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Cercasi politiche economiche (vere), per non lasciarci la pelle

L’aumento dell’Iva, la riforma delle province, le detrazioni energetiche… Con sempre maggior frequenza il governo assume decisioni sospese fino a un certo periodo o limitate entro un certo periodo, a seconda della convenienza di ritardare l’effetto di provvedimenti impopolari o al contrario di stringere il consenso intorno ad altri difficili da attuare ma apprezzati dagli elettori. Prendiamo ad esempio le ormai famose clausole di salvaguardia. Dei 23,7 miliardi di riduzione fiscale vantati nella bozza della legge di stabilità, ben 18,8 sono rappresentati dal rinvio dell’aumento di Iva e accise al 2017. Rinvio che era sua volta minacciato da una clausola di salvaguardia dello scorso anno. Il tempo è denaro, e viceversa: il «pagherete» si è trasformato in «non vi faremo pagare» – non oggi, ma il prossimo anno – solo perché, prima che scadesse, la cambiale è stata spostata avanti di un altro anno ancora. Chi vivrà, vedrà.

Le clausole di salvaguardia sono l’esempio migliore ma non certo l’unico. Le detrazioni sul risparmio energetico vengono rinnovate di anno in anno, quelle sui contributi per nuove assunzioni dovevano valere per il 2015, ma la legge di stabilità dovrebbe contenere (il condizionale è d’obbligo) una prima proroga a importi ridotti anche per l’anno nuovo. Poco dopo l’approvazione del nuovo regime dei minimi, il precedente è stato prorogato di un anno; la prima web tax non ha fatto in tempo ad entrare in vigore che è stata sospesa e poi cancellata.

Dietro la tendenza ad aumentare le tasse sì ma solo fra 24 mesi, contrabbandato anche in questa manovra finanziaria come una riduzione di carico fiscale, c’è un ovvio tentativo di una dissimulazione. Prorogare misure di favore teoricamente limitate nel tempo, come le detrazioni, serve, più che a tenere a bada i conti, a tenere a bada gli elettori. C’è, infine, la fretta, che porta a varare riforme prima di rifletterci, come nel caso della improvvida web tax del 2013 o del regime dei minimi del 2015, definito dallo stesso presidente del Consiglio Renzi un autogol.

Tutti motivi che denotano scarso rispetto dei cittadini: un governo che si nasconde dietro il futuro, o si pavoneggia di misure facili a singhiozzo, o – peggio ancora – che non sa quel che fa non è altro che un governo irresponsabile e sordo alla più semplice delle esigenze delle persone: quel minimo di stabilità delle regole e dell’indirizzo politico necessario a poter agire e decidere.

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di on 1 novembre 2015. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a Cercasi politiche economiche (vere), per non lasciarci la pelle

  1. Maurizio Rispondi

    1 novembre 2015 at 09:27

    Si vi è molta non professionalità politica,spesso infantilismo e a noi piacciono i bambini,nel fare di chi vuol prendersi tutto per l’eterno.Il problema vero è’ che in questa condizione di né carne né pesce tantissimi soggetti da parlamento vogliono starci per non essere mandati a casa.Il futuro che si intravede e’ la fondazione di una sorta d’insieme dove tutti ,tranne i vecchi compagni e destrorsi estremi,possano bere allo stesso calderone.Che poi le aziende chiudano o scappino,che la spesa pubblica sia a livello greco,che la povertà ci macini non frega nulla a nessuno.L’importante è gridare ” abbiamo fatto le riforme” ….e che riforme!

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