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La grande rivoluzione del Jobs Act? Mille occupati in meno

Matteino jobs actQuesta cosa della disoccupazione in calo è complicata da capire. Prendente il titolo di Repubblica: “La disoccupazione scende all’11,8% a settembre. Ma diminuiscono anche gli occupati”. E aspetti che Tognazzi, baffo e cappotto del conte Mascetti di Amici miei, finisca la frase con “scappellamento a destra”. Sembra una supercazzola ma i giornaloni, Corrierone in prima fila – “Disoccupazione ai minimi dal 2013” -, non possono dirlo che alla fine, ad oggi, il Jobs act è l’ennesimo bluff renziano. Che, pure all’inizio, il Jobs act ha il nome all’inglese, ma delle politiche liberali anglosassoni non ha respirato nulla. E quindi, tirando le somme, non smuove di una virgola il mercato del lavoro italiano. Ma questo, che poi è guardare ai fatti e applicare un filo di logica, roba da gente di buon senso mica da grandi economisti, nel panorama italian-renziano mediatico per la logica non c’è spazio.

I dati succosi, su cui il Matteo ci propinerà un paio di giorni di tweet strepitosi (senza ironia, parliamo di uno che ha ammazzato la dirigenza d’un partito a colpi di tweet), li snocciola l’Istat: il calo è di 36mila occupati (tra dipendenti e autonomi) ma, si preparino lorsignori, diminuiscono anche i disoccupati, meno 35mila persone. E il segretario Piddì annuncia che «l’Italia riparte», con 77mila contratti permaneti e 182mila a termine in più dall’inizio dell’anno. Già, i numeri sarebbero anche positivi, non ci fossero pure gli altri, di numeri, quelli che segnalano il calo dell’occupazione. Che se fai una sottrazione facile facile siamo a meno 35mila disoccupati e più 36mila occupati in meno. Quindi la grande rivoluzione di Renzi si traduce in 1000 occupati in meno. Un capolavoro da festeggiare oggi, subito, con entusiasmo. Il tasso di senza lavoro tra i giovani d’altro canto è solo al 40, 5%, la crisi è finita e il mondo ci sorride.

Ora, chi esige che la disoccupazione crolli da un anno all’altro, chi pretende che le misure economiche del Governo (di qualsiasi governo) abbiano ripercussioni immediate sui mercati, pena “non ti voto più”, sbaglia. Non funziona così, i pezzi del puzzle hanno bisogno di incastrarsi e le grandi rivoluzioni socio-economiche si sono sempre sviluppate in piani quinquennali o giù di lì. Il problema del Jobs act non è che non stia funzionando oggi ma che non ha margini per il futuro. Non stravolge l’assetto paludato nostrano, non liberalizza il sistema, non uccide burocrazia e apparato e non si avvicina neanche un po’ al farlo. Non aspira a cambiare la mentalità d’un Paese che ancora vede nel posto fisso la propria ricchezza, quando è la sua tomba, ché dovrebbe puntare a un lavoro ben retribuito, veloce, flessibile, dalle competenze che si mischiano e la concorrenza altissima. Allora sì, la prova che il Jobs act è solo un bluff di Renzi sta proprio nella pretesa che abbia funzionato ora, in quel “ripartiamo” del presidente del Consiglio, che certifica che è davvero tutto qui. Un tutto tra l’altro dal saldo negativo.

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di on 30 ottobre 2015. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

2 commenti a La grande rivoluzione del Jobs Act? Mille occupati in meno

  1. Mauro Rispondi

    31 ottobre 2015 at 09:01

    Una grande quantità di inoccupati,un dato preoccupante con donne in prima fila.suamo lontani dall’Europa,i nostri giovani non lavorano ed allora chi deve sostituire coloro che devono pagare le pensioni di domani.Siamo nei guai più profondi e nella menzogna più grande.La disoccupazione scende di decimali e nulla si è migliorato se non le menzogne e le grida di soddisfazione fatte sul niente anzi sul peggio .Aspettiamo il fine ciclo e capiremo il pacco che ci raccontano.

  2. adriano Rispondi

    31 ottobre 2015 at 10:08

    “..un filo di logica,roba da gente di buon senso…”Già,non da venditori di fumo.Da tempo non mi occupo più di numeri perchè,anche se può sembrare strano,non aiutano.Come lei fa notare anche questa volta ognuno può dire tutto e il suo contrario,come per la produzione industriale che cala su base mensile ma aumenta su quella annuale.In questo modo,secondo le convenienze,si può dire ,a buona ragione,che sale o scende.Così è,come vi pare.La riforma del lavoro è un bluff perchè si confonde con le agevolazioni date agli imprenditori.Non si capisce quali sono i nuovi occupati o quelli vecchi riverniciati.La vera rivoluzione sarebbe stata trasformare i contratti di lavoro in normali accordi fra le parti,come da codice civile prevedendo per la loro risoluzione un adeguato indennizzo.Chi rimane senza occupazione temporaneamente deve essere aiutato dalla collettività,tramite il trattamento di disoccupazione o il reddito di cittadinanza,nei limiti delle risorse disponibili ma nella misura sufficiente a non morire di fame.Per quanto riguarda la disoccupazione magari dipendesse dalle normative.Sarebbe facile.Dipende dai consumi perchè nessuno produce per riempire i magazzini.E se i consumi non ripartono c’è poco da fare,tranne chiacchierare.

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