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Promemoria a Prodi su chi è (veramente) Assad

Prodi 1

Il colloquio con Romano Prodi che oggi Eugenio Scalfari riporta su Repubblica potrebbe riaprire la questione del “non poteva non sapere”: il Fondatore dice, infatti, di riportare un colloquio dell’ex premier (che sia lo stesso metodo usato per “intervistare” il Papa?). Tuttavia, il Mortadella offre spunti per riflessioni più alte. Nonostante venga dipinto da Scalfari come «un atlante storico e geografico del mondo intero, un mappamondo che gira mari, monti e paludi», il Professore si lancia in letture geopolitiche azzardate, consigliando il presidente americano Obama sulla questione siriana: l’opzione proposta da Prodi è il sostegno e l’armamento del dittatore siriano Bashar Al Assad.

Secondo il Professore, i raid aerei non sono infatti sufficienti a sconfiggere lo Stato Islamico che semina distruzione in Iraq e Siria. Senza neanche prendere in considerazione possibili alternative come l’intervento di terra o il sostegno ai ribelli siriani, Prodi invita Obama ad allinearsi alla politica di Putin che, intanto, mentre promette di colpire i tagliagole islamici bombarda gli oppositori del regime di Assad, addestrati dalla Cia.

Forse non pienamente soddisfatto dagli errori della politica estera italiana gestita dalla sinistra Dc – dalla quale proviene – a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, il fondatore dell’Ulivo è tornato a fare il tifo per i dittatori. Grande amico del leader palestinese Abu Mazen, Prodi è stato anche a libro paga di Nazarbaev, dittatore del Kazakistan (una nazione che nel «futuro vicino» ha tutti i requisiti per diventare un «Paese altamente sviluppato», diceva), in qualità di consulente economico con compensi milionari come raccontato due anni fa dal giornale tedesco Der Spiegel. Senza dimenticare gli ammiccamenti con i regimi e le teocrazie del Medioriente, come le aperture all’Iran di Khamenei e Ahmadinejah nel 2008, o le storiche relazioni con il regime comunista cinese.

Giovedì il Corriere della Sera pubblicava a firma del corrispondente da Parigi Stefano Montefiori alcuni stralci del libro prossimamente in uscita Opération César, la testimonianza di un fotografo della polizia militare fuggito dalle carceri di Assad. Scritto a quattro mani con la giornalista Garance Le Caisne, il volume dell’ex militare incaricato dalla burocrazia di catalogare le immagini delle vittime della repressione raccoglie le atrocità che hanno portato la magistratura francese ad aprire un fascicolo sul regime di Assad, da mercoledì sotto inchiesta per crimini contro l’umanità.

Riportiamo dal Corriere alcuni stralci del testo che minano le teorie di Prodi secondo cui sarebbe bene sostenere l’esercito di Assad per sconfiggere l’Isis.

Con i miei colleghi, formavamo una équipe di una dozzina di fotografi, ci sostenevamo a vicenda. Ci dicevamo: «Quando arriverà il giorno del Giudizio saremo costretti a dare spiegazioni: “Che cosa avete fatto tutti quegli anni con quel regime criminale? Perché siete rimasti?”».

Per due anni, mi sono trovato tra due fuochi. Da un lato, temevo di essere arrestato dai ribelli perché lavoravo per il regime; dall’altro, temevo di essere catturato dal regime perché raccoglievo le prove delle torture. In entrambi i casi, rischiavo la morte, e la rischiava anche la mia famiglia. Ma volevamo che le foto uscissero dal Paese affinché le famiglie dei morti sapessero che i loro cari non c’erano più. Bisognava far sapere alla gente quel che accadeva nelle prigioni e nei centri di detenzione.

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di on 3 ottobre 2015. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

2 commenti a Promemoria a Prodi su chi è (veramente) Assad

  1. Franco C. Rispondi

    3 ottobre 2015 at 19:20

    C’ era una volta un tale di nome saddam che torturava un pò di gente nelle sue carceri e li uccideva e ogni tanto gasava qualche curdo. Poi finalmente gli americani hanno instaurato la democrazia così il popolo è stato libero di accopparsi fra di loro mettendo bombe nei mercati eccetera. Saddam faceva qualche centinaio di morti all’ anno e la democrazia invece ne fa migliaia. Un altro tipo di nome gheddafi era anche lui un dittatore, era corrotto e vizioso e anche lui popolava i cimiteri con qualche morto. Anche qui gli americani e i loro alleati francesi hanno portato la democrazia con annesse decine di migliaia di morti.
    Assad non è nenache lui un galantuomo. Cosa facciamo ? Vogliamo portare anche in siria la democrazia ?
    Ma se vogliamo spaccare il capello in quattro dovremmo portarla anche in arabia saudita, perchè anche lì non si scherza come dittatura. Ahhh, chiedo scusa ! Lì non si può comunque perchè sono alleati degi USA.

  2. morello Rispondi

    5 ottobre 2015 at 15:01

    All’articolista Sig Carrer
    Si continua a raccontare quanto sia cattivo Assad per condannare un intervento (quello russo ) che è invece ritenuto da molti ( negli stessi USA )necessario per sconfiggere quello che è stato da tutti definito l’attuale nemico da sconfiggere e che da un anno e mezzo
    l’occidente fa finta di combattere con il risultato evidente della sua inarrestabile espansione. Le prigioni di Assad sono le stesse orribili e atroci che ci sono anche in Arabia Saudita o a Guantanamo.
    Quanto al bombardamento degli oppositori addestrati dalla CIA , caro Sig. Carrer , ma di che cavolo parla ? Non sa che la stessa CIA ha comunicato di aver addestrato solo 80 ( ottanta!!) miliziani?
    Non conta niente , ma io sono d’accordo con Prodi e le sue opinioni caro Sig Carrer contano quanto le mie con la differenza che non mi arrampico sui vetri o su informazioni assurdamente pretestuose per sostenere la mia tesi.

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