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Il razzismo di Repubblica contro gli intellettuali “di destra”

L'intellettuale francese Michel Onfray

L’intellettuale francese Michel Onfray

È una storia che ha più di mezzo secolo, ma se sei uno di quei parvenu che pensano che il mondo inizi e finisca con la Repubblica non te ne sei mai accorto. È la storia della Sinistra che dice alla Destra quel che deve fare. Il titolo potrebbe essere “Ti piace vincere facile”. Cominciò quando negli Stati Uniti, tra i tardi anni ’50 e l’inizio del decennio successivo, gli intellettuali liberal che pensavano di essere i padroni del mondo per mancanza totale di opposizione (tipo Matteo Renzi, per intenderci) scoprirono che non era affatto così (e qui l’analogia con l’Italia di oggi finisce). Temendo di perdere il posto, scoprirono Sun Tzu: «Sconfiggere il nemico senza combattere è la massima abilità», e ci si applicarono di buzzo buono. Non passò molto e sfornarono la ciambella, con tanto di buco. Cucinarsi un avversario su misura di modo che quando abbaia non morde, l’opposizione e l’alternanza diventano una pagliacciata, e il Circo Barnum può proseguire indisturbato la tournée.

Ora, negli Stati Uniti è finita che la ciambella liberal dopo un po’ si è afflosciata, ma questa è un’altra ricetta. Da noi invece la mamma del fornaio è sempre incinta. Di nome fa delegittimazione, di cognome demonizzazione. Tutti hanno diritto a pensarla come vogliono, tranne quelli che non la pensano come noi. Quelli lì sono brutti, cattivi, sporchi, e puzzano pure. Per dirlo, la Repubblica del 17 ottobre ha scomodato tanto di firma francese, Christian Salmon. Il bersaglio sono Michel Houellebecq, Eric Zemmour, Alain Finkielkraut e Michel Onfray, tutti diversissimi ma inesorabilmente tutti colpevoli. Di che? Di essere scorrettamente preoccupati per il futuro del loro Paese e dell’identità francese. Renzi tradurrebbe “gufi”, ma nella lingua di Salmon suona: «Sono tutti accusati di deriva a destra, e di fare il gioco del Front National». Fantastico, da manuale della demagogia a dispense settimanali. 1) «Sono accusati», ça va san dire. Da chi? Da chi dice che sono accusati: si chiama sofisma, ma il giorno che a scuola lo insegnavano, Salmon era assente. 2) Quella di destra è sempre e solo una «deriva». 3) L’asso di bastoni che prende alla gola per paura anche l’ultimo scettico è la reductio ad Hitlerum, un classico che non stufa mai. Rimanesse ancora un dubbio, arriva la parola passepartout: «razzismo».

Ma Salmon e la Repubblica non sono volgari e quindi raffinano. Mica vogliono dire che i quattro moschettieri accusati sono razzisti; no, per carità. Gli è che essi, pinocchi che altro non sono, fingono. Per vendere. Siccome in giro tira aria xenofoba, l’intellettuale senz’anima, pennivendolo con un pelo sullo stomaco fitto come la selva nera, dà alla gente ciò che la gente pagante vuol sentirsi dire, eccola qua la Destra. La raffinatezza scende però ancora più in basso e sfodera la tesi finale contundente: la cultura di destra nemmeno esiste, non è mai esistita, non esisterà mai. Chi pensa elucubra a sinistra, a destra rubano dalla cassetta dell’elemosina. E qui l’orgasmo si fa multiplo: si ridicolizza chi fa domande scomode (al di là che le sue risposte siano comode), si squalificano le stesse domande scomode, alla faccia della democrazia si sputa su qualche milione di persone che le domande scomode vorrebbe almeno sentirle porre e si demonizza quella che viene minacciosamente chiamata “la Destra” solo perché alternativa al pensiero unico della Sinistra (sono di destra Houellebecq, Finkielkraut e Onfray?). Ah, che la destra sia solo marketing, dice Salomon, è un brand di Gilles Deleuze, stasera possiamo dormire tranquilli.

Fine, ma mi punge vaghezza di un poscritto. Nel giorno in cui la Repubblica chiude nel ghetto tutti quelli che non la pensano come lei (ma non era intolleranza, questa, quasi quasi razzismo?), Matteo Renzi gigioneggia dicendo che tagliare le tasse non è né di destra né di sinistra, ma solo giusto. Giusto. Cioè di destra. Giocando con le lingue di mezza Europa (latino, italiano, francese, inglese, idiomi germanici) in cui “giusto”, “destra” e “diritto” (sia nel senso di “retto” sia nel senso di “legge”) sono termini uguali, l’impareggiabile Erik von Kuehnelt-Leddihn (1909-1999) coniò un moto immarcescibile: «Right is right, left is wrong». La Sinistra? Sinistra e sinistrata.

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di on 19 ottobre 2015. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a Il razzismo di Repubblica contro gli intellettuali “di destra”

  1. cerberus Rispondi

    21 ottobre 2015 at 23:06

    L’egemonia della sinistra nella Cultura italiana è soffocante ma credo che sia anche colpa della destra perché ha abbandonato,negli anni 70-80,la formazione di persone non di sinistra alla preponderante sub-cultura di sinistra.non era semplice essere di destra in quegli anni ,pure io ho guardato e assorbito parte di quella cultura.la destra si deve riappropriare dell’humus culturale che esiste nel substrato letterario europeo, lo si deve cercare perché è come un fuoco che arde sotto le braci di questa europa culturalmente assoggettata a sinistra.io ci credo e continuo a cercare (e trovo).

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