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Contro i collaborazionisti. Manifesto per vincere la guerra

Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti: siamo in guerra, e l'attacco alla democrazia liberale non è meno mortale di quello che lanciarono i totalitarismi. Ma oggi dalle ceneri della vecchia sinistra (corresponsabile degli orrori passati) è nato un pensiero unico che fa il gioco del nemico. Si chiama multiculturalismo...

GuerraOrmai dovrebbe essere chiaro a tutti, almeno alle persone in buona fede: siamo in guerra e quella lanciataci contro è una sfida alla nostra civiltà liberale non meno pericolosa di quella sferrata ad essa nel secolo scorso dai regimi totalitari. Dobbiamo passare all’azione, prima che sia troppo tardi. Siamo preparati? Possiamo apprendere qualcosa dalla passata esperienza, pur consapevoli che la storia non si ripete mai in modo uguale e che gli stessi protagonisti sono ovviamente atteggiati in modo diverso? Intanto, un elemento mi sembra comune a questa e a quella situazione: l’impreparazione culturale, nel senso più lato del termine, con cui noi occidentali affrontiamo la sfida. Non sappiamo per lo più definire, oggi come allora, il senso e il significato della libertà di cui abbiamo goduto. E ciò primariamente per colpa dei cosiddetti intellettuali, che ancora una volta, per usare l’espressione di Julien Benda, hanno “tradito“. Ma, questa volta, il “tradimento” è ancora più grave: in una società divenuta di massa certe cattive idee sono divenute senso comune, non sono temperate da quel buon senso che la gente semplice continuava un tempo ad avere indipendentemente dai sofismi e dalle astruserie intellettuali di tanta parte del mondo culturale. Veicolato dai media e, prima ancora, dalle istituzioni scolastiche oggi assistiamo al predominio di un “pensiero unico” che mette in dubbio le conquiste e i valori della nostra civiltà proprio mentre ne gode i frutti. In questo modo non sappiamo opporci all’altro, cioè alle forze barbariche che ci vogliono sopraffare e imporre i propri disvalori. Sicuramente anche dopo questo tragico 13 novembre parigino sentiremo qualcuno che ci dirà che, in fondo, è “colpa nostra”, che ce la siamo andati a cercare con la nostra politica “colonialista” e “razzista”, con l”imperialismo delle multinazionali” e le “logiche liberiste”. Si dirà che siamo “razzisti” perché consideriamo “superiore” la nostra civiltà, mentre dovremmo tutti accettare l’idea di un sano relativismo delle idee e delle culture.

Quasi che si possa “relativizzare“, e considerare ugualmente degno di rispetto, una civiltà che vuole imporre a tutti le sue idee e che non crede nella libertà individuale. Strana idea di rispetto, quello che si è invocato per diffamare i morti di Charlie Hebdo che non l’avrebbero avuto nei confronti dei musulmani, quasi che la satira irriverente, anche rivolta alle religioni (si pensi all’anticlericalismo ottocentesco), non fosse nel Dna della nostra civiltà, o almeno nella nostra storia, quasi fosse quasi qualcosa di cui vergognarsi. Strana idea di rispetto quella che non vuole urtare le sensibilità dei piccoli musulmani e che quindi allontana i presepi da scuola, non espone il crocefisso, non fa vedere certe opere d’arte della nostra tradizione cristiana, edulcora i libri di testo. Un rispetto, fra l’altro, che i musulmani non hanno in caso loro nei nostri confronti, che non si sognerebbero mai da avere. Ci acconciamo a vivere in una condizione di non reciprocità (penso alla Mogherini che si mette il velo al cospetto dei capi di Stato arabi), per una sorta di rispetto mal riposto. E che dire poi del mito dell’ “ospitalità” che dovremmo garantire a tutti indipendentemente da ogni considerazione, quasi che io debba ospitare anche se non ho una casa adatta e anche chi me la vuole distruggere. Per non parlare delle azioni di boicottaggio che l’Unione Europea sta attuando verso Israele, cioè verso un pezzo di Occidente conficcato in Medio Oriente (e che per questo è odiato dagli islamici), proprio mente si apre e si fanno concessioni all’Iran degli ayatollah. Subito dopo la seconda guerra mondiale, alcuni grandi uomini di cultura liberali rifletterono molto sull’idea di libertà, sulla sfida che il totalitarismo aveva lanciato ai regimi liberali, su come difendere il nostro mondo da possibili nuove minacce (faccio solo i nomi di Benedetto Croce, Friedrich von Hayek, Karl Popper, Michael Oakeshott, Jacob Talmon, Hannah Arendt, Isaiah Berlin). La loro riflessione ex post ebbe un certo successo, ma aleatorio.

