunità» e che «non sono d’accordo con chi giudica Expo un grande luna park». Eppure esiste un documento del 2009, da lui sottoscritto, che suona esplicitamente come un appello No Expo e definisce appunto la manifestazione come un «assurdo luna park». Tra le altre cose, in questa petizione promossa dai due architetti Emilio Battisti e Paolo Deganello e firmata, oltreché da Pisapia, da altri nomi della Milano Bene come Gae Aulenti, Salvatore Bragantini e Santo Versace, Expo2015 viene definita un «assurdo luna park di padiglioni che a manifestazione ultimata dovranno essere demoliti o andranno inevitabilmente in rovina in una landa desolata e senza vita, facendo scempio di quasi due milioni di metri quadri di prezioso terreno agricolo». E non solo. Il documento rincara la dose mostrando l’incompatibilità di Expo con un periodo di grande crisi economica: «Si abbia il coraggio di prendere atto una volta per tutte che questa manifestazione è totalmente anacronistica, soprattutto se viene realizzata nel tempo della crisi economica che investe l’intero pianeta».

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La petizione firmata da Pisapia contro la realizzazione dei padiglioni Expo a Rho-Fiera

La petizione firmata da Pisapia contro la realizzazione dei padiglioni Expo a Rho-Fiera


Le obiezioni che Pisapia e il gruppo di firme radical-chic fanno al progetto riguardano il luogo, la natura, il messaggio, la finalità e la struttura di Expo, in pratica demoliscono tutto ciò che la manifestazione universale poi è diventata. Innanzitutto si contesta l’idea di creare uno spazio ad hoc al suon di «evitiamo di realizzare un nuovo insediamento» e di appelli affinché «si rinunci alla realizzazione dell’insediamento in prossimità della Fiera ad essa destinato, evitando di distruggere territorio agricolo, di sperperare risorse e di ritrovarsi, a manifestazione ultimata, con una orrenda collezione di padiglioni da demolire». L’idea alternativa dei firmatari è utilizzare «altri contenitori tra quelli già esistenti: dal monumentale hangar di viale Sarca; ai capannoni dell’ex Ansaldo, al nuovo Velodromo Vigorelli; dalla Fondazione Pomodoro, al Castello Sforzesco, alla Triennale, al museo della Scienza e della Tecnologia», promuovendo «il recupero ecosostenibile delle strade e spazi pubblici, dei monumenti, dell’architettura e del maggior numero possibile di edifici esistenti». Tutto insomma, secondo i firmatari, dovrebbe essere pensato nell’ottica dell’ecosostenibilità e non degli investimenti o (parola tremenda, guai a pronunciarla!) del profitto. In un passaggio del testo si legge infatti che «la Milano dell’Expo 2015 potrà diventare l’esempio di una città che non investe risorse pubbliche finalizzate soltanto a un contingente rilancio di investimenti e occupazione, tutti da verificare, ma che usa l’evento Expo quale occasione di riqualificazione della sua abitabilità complessiva». A tal fine, sottoscrive Pisapia insieme agli altri firmatari, sarebbe bene non potenziare le infrastrutture, in quanto «invece di una nuova viabilità più o meno spettacolare per raggiungere il luna park dei nuovi insediamenti, si potranno concentrare tutte queste risorse sulla riqualificazione della mobilità esistente».

E la morale è sempre la stessa: lo scopo della manifestazione non deve essere promuovere i benefici del capitalismo che consente di sfamare il pianeta, ma al contrario tornare a un’agricoltura eco-compatibile a un’alimentazione slow, «gustando ottimi cibi biologici e biodinamici per riabituarsi al piacere dei sapori originali e prevenire così le gravi malattie dell’opulenza, spesso non meno gravi e devastanti di quelle causate dalla fame». Insomma, secondo i firmatari, il vero problema da affrontare non è la fame nel mondo (nei Paesi dove, tra l’altro, il capitalismo non è mai arrivato), ma la cattiva alimentazione dei Paesi ricchi e opulenti…

Questa petizione, risalente al 28 marzo 2009, che inchioda Pisapia ad affermazioni che pure oggi smentisce, è stata tratta fuori grazie all’ottimo lavoro di scavo della squadra di NoiXMilano che, col suo fondatore Nicolò Mardegan commenta così la magra figura del sindaco: «Questo documento conferma la chiara posizione anti Expo di Pisapia. Oggi le sinistre si vantano di un progetto, voluto dalla Moratti, che loro hanno invece tentato di affossare fin dall’inizio». Carta canta.

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di on 4 novembre 2015. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

7 commenti a Quando Pisapia era No Expo

  1. fernando Rispondi

    3 novembre 2015 at 16:30

    E si per questi intellettuali di carta il denaro e la ricchezza arriva dalle conversazioni fatte nei loro salottini di sinistri chic che tutto risolvono.Erano e sono solo invidiosi,sentimento per i sinistri di primaria importaza,ragione e vita.E se non è invidia allora è instupidimento da cecita’.Chiedano scusa per la loro inutilità del caso.

  2. Arcroyal Rispondi

    3 novembre 2015 at 17:40

    ma dal mitico PISAPI(RL)A che cosa vi aspettavate ?

  3. cerberus Rispondi

    3 novembre 2015 at 21:27

    Sempre pronti a saltare sul carro dei vincitori. Che maestri questi rad-chic un po’snob e un po’popolani. (A parole).

  4. Francesco_P Rispondi

    3 novembre 2015 at 23:33

    Nulla di strano. I radical-chic sono noti per essere contro tutto per poi farsi belli con il lavoro degli altri quando ha successo. Anche i media lecchini sono sulla loro stessa lunghezza d’onda.
    Purtroppo c’è ancora chi crede a questi inutili e presuntuosi neo-arstrcratici anziché ignorarli e mandarli a pulire e riciclare quel famoso eco-prodotto tipico delle stalle.

  5. Roberto De Giorgi Rispondi

    4 novembre 2015 at 09:32

    Eccessivo e pretestuoso il riferimento alla firma, insieme a cento persone su una petizione per far diventare del tutto proprie affermazioni scritte da due persone. Capirei fosse una relazione, un articolo scritto con tanto di firma. Detto questo poi si sa, in politica due+due non sempre fa quattro e chi sta all’opposizione cedere alla demagogia è tentazione sempre assai forte.

  6. Luigi Rispondi

    4 novembre 2015 at 11:06

    No non si tratta di demagogia esaltata .No ,un ideologizzato a sinistra non può capire ed accettare che la ricchezza si produca con il lavoro,quello vero delle aziende e e del meccanico che ti ripara l’auto alle nove di sera,Questo aggregato di firmatari contro il mondo tranne che contro le loro intelligenze esaltate a fratellanza intellettuale,questi vivono si di pericolosa demagogia che diventa fonte del fare per una valanga di instupiditi che avendo qualche ruolo usano”lo hanno detto loro”…

  7. Dani Rispondi

    4 novembre 2015 at 12:37

    Questi bolscevichi sono caratteristici nelle loro affermazioni, la loro fede si basa sulla bugia, sull’invidia del prossimo e sfruttano i successi e il lavoro degli altri pro domo loro,nel frattempo negano la proprietà ma quella degli altri. C’è però da dire, a onor del vero che dove sono arrivati loro il benessere del popolo è sempre stato ai massimi.

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