Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Casasco: «Noi Pmi pronte a un sacrificio straordinario per la lotta al terrorismo»

Casasco

Quando si parla di “capitani coraggiosi”, spesso ci si dimentica di dire che sono persone capaci di rinunciare a un interesse legittimo per sé e la propria categoria in nome di un bene superiore per il Paese. Persone di cui si ha un enorme bisogno, soprattutto in tempi in cui il pericolo incombente potrebbe portare a un ripiegamento cinico sull’individualismo.

Rientra in questo spirito costruttivo l’idea del presidente di Confapi Maurizio Casasco che, all’indomani delle stragi terroristiche a Parigi, lancia una proposta choc: «rinunciare agli urgenti provvedimenti che andrebbero presi a favore delle imprese‬, come il taglio drastico delle tasse in generale e del costo del ‎lavoro in particolare, a patto che il governo preveda lo stanziamento di un fondo straordinario da investire nel sistema di intelligence e di ‎difesa‬».

Conversando con LIntraprendente, Casasco dettaglia meglio questa sua iniziativa. «A fronte all’evidente minaccia terroristica», avverte, «la mia proposta vuole rispondere a due criticità: il pregiudizio negativo cui finora è stato sottoposto l’operato dei servizi segreti e gli errori dei governi precedenti, che hanno smantellato le risorse umane dell’intelligence, prepensionando agenti e figure professionali preziosissime per esperienza e contatti».

Da qui l’iniziativa di creare «un fondo strutturale, consistente e persistente per la difesa, che non risponda più solo alle contingenze, ma a un progetto a lungo termine, che sia guidato non dalle emozioni, ma da una logica di prevenzione». Con queste risorse (Casasco ribadisce che «non dovrebbe trattarsi di pochi milioni, ma di qualche miliardo di euro») ci sarebbe la possibilità di rendere più efficiente il comparto tecnico-professionale, «allo stesso tempo arruolando figure aggiuntive nel settore dell’intelligence e coinvolgendo nuovamente, in qualità di “riserve” o veterani, gli agenti mandati in pensione troppo presto, affidando loro compiti di formazione professionale nei confronti dei più giovani, in modo che mettano a disposizione il patrimonio di conoscenze tecniche, affidabilità e relazioni umane, acquisito negli anni». A ciò dovrebbe aggiungersi, sostiene Casasco, «una maggiore flessibilità nell’utilizzo delle risorse di cui dispone l’intelligence, senza più occhiute rendicontazioni e pignole verifiche sulle singole spese, ma offrendo a chi lavora nella sicurezza una totale libertà operativa, anche dal punto di vista economico». Ciò implicherebbe, sottolinea il presidente di Confapi, «l’attribuzione ai servizi di intelligence di poteri straordinari, garantiti da leggi ad hoc, che possano consentire loro di mettere al primo posto le esigenze della sicurezza rispetto a quelle della privacy, come è giusto che avvenga in situazioni eccezionali».

Un corposo piano formativo, legislativo ed economico, dunque, in nome del quale le Pmi rinuncerebbero volentieri (pro tempore, va da sé) alle legittime aspirazioni a una riduzione del peso fiscale e alle misure urgenti a favore delle imprese. È quella che Casasco definisce «la responsabilità sociale e civile dell’imprenditore che, oltre all’utile e al profitto, deve essere sempre attento alle istanze del bene comune, che si riassumono nei valori dell’ambiente, dell’istruzione o della sicurezza». Uno spirito civico «animato non solo da un senso di appartenenza nazionale e da una considerazione lucida di quali siano le priorità per il Paese», ma anche «dalle prospettive di ricadute positive per le aziende». Come Casasco riconosce, infatti, «in un Paese poco sicuro le aziende straniere investono poco volentieri e gli stessi imprenditori italiani trasferitisi altrove hanno poca voglia di tornare». Viceversa, se c’è sicurezza (così come una giustizia civile rapida ed efficiente, una burocrazia snella e una tassazione più sopportabile), le stesse imprese potranno trarne beneficio.

Alla base, poi, c’è una ragione simbolica più nobile e profonda: laddove il terrorismo distrugge, l’impresa costruisce; se i fondamentalisti religiosi sono il cancro che semina morte, gli imprenditori rappresentano il tessuto sano e vitale del Paese. Le cellule buone da cui ripartire, per debellare il Male.

Condividi questo articolo!

[wpca_cookie_allow_code level="4"]
[/wpca_cookie_allow_code]
di on 18 novembre 2015. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

5 commenti a Casasco: «Noi Pmi pronte a un sacrificio straordinario per la lotta al terrorismo»

  1. alberto Rispondi

    18 novembre 2015 at 09:27

    Iniziativa lodevole di questo imprenditore… il problema è che quei fondi sicuramente non verrebbero utilizzati per quanto scritto sopra ma finirebbero nel grande calderone dello spreco della macchina pubblica

  2. luigi Rispondi

    18 novembre 2015 at 16:29

    Ma in questo paese devono fare tutto le imprese piccole o grandi che siano?

  3. Aaurelio Rispondi

    18 novembre 2015 at 22:51

    Una buona idea e tanta disponibilità delle aziende disposte ad altro sacrificio.Ma non finirà comunque,se mai andasse a buon fine questa ottima e generosa proposta di Casasco continueranno a martellare le aziende non sapendo dove prendere il denaro per una sicurezza oggi fragilissima che si definisca tale.

  4. maurizio Rispondi

    18 novembre 2015 at 22:55

    Ma quanto devono soffrire imprese ed imprenditori che devono occuparsi anche della sicurezza a proprie spese.Idea generosa certo ma tutto finisce sempre sulle stesse spalle.

  5. Padano Rispondi

    19 novembre 2015 at 09:09

    Che questo tizio parli per sé.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *