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Ma non sparate su Maroni

Pd e grilini gridano alle dimissioni di Bobo, fanno il loro gioco, ma non c'è nessun nesso con l'affaire Mantovani. Un assessore che il governatore aveva scaricato da tempo, ritirandogli proprio le deleghe sulla Sanità. No ruspe giustizialiste, grazie

roberto_maroniDopo una giornata di dichiarazioni, carte, comunicati e giochi di fantapolitica, una cosa è chiara dell’affaire Mantovani e compagnia in Lombardia: che va trattato con i guanti. Non solo, come è doveroso che sia, dal punto di vista giudiziario (almeno per chi il garantismo lo pratica e non lo professa soltanto): ma anche – e soprattutto – dal punto di vista politico. Calma, dunque, a chi già stappa bottiglie pensando che nel 2016, oltre che per Milano, si voti anche per la Lombardia.

Andiamo per ordine: il vicepresidente della Regione è stato arrestato. Il comunicato della Procura, ieri mattina, era appena stato lanciato quando tutta l’opposizione, Pd e grillini in testa, ha chiesto le dimissioni di Maroni. Qual è il nesso politico? Non c’è. Perché è vero che un presidente di Regione è responsabile della sua giunta, della sua maggioranza etc., ma è anche vero che – siamo sempre sul piano politico – Maroni aveva scaricato Mantovani già da tempo. Tant’è che poco più di un mese fa, sull’onda della Riforma approvata in aula prima dell’estate, gli ha ritirato le deleghe alla Sanità, mandandolo in giro per l’Italia e l’Europa a presenziare a inutili vertici istituzionali parlando di “made in Italy” e altre amenità. Un modo elegante per levarselo dalle scatole. L’opposizione lo sa benissimo, ma fa il suo gioco: Maroni è sotto processo (anche se di condanne per ora non se ne vedono), il suo ex numero due è in custodia cautelare e il suo attuale numero due, l’assessore al Bilancio Massimo Garavaglia, è indagato. La faccenda è troppo ghiotta per non cavalcarla: tutti che si riparano sotto l’ombrello del finto garantismo alla “aspettiamo gli esiti delle indagini, ci affidiamo alla magistratura senza entrare nel merito” ma che mettono in moto la ruspa del giustizialismo politico e chiedono le dimissioni di Maroni.

Di Mantovani abbiamo parlato e, se mai, il nodo politico si pone per Forza Italia: perché se è vero che anche il suo partito lo ha di recente abbandonato (nessuno si è prodigato per lasciarlo seduto sulla sua poltrona di assessore) non si può dimenticare che, fino a ieri, era uno degli uomini chiave di Berlusconi in Lombardia e, anzi, per compensare il siluro maroniano, gli era stato promesso un indefinito ruolo nel partito in vista delle Comunali milanesi. Ma, si sa, premi di consolazione di questo tipo (si veda come è andata a finire a livello nazionale, ad esempio, con un Claudio Scajola) sono l’anticamera della sepoltura politica.

Resta il nodo Garavaglia, il più complicato per Maroni: stiamo parlando di chi gestisce il portafogli della Regione, per di più sotto la bandiera della Lega. Ora, stando ai fatti, Garavaglia è indagato per turbativa d’asta: per una gara poi, pare, stando a quanto affermano i suoi colleghi di partito nonché lo stesso segretario Salvini, vinta non dal suo “raccomandato” ma da un altro. Senza contare che alla notizia dell’assessore indagato sono saltati tutti sulla sedia, sinistra compresa: nei corridoi del Pirellone, ma non solo, la notizia ha lasciato tutti di sasso. Descritto come una persona estremamente corretta e onesta, non è considerato uno da strani inciuci. Possibile, dunque, che l’indagine a suo carico finisca presto in una bolla di sapone. Quindi perché scaldarsi tanto? Il problema politico, se mai, non è in Lombardia dove Maroni governa lontano dal populismo lepenista di Salvini tenendo insieme, a suon di miracoli, una maggioranza non certo di ferro e trovando, spesso e volentieri, sponde anche tra grillini e piddini. Il problema piuttosto è a Milano, ma è una grana del centrodestra e non di Bobo: con una bufera giudiziaria in corso, che la sinistra saprà ben cavalcare, come si troverà un accordo su un candidato sindaco? O meglio, come si troverà un nome che sia disposto a metterci la faccia in un momento così delicato? Le domande sono queste. Non se Maroni debba o meno restare al suo posto.

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di on 14 ottobre 2015. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

2 commenti a Ma non sparate su Maroni

  1. Sergio Andreani Rispondi

    14 ottobre 2015 at 11:32

    Nel 2012 Gravaglia parlò più volte a Radio Padania Libera di uno strano incontro con una Commissione Europea venuta a Roma per chiedere a Lui ed altri se la Lega avrebbe appoggiato il Governo Monti : Garavaglia rispose che il Governo Berlusconi era insediato e legittimato dal voto.

    Loro gli risposero : ” Non avete capito: il Governo Monti si farà comunque.Noi vogliamo sapere se lo voterete. ”

    Se volete saperne di più :http://www.comedonchisciotte.org/site/

  2. Padano Rispondi

    14 ottobre 2015 at 15:28

    Bobo supercane inglese,
    lungo come un mese,
    beve solo the!
    Bobo è un signore nato
    timido, educato
    dice sempre: “Yes”.

    E’ un cane che non fa del male
    è dolce, tranquillo e cordiale
    ha un aspetto da guardia reale.

    Bobo pallido di muso
    quando è un po’ confuso
    l’occhio gli fa tilt.
    Bobo odia il rock violento
    il suo appartamento
    è una cuccia chic.

    Lui è inglese, molto inglese
    senti un po’ l’accento.
    Se si annoia, non abbaia
    ma sorride a stento.

    Bobo sempre pettinato
    serio e compassato
    non s’arrabbia mai.
    Bobo quasi laureato
    forse un po’ svagato
    quando dice: “Okay!”…

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