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Macché scontrini, fuori i 60 miliardi alle imprese

I giornali fanno le pulci al premier per le spese sostenute, tra cene e viaggi, quand'era presidente della Provincia a Firenze. Ma siamo ancora alla (micro)politica dello scontrino. La vera colpa di Renzi è non aver saldato i debiti della Pa. Un conto salatissimo

renzi soldi sfondo

Ormai abbiamo talmente poca voglia di contare i soldi nelle nostre tasche (ché sono rimasti veramente pochi) che – come passatempo – ci siamo messi a criticare Renzi per i 600mila euro spesi quand’era presidente della provincia di Firenze, tra viaggi, ristoranti e regalucci. E tutti allora, come diversivo in un periodo in cui se non parli di Marino non sai di cosa scrivere, si sono posti le imprescindibili domande: ma Renzi, quelle trasferte e quelle abbuffate, le ha pagate con soldi suoi o con quelli della Provincia? Eppoi, erano cene e visite di rappresentanza o incontri privati? E se sì, con chi? E soprattutto Renzi, allora, ce l’aveva la carta di credito?

Sopraffatti da questi quesiti insormontabili, in confronto ai quali le domande heideggeriane sull’Essere o i quesiti amletici e i dubbi cartesiani sono robetta per apprendisti, proviamo a deviare l’obiettivo, a eludere l’obiettivo, e a cambiare la traccia del problema.

Perché, dopo tutto, chissenefrega se Renzi, dieci anni fa, faceva una mega-cena in cui mangiava molto e molto bene, era un grande amante dei dolci, tanto da spendere mille e trecento e rotti euro in pasticcini, e forse un pochino “degustatore”, toh, diciamo amante dei vini, tanto da prodigarsi in una spesa da quasi duemila euri alla Taverna Bronzino (o era Sbronzino?). E poco male anche che si sia concesso un viaggio da 26mila euro e rotti in America nel 2007, sorseggiando qualche caffè lungo di troppo da Starbucks o abbandonandosi ai piaceri di gola a suon di aragostine al gratin in un ristorante chic di Chicago.

Sì, chissenefrega, perché qui siamo ancora alla politica dello scontrino e dello spioncino, ai micro-scandali che spiano nella fattura e nella serratura, che indagano sulle spesucce, che mettono in croce la vita privata travestita da vita pubblica e viceversa. E d’altronde – diciamocela tutta – Marino a Roma non è mica caduto per uno scontrino, per quel vinello pagano 50 e passa euri, o per le cene con il rappresentante che in realtà era sua moglie. È caduto perché non ha saputo amministrare, perché ha lasciato la città piene di buche e buchi (finanziari) e oscenamente sovraccarica di rifiuti, perché ha messo su una squadra (la prima giunta, intendiamo) a dir poco improvvisata, e perché – a essere onesti – la politica non è il suo mestiere. Lei, Marino, è più bravo come chirurgo che come sindaco, gli potremmo dire, come ai tempi disse Berlusconi della Bindi, “Lei è più bella che intelligente”…

Ebbene, allo stesso modo, Renzi non cadrà per quel Brunello bevuto con poca parsimonia o per quella bistecca fiorentina un po’ troppo alta, un po’ troppo pesante (1,8 kg, al sangue, raccontano gli invidiosi affamati) e un po’ troppo cara. Cadrà semmai perché non è riuscito a impostare una politica economica che fosse una, non è riuscito a far riprendere il Paese, a risollevarlo dalle morse della stagnazione. E soprattutto perché non ha mai, al di là delle parole, teso la mano alle imprese, restituito loro il maltolto e contribuito ad alleviare il carico insopportabile cui sono sottoposte. Renzi dovrebbe dimettersi non per i 600mila euro consumati, tra spese e spesucce quand’era presidente della Provincia, ma per i 60 miliardi (60!) mai restituiti alle imprese, soldoni di cui le aziende nostrane sono creditrici da anni nei confronti della Pubblica amministrazione, e che il premier aveva promesso di restituire entro lo scorso 21 settembre, giorno di san Matteo, e che invece giacciono ancora là, mai riconsegnati al legittimo titolare.

Fino allo scorso luglio il ministro Padoan ha vantato come un trionfo l’aver restituito 38,5 miliardi alle imprese, dopo che non solo non erano stati restituiti gli altri 6 miliardi già stanziati, ma che erano ancora in attesa di essere messi a disposizione altrettanti 45 miliardi, diventati esigibili. E così, a fronte dei 91 miliardi calcolati a fine 2012 da Bankitalia come debito commerciale della Pubblica amministrazione, nonostante tutte le promesse di Renzi, a metà 2015 ne sono stati ridati solo poco più di un terzo. E la Cgia di Mestre conferma che sono proprio 60, sì Sessanta, i miliardi che lo Stato, in tutta la sua macchina amministrativa, deve restituire a chi offre ad esso un servizio o un prodotto.

Ora il premier parla di 10 miliardi da destinare al Sud per le sue mega-infrastrutture e da inserire nella prossima Legge di Stabilità, dopo aver evocato un supermegagalattico piano quinquinnale da 90 miliardi (90!) per il Meridione. 90 miliardi di balle, avevamo titolato allora. Adesso aggiungiamo: 10 miliardi inutili, a fronte dei 60 che sarebbe urgente restituire a chi li aspetta, con sempre meno pazienza e speranza di riaverli.

