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La nostra incapacità di dire «guerra»

poliziotti 3

Viviamo il tempo più pacificato di sempre. Mai dalla preistoria sino all’età moderna c’è stato un tasso così basso di violenza militare come negli ultimi quindici anni. Siamo di fronte al primo grande ribasso di mortalità violenta dall’affermazione dello Stato moderno teorizzato da Hobbes e Bodin. Questo per una molteplicità di fattori: il capitalismo ed il mercato globale che intrecciano interessi commerciali come freno ai conflitti che possono guastarli, la separazione dei poteri e l’affermazione della rule of law, l’avvento della democrazia, le istituzioni internazionali e la secolarizzazione. In una parola: Occidente.

Tuttavia, i fatti di sangue di Parigi riportano ad una realtà cruda, umana, atavica: Hobbes aveva ragione, e Rousseau torto, sulla grande violenza dello stato di natura umana. Ciò nonostante l’affermazione dei criteri occidentali abbiano enormemente ridotto l’esposizione delle popolazioni civili alla guerra. Negli ultimi duecento anni, e soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, lo stato di natura è stato fortemente limitato dagli anticorpi liberal-democratici. Gli stessi anticorpi che negli ultimi anni sembrano aver smesso di funzionare: pressioni interne sui governi nazionali, multiculturalismo, tolleranza e terzomondismo, preminenza d’interessi economici, retorica dei diritti umani ed esportazione della democrazia hanno esposto il mondo occidentale agli attacchi dell’Islam peggiore.

Allo stesso tempo sono tornate le autocrazie nel grande gioco del potere: Russia, Cina, Turchia, Iran stanno ridefinendo non solo gli equilibri del potere mondiale, ma anche quelli della cultura dominante. Così il vecchio Occidente sprofonda schiacciato da regimi autocratici a cui sono lasciati ampi spazi di manovra ed la cultura pol.corr. tutta accoglienza, pacifismo ed integrazione. Come scrive Samuel Huntigton, «l’Occidente non ha conquistato il mondo con la superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione ma attraverso la sua superiorità nell’uso della violenza organizzata (il potere militare). Gli occidentali lo dimenticano spesso, i non occidentali mai». Se la pace è diventata più conveniente per tutti, la guerra non è diventata meno letale e drammatica che negli ultimi due secoli, ma ha solo cambiato forma. Come dimostrano i fatti di Parigi, anche se la guerra è stata rimossa dalla coscienza occidentale, un nuovo terrore colpisce in modo non convenzionale, violento, imprevedibile e riapre una domanda sopita dentro ogni uomo libero: si deve a prescindere rifiutare una guerra difensiva? Si deve abdicare al conflitto per tutelare egoisticamente i propri interessi di civiltà sputtanando quel concetto di ragion di Stato coniato da Bodin, Machiavelli, Schmitt e molti altri intellettuali d’Occidente? Domande spietate a risposte da trovare al più presto.

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di on 14 novembre 2015. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a La nostra incapacità di dire «guerra»

  1. giovanni conti Rispondi

    15 novembre 2015 at 11:15

    Due annotazioni:
    – in buona parte dei commenti ai fatti di Parigi si parla di “terrorismo islamico” (tralascio quelli in cui si dà la responsabilità all’Occidente, alle multinazionali, al colonialismo, alla mancata accoglienza dei profughi ed in genere a quelli in cui si sostiene che ci stiamo sparando da soli). Sorprende la mancanza di ogni elaborazione politica; il fatto che il confronto sia ogni volta tra gruppi che aspirano ad una organizzazione totalitaria della vita civile e democrazie liberali piú o meno compiute sembra essere un mero accidente. Durante la seconda guerra mondiale la lotta alle nazioni totalitarie si giustificava da sola senza la necessità di motivazioni religiose. Ci sarebbe da chiedersi se l’ignavia mostrata dai popoli liberi nel difendere la propria libertà non dipenda da una generale sottovalutazione del valore di quest’ultima e se pertanto il ricorso all’argomento religioso sia l’unico mezzo di mobilitazione rimasto.
    – sistemi liberali ed illiberali sono incompatibili tra loro ed il contatto tra loro vicendevolmente tossico. Una volta questi sistemi potevano ritagliarsi delle aree di esclusiva pertinenza e pertanto coesistere. Oggi le nuove tecnologie non consentono questa impermeabilità ed i due sistemi si trovano a confrontarsi quotidianamente. Forse dovremmo ragionare sulla necessità di allargare l’area geografica della democrazia o rassegnarci al suo progressivo rimpicciolire.

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