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Dal Papa in giù, vietato parlare di «terrorismo islamico»

papa bergoglio 2

È una colpevole forma di dissimulazione, un’autocensura che sa di pavido e politicamente corretto, un gravissimo peccato di omissione, visto che parliamo di un Papa. Per l’ennesima volta Bergoglio rinuncia a chiamare le cose con il loro nome e, nel messaggio di cordoglio seguito alle stragi di Parigi, evita accuratamente le parole “musulmano” e “islamico”, resta nella vaghezza dei sostantivi, senza connotare, caratterizzare, indicare artefici e natura degli attentati. Ascoltando le sue parole, si resta con l’impressione di una violenza astratta, che non ha protagonisti, moventi e destinatari, come vuole l’ipocrisia islamofila di questi tempi. «Siamo sconvolti da questa folle manifestazione di violenza terroristica e di odio, che condanniamo nel modo più radicale», fa sapere Padre Federico Lombardi, riferendo il pensiero del Papa. Aggiungendo poi: «Si tratta di un attacco alla pace di tutta l’umanità che richiede una reazione decisa e solidale da parte di tutti noi per contrastare il dilagare dell’odio omicida in tutte le sue forme».

A sua volta il segretario di Stato Vaticano, il cardinale Pietro Parolin, fa sapere che «il Santo Padre, informato degli orribili attacchi che sono avvenuti a Parigi, condanna con vigore la violenza che non può risolvere nulla e domanda a Dio di ispirare a tutti pensieri di pace e solidarietà». Lo stesso Francesco, intervistato da Tv2000, commenta che «queste cose sono difficili da capire, fatte da esseri umani. Questo non è umano». Ricapitolando: “violenza terroristica”, “odio omicida”, “attacchi orribili”, “cose non umane”. Mai una volta che si faccia cenno alla causa che nutre quella violenza e alla fede che la anima.

Il Papa è volutamente, colpevolmente reticente, così come era stato troppo indulgente all’indomani della strage di Charlie Hebdo, quando aveva fatto rischiosi distinguo, sostenendo che «non si può prendere in giro la religione degli altri» e che chi lo fa, «si aspetti un pugno». Come a dire che, per il suo atteggiamento irriverente verso l’islam, la testata satirica francese si era quasi meritata quel tremendo “cazzotto”…

D’altronde, l’approccio cauto, conciliante, omissivo e remissivo di Papa Francesco è lo stesso metodo utilizzato dai nostri rappresentanti istituzionali, anche loro impediti – da chissà quale veto interiore – a pronunciare le parole “islamico” o “musulmano” a proposito delle violenze parigine. Matteo Renzi parla di «orrore», di «terroristi» che «hanno colpito la Francia, ma così hanno colpito l’umanità intera» e che «non vinceranno» perché «la libertà è più forte della barbarie». Orrore di chi? Terroristi di quale matrice? Barbarie ispirata da quale ideologia? Boh.

Figurarsi se può esplicitarlo il Reticente della Repubblica Sergio Mattarella che, nel suo laconico (e ci mancherebbe) commento, si è limitato a esprimere «apprensione e forte dolore», assicurando al presidente Hollande il sostegno dell’Italia per debellare la piaga del terrorismo e vincere la battaglia di civiltà contro la furia oscurantista. Parlava forse di terrorismo brigatista e di oscurantismo medievale? Non è dato sapere.

Così come non ci si poteva aspettare altrimenti dal sindaco di Milano Giuliano Pisapia che addirittura ha ricordato che «le istituzioni sono impegnate insieme per contrastare ogni forma di violenza», manifestando «la vicinanza dell’intera città per i tragici fatti di Parigi». In pratica, la sfida dei nostri tempi, secondo Pisapia, è combattere ogni “forma di violenza” (anche quella di chi maltratta il proprio animale domestico, perché no) e le stragi messe in atto da fanatici islamici sono niente più che “tragici fatti”, come lo possono essere un omicidio colposo o un incidente su strada.

Eccoli qua, il masochismo dell’Occidente e l’ipocrisia del nostro Paese. Pensiamo di combattere il terrorismo con il bon ton, di rispondere all’estremismo con la moderazione. Ce la facciamo sotto, abbiamo una paura da matti, e allora siamo cauti nell’esprimerci, pesiamo le parole, per non offendere nessuno. Senza capire che così ci dimostriamo ancora più vili, più deboli e perciò più vulnerabili.

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di on 14 novembre 2015. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

3 commenti a Dal Papa in giù, vietato parlare di «terrorismo islamico»

  1. cerberus Rispondi

    14 novembre 2015 at 18:06

    A me personalmente mi hanno stancato i progressisti e il loro politicamente corretto. Diciamo le cose come stanno,questi assassini sono islamici che UCCIDONO IN NOME DI ALLAH!!Questa è gente che va combattuta e la prima cosa da fare è dire la verità e smetterla di essere ipocriti,anche il Pope abbia coraggio e dica che la bandiera nera issata su San Pietro è una bestemmia.Dillo Pope Francesco che è una guerra di religione e di civiltà! W Lepanto!

  2. egenna Rispondi

    15 novembre 2015 at 03:35

    La chiesa in fondo in fondo, vuole un attentato eclatante nei suoi confronti, perché ha bisogno di martiri.

  3. Mario Rispondi

    15 novembre 2015 at 10:50

    Questo papà penetrante può predisporre una nuova crociata.Le guerre papi le han fatte eccom perdendole sempre.Ti ammazzano i cristiani a peso e non fa nulla se non il giubileo…mah che forse esser religiosi o osservanti sia un rischio inutile da qualunque delle oltre seicento religioni si sia?

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