Non dovessi crederci, Renzi, gli presenteremmo il conto. Stavolta molto più salato della bistecca e dell’ottimo vinello consumati ai bei tempi dal suo amico-ristoratore Lino…

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di on 12 ottobre 2015. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

5 commenti a Macché scontrini, fuori i 60 miliardi alle imprese

  1. Angelo Rispondi

    12 ottobre 2015 at 18:15

    Si e’ pur vero che gli scontrini sono fatti da cinque stelle che nulla contano se non lo scandalismo da barbiere.Marino non aveva più il consiglio è nulla sarebbe passato ….neanche lui.

  2. peter46 Rispondi

    13 ottobre 2015 at 10:15

    Veneziani…Colombo…Cristoforo il Genovese(della provincia però)l’oggi di tantissimi anni fa ha scoperto l’America(?)…lei è rimasto all’uovo di Colombo?E pensare che nell’ultimo concetto era partito così bene,con quel ‘balle’,altro che America…10 miliardi da destinare al Sud,decurtati dei 2 che Renzi avrebbe convinto l’Europa a destinare e dopo le ‘balle’ dei 90 di Renzi-Del Rio+80 ‘balle’ della Guidi…”BALLE” che seguono i 100 miliardi destinati da Prodi,decurtati a 70 da Berlusconi,poi a 30 da Tremonti per arrivare ai 3,5 erogati e senza sapere in quali tasche finiti?E che fa adesso…dopo le balle ‘RICONOSCIUTE’,finalmente ‘RICONOSCIUTE’…arriva all’INUTILITA’ di FINALMENTE stanziarli,anche se come lei chiunque ‘intelligente’ sà che avverrà come prima(mai)o al massimo(quasi zero)come sempre ‘percentualmente’ rispetto all’ORDINARIO’ di chiunque altro,centro del nord o nord di est e di ovest?
    Lei così ‘addentrato’ potrebbe ‘addentrarsi’ a ‘scoprire’ quanto ha ricevuto di “finanziamento pubblico” il giornale “La Padania” dal 1997 al 2015 quando ‘sembramanonècerto’che abbia chiuso per fallimento?Ci faccia un bell’articolo…così ‘tantoperparlare’ e ‘confermare’ che qualcosa l’abbia ‘ricevuto'(senz’altro come gli altri giornali,oh!).
    Chissà che più tardi dopo che mi sarò ‘informato’ non arrivi prima io….a ‘raccontarmel(a)’.Perchè è una ‘soddisfazione’anche il solo ‘raccontarmela’…se dopo alcuni anni di ‘commentisutema’ si parla finalmente,con riferimento ai finanziamenti al Sud,di ‘BALLE’.

    • peter46 Rispondi

      13 ottobre 2015 at 13:57

      E poi,mi ero scordato Veneziani…le forze lasciamole per le nuove ‘situazioni’ venutesi a creare…sempre di case le novità.C’è chi li ha comprato a ‘basso costo’ per se o per i ‘congiunti’,chi li ha comprati a meno del ‘basso costo’attraverso l’aiuto di coloro che dovevano ‘amministrarli'(e che case,oh!),chi li compra a ‘sua insaputa’,chi li ristruttura a sua ‘saputa’…e Mantovani,il Presidente del Consiglio Regionale Lombardo del Governo Maroni,oltre la ristrutturazione su cui rispondere da oggi anche lui…non potrà più accompagnare,qualora ce ne fosse stato ancora,per l’avvenire certamente,bisogno,i ‘tardoni’ e le ‘tardone’ davanti al Tribunale di Milano per il sostegno ‘doveroso,certamente,a Silvio ex dei tanti che si sono ‘squalificati da soli e forse per sempre finchè…peccato.Anche se inevitabilmente non possiamo che pensare che il tutto è avvenuto per ‘pareggiare’ Roma e dintorni e Marino e dintorni(che non è inquisito nè arrestato,ricordiamolo)…però,diamine anche Garavaglia con quella ‘faccia’ così ‘pulita’…immischiarsi e rovinare l’entusiasmo salviniano,proprio non doveva o speriamo almeno che sia tutto un equivoco:per lui non per me che tanto non potrebbe,nè più e nè meno, che fregarmene.E lei …si perde a ‘nominare’ Sud e dintorni.
      Di questo ne parleremo,vero?

      • peter46 Rispondi

        14 ottobre 2015 at 09:54

        Veneziani…glielo avevo anticipato che in ‘qualsiasi caso’ me la sarei ‘raccontata’ da solo.
        Cassa del mezzogiorno…40 anni fra CDM e AgenSud circa 130 miliardi di euro al valore attuale per ‘Sviluppare'(infrastrutturare?) straordinariamente il territorio di circa un terzo della Nazione Italia.
        Giornale ‘la Padania’…61 miliardi di finanziamento ‘a babbo morto’ in 18 anni d’attività quando per l’apprendimento c’era già ad ‘operare’ quella famosa ‘sqola’ in prov. di Varese.
        Se la ‘manna’ fosse durata anche questa per 40 anni avrebbe di gran lunga superato anche lo ‘Straordinario’ sviluppo infrastrutturale del Mezzogiorno intero + diramazioni centrali.
        Il tutto per i 4 gatti che l’hanno sempre letta.

        • peter46 Rispondi

          14 ottobre 2015 at 13:28

          Scusi Veneziani…61 milioni di euro=130 miliardi di lire…

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