In effetti, poco alla volta, dalle ceneri della vecchia sinistra corresponsabile dei totalitarismi, prese vita un’ideologia apparentemente mite e aperta ma nella realtà tesa a colpire il liberalismo, la nostra civiltà, dall’interno: il “politicamente corretto”. Da qui il “buonismo“, il “relativismo” il “multiculturalismo” antiindividualista e illiberale. Da qui i problemi dell’oggi. Nel caso dell’islamismo politico, la nuova ideologia vorrebbe che si parlasse di “terrorismo” in senso lato, che non si offendesse o nominasse una religione che va rispettata. Che si distinguesse fra pochi esaltati che impugnano le armi e masse islamiche innocenti e bonarie. Ecco, se una cosa ci ha insegnato il totalitarismo storico è che le cose vanno chiamate con il proprio nome: nominare è capire l’avversario per poterlo meglio combattere. L’Islam, comunque lo si concepisce, non ammette una separazione fra potere spirituale e politico, è teocratico. La teocrazia non è il risultato di eventi storici, come è stato nella storia occidentale con il cesaropapismo, ma è qualcosa di intrinseco ad una religione che non riconosce “a Cesare quel che è di Cesare“. Ecco, già questo dovrebbe esserci chiaro e farci riflettere, sol che ne avessimo ancora la tempra e l’onestà intellettuale per farlo. Soprattutto perché esso ci spiega perché dal mondo musulmano, se non con molta timidezza, non si sentono mai voci di condanna netta delle stragi perpetrate nei nostri confronti. Per chi musulmano vive da tempo in Occidente ci sarebbe da aspettarsi una mobilitazione totale contro chi infanga la buona reputazione di tutti, per chi macchia di sangue la casa di chi ci ha ospitato. Perche questo non accade? Perché generalmente non si sentono apologie dei jihaidisti ma nemmeno una loro netta condanna? L’impressione è che anche in questo caso, come in quello dei totalitarismi storici, ci sia una vasta “zona grigia”, che è poi quella che garantisce complicità e forza a chi nella comunità passa all’azione. Ma dirla, appunto, non è “politicamente corretto”. L’auspicio è che di queste cose si possa invece cominciare parlare con liberalismo, senza subire il “fuoco amico” dell’ostracismo. Se così non fosse, non ci sarebbe da farsi troppe illusioni: la guerra sarebbe già persa. In partenza.

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di on 16 novembre 2015. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

13 commenti a Contro i collaborazionisti. Manifesto per vincere la guerra

  1. Padano Rispondi

    16 novembre 2015 at 09:34

    Credo che voi Italiani non metterete gli stivali sul campo né in Libia, né in Siria.
    Siete troppo vigliacchi per farlo.

    • Lorenzo C Rispondi

      16 novembre 2015 at 15:41

      Bisogna essere degli scemi per scendere in campo lì.
      Se combatti devi sapere perché combatti (e ci può stare), per chi combatti (devi avere alleati su territorio, credibili) e cosa vuoi fare dopo (idea?). Dato che gli ultimi due punti sono un terno al lotto, direi che è meglio potenziare il fronte di protezione interna e poi leggi il mio intervento successivo uomo senza orizzonti (non chiamarti Padano. I Padani si contraddistinguono per la volontà e l’intelligenza, che non traspaiono dal tuo intervento)

  2. A.P. Rispondi

    16 novembre 2015 at 11:38

    Attacco alla democrazia liberale? Veramente sono le sedicenti democrazie liberali che hanno attaccato e continuano ad attaccare, esattamente come i totalitarismi, rispetto ai quali infatti non si evince alcuna differenza. La responsabilità di questi morti ricade PER INTERO sugli stati nazionali occidentali e su chi li sostiene. Poi possiamo anche continuare a raccontarci le favolette, ma la realtà è che nulla se non le chiacchere distingue gli stati occidentali dai totalitarismi del secolo scorso e dai cosiddetti terroristi: tutti sanno fare soltanto una cosa per bene, la guerra e i massacri.

