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Ci risiamo: spacciano per successo il flop-Jobs Act

«Gli ultimi dati Inps sono il segno di una novità». Matteo Renzi commenta con “soddisfazione” – sulle pagine del Corriere della Sera – i dati dell’Osservatorio sul precariato che evidenziano una crescita pari al 34,4 per cento per i contratti a tempo indeterminato rispetto allo scorso anno. 371.347 posti di lavoro, a fronte dei 314.239 del 2014. Un’apparente vittoria per il Job Act del governo Renzi e l’ennesima pezza giustificativa alle scelte elencate nella nuova Legge di Stabilità. Il tasso di disoccupazione resta però ancora alto. Nel settembre scorso si è attestato all’11,8 per cento, secondo i dati Istat. Una percentuale su cui si era espresso anche il presidente della Bce, Mario Draghi, il 5 novembre scorso. Quello che Matteo Renzi e i maggiori quotidiani non evidenziano nel “soddisfacente” rapporto Inps sono i dati relativi al 2013, dove i contratti erano 387.251. Quasi 16 mila in più rispetto a questo anno. Quella raccontata da il Corriere della Sera – insieme a numerose altre testate giornalistiche – è una piccola parte della situazione complessiva in cui versa il nostro Paese.

Un altro dato ignorato, ma fondamentale per capire gli sviluppi del mercato del lavoro negli ultimi anni è quello relativo alle cessazioni di rapporti lavorativi, indeterminati, a termine e di renzi balleapprendistato. In questo 2015 sono stati circa 3 milioni 450 mila. Nel 2013 le cessazioni sono state 3 milioni 425 mila. Ma basta anche solo guardare al 2014 per vedere che i contratti estinti sono 3 milioni 247 mila. Si parla di 200 mila persone in più senza un contratto rispetto al 2014. È improprio, se non “ingiusto” per quelle persone che ad oggi non riescono a trovare lavoro o sono costretti a licenziare dipendenti, parlare di un aumento esponenziale di contratti. Un’altra doverosa considerazione: i numeri pubblicati dall’Inps non rappresentano nuovi posti di lavoro, ma semplici contratti che possono essere siglati da uno stesso lavoratore nell’arco dell’anno. Stiamo quindi festeggiando 371 mila contratti in più, senza che questi abbiano avuto un impatto reale sulla nostra società. Un’altra vittoria dichiarata del premier Matteo Renzi è quella dei voucher per le prestazioni occasionali. Nell’ultimo anno sono stati utilizzati 48milioni di voucher in più rispetto al 2014, nel 2013 erano solo 28,2 milioni. Che i dati sulle cessazioni e sui voucher possano essere collegati tra loro? Le imprese vessate dalle imposte sono costrette a lasciare parte dei loro dipendenti a casa e li utilizzano in maniera sporadica grazie all’ausilio dei voucher. Un risvolto ipotetico che aiuta i dati ad essere “da prima pagina” ma che non produce ricchezza nel lungo periodo e non aiuta l’Italia a superare il periodo di crisi in cui riversa. Se Matteo Renzi è davvero pronto a seguire Tim Cook e fare «the best» bisogna partire con l’ascoltare e l’osservare quello che succede davvero nel Paese, non usare numeri privi di significato per illudere i cittadini di una ripresa che tarda ancora ad arrivare.

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di on 12 novembre 2015. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a Ci risiamo: spacciano per successo il flop-Jobs Act

  1. fabio Rispondi

    27 dicembre 2015 at 21:40

    Sinceramente questo boy scout dei poveri di renzi pensa che siamo cinquanta milioni di abitanti stupidi, e che non abbiamo capito il giochetto fatto da napolitano mettendolo al potere solo per salvaguardare le lobby e privilegi di tutti loro. in Italia siamo in un nazismo camuffato da democrazia per non parlare della poca capacità, frutto di disfunzioni neurologiche di costoro. l’Italia purtroppo è stata violentata barbaramente da questa gente putrida, di una cosa sono certo con l’informazione dei Tg e internet non possono prendere in giro nessuno .Il non rispettare la sintassi da parte mia non è solo frutto della poca istruzione che possiedo, ho una mancanza di rispetto nei confronti di chi leggerà questo commento ma solo una forma di ribellione nel senso che voi politici non meritate rispetto, neanche di un’attenzione sull’ortografica.

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