    • clyde Rispondi

      16 novembre 2015 at 13:05

      e lei quindi cosa propone?

      • Dario Rispondi

        16 novembre 2015 at 14:31

        Non pensera’ mica di ottenere una riposta seria da uno che scrive “i cosiddetti terroristi”?

    • Emilia Rispondi

      16 novembre 2015 at 15:40

      …ma la realtà è che nulla se non le chiacchere distingue gli stati occidentali dai totalitarismi del secolo scorso e dai cosiddetti terroristi…

      Una cosa li distingue: Se tu vivessi in quegli Stati una stronzata del genere non l’avresti potuta scrivere.
      E poi ti sei già dimenticato dei talebani in Afganistan che uccidevano donne e bambini in piazza, o del regime di Saddam Hussein che stava sterminando il popolo curdo? E già, dimenticavo che tu fai parte di quella schiera del so tutto io e che gli altri non capiscono una mazza. Sai che ti dico A.P. ma va a f…….

  3. adriano Rispondi

    16 novembre 2015 at 11:40

    A morire sono i cittadini.I cittadini decidano.Per la guerra interna.”Siete favorevoli a dichiarare fuori legge la religione islamica?”Sì,no,si vota e quello si fa.Se vincono i no la partita è chiusa e continuare a parlarne diventa una perdita di tempo.Se vincessero i sì si passa a quella esterna.”Siete favorevoli ad usare l’arma atomica?”Sì,no,si vota e quello si fa.In questo caso anche se vincessero i no partirei a combattere anche se,parafrasando una vecchia canzone,mi dispiacerebbe di morire e non sarei contento perchè avremmo rinunciato alla possibilità di limitare le perdite.Il resto fa parte della commedia degli equivoci perchè ignorando il primo quesito non si vuole riconoscere quale è il nemico e rifiutando il secondo non si vuole capire quale film stiamo vivendo.E'”Higlander” e alla fine ne rimarrà soltanto uno.

    • Milton Rispondi

      16 novembre 2015 at 17:37

      Concordo pienamente nella sostanza, ma ho poca fiducia nella consapevolezza dei cittadini (che infatti votano in massa Renzi e Grillo). Purtroppo manca una informazione di massa corretta e veritiera che riassumerei in alcuni dati di fatto a mio parere incontrovertibili:
      – LA RELIGIONE ISLAMICA E’ INCOMPATIBILE CON LA DEMOCRAZIA E CON I DIRITTI DELL’UOMO IN GENERALE. E’ vero che la Guerra Santa (prescritta dal Corano) viene messa in atto da una minoranza di integralisti, ma è altrettanto vero che nessun mussulmano vero ne prende le distanze nettamente e ne denuncia gli attivisti. Aggiungo che nessun mussulmano accetta la laicità dello Stato, la libertà individuale, la parità uomo-donna; né condanna la poligamia e la violenza su donne e minori.
      – NESSUN PAESE A MAGGIORANZA ISLAMICA E’ DEMOCRATICO. Conseguentemente è governato da un dittatore che inevitabilmente applica violenza e terrore in patria ed esporta violenza e terrore all’estero (vale per Arabia Saudita, Oman, Kuwait, Irak, ma anche per Iran e Turchia).

      Dovremmo quindi espellere chiunque predichi il Corano (quindi violenza ed inciviltà), escludere i mussulmani dalla possibilità di immigrazione, e chiedere ai rimasti di giurare sulle nostre Costituzioni (implicitamente abiurando).

  4. Francesco_P Rispondi

    16 novembre 2015 at 12:08

    La prima difesa da implementare è quella del territorio europeo.
    Per decenni è tata trascurata la sicurezza europea; in questo modo si sono infiltrati capi e manovali del terrore nonché predicatori specializzati nel fanatizzare i musulmani. La presenza di vasta rete internazionale costruita in anni di paziente infiltrazione è il dato più inquietante che emerge da ogni attentato consumato sul territorio europeo.
    Per anni è stata trascurata la questione dell’immigrazione clandestina dal M.O. e dall’Africa settentrionale, che ha le caratteristiche di una vera e propria egira. Se i terroristi che entrano attraverso l’immondo mercato sono una minoranza (fonti USA stimano in meno del 5%), il restante 95% e più sono la manovalanza del terrore da fanatizzare, organizzare, addestrare ed armare sul territorio europeo. NON SI TRATTA di migranti economici o di rifugiati politici.
    Purtroppo abbiamo capi miopi, presuntuosi e incapaci che hanno aperto e continuano a tenere aperte le porte agli assassini. Non ho lo stomaco di chiamare leader l’attuale dirigenza europea.
    Serve una lunga lista di provvedimenti drastici da applicare in tutti gli Stati europei a partire dalla chiusura delle moschee e dei circoli islamici, ecc.
    Serve anche fare ricorso alla “extraordinary renditon” verso i Paesi mediorientali più attenti alla loro sicurezza nel caso di personaggi già noti ai servizi segreti; i fanatici estremisti devono sapere che per loro è doppiamente rischioso venire qui per sfuggire alla repressione nei loro Paesi d’origine.
    Insomma, serve avere la schiena dritta e difendere la libertà e il diritto dei propri cittadini, e anche degli stranieri ben intenzionati, soffocando la prepotenza di chi vuole imporre la legge islamica. Che è poi esattamente il contrario di quello che è stato finora fatto dai vari governati e dalla UE.

    L’Europa è considerata il “ventre molle” dell’Occidente, una preda facile da conquistare e da spolpare.
    Facciamo che non sia così cambiando le cose prima che sia troppo tardi.

    P.S.
    Comunque i francesi hanno fatto bene a bombardare, a chiudere le frontiere e a chiudere le moschee. Ma dov’è l’Europa? Non dovremmo tutti applicare questi ed altri provvedimenti? Non dovremmo andare tutti nella stessa direzione anziché ogni Paese per conto suo?
    L’Europa esiste solo quando c’è da complicare la vita alle imprese ed ai cittadini con la burocrazia invadente e le norme soffocanti. Quando servirebbe svanisce nel nulla!

  5. Adriano Rispondi

    16 novembre 2015 at 13:55

    Gran bell’articolo .I luoghi a teologia integrante non possono che essere arretrati e ad alta privazione di libertà .I poveretti che ci stanno sotto non potranno che essere sudditi schiavizzati a sudditanze per il controllo del potere e delle ricchezze d’area,vedi petrolio,a conduzione di pochi potentati o “sceiccati”o “califfati”di turno.Luoghi senza libertà o in libertà apparente non possono che rasentare la barbarie non avendo mai,né mai potranno fsottoscrivere diritti umani e perseguirne le garanzie .Donne velate e sottomesse a schiave anche dalle nostre parti e uomini fatti vivere all’ombra di pene da giudizio divino praticato sempre dai quattro potentucci e che magari cominciano a pensare al martirio come via d’uscita da una vita di guano.Si il martirio come grande forma d’uscita è più né ammazzo più sono martire e più donne vergini mi saranno concesse.Ma altro che carri armati e bombe ci vogliono.

  6. Lorenzo C Rispondi

    16 novembre 2015 at 15:36

    I piedi sul campo non sono da mettere
    Dovrebbe essere bastato l’esempio Iraq.
    E in Siria il casino è peggiore, con ancora più attori in mezzo.
    Agire si ma come? Il modo è tagliando i soldi al califfato, fare il mazzo a chi gli compra il petrolio e gli vende armi, chiudere i rubinetti cioè.
    Da noi invece, a casa nostra, maggior severità, controlli e occhi aperti. Il “volemose bene” a cui siamo abituati non esiste.
    Piccola nota: porrei l’occhio sull’Arabia Saudita, sulla fattoria personale degli Al’Saud, che per me in questo casino non sono in seconda linea. Altra cosa a papa Francesco: giusto che la chiesa chieda l’accoglienza dei poveri, ma una parola anche sul rispetto da portare alle popolazioni che ti accolgono sarebbe da spendere.
    Io all’estero quando vado (spesso) ci vado in punta di piedi per rispetto delle diversità culturali.

  7. cerberus Rispondi

    16 novembre 2015 at 21:28

    Ci vogliono le bombe con quei maledetti muslim e in culo alla sinistra e ai codardi italioti.(ed europei.)

    • Lorenzo C Rispondi

      16 novembre 2015 at 22:30

      Solo

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