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Quando c’era l’Occidente

Sono i giorni di Papa Francesco in America. A sentire lui e Obama, sembrano gli amministratori di due grandi ong: parlano solo di "migranti" e "modelli di sviluppo". Un altro Papa e un altro presidente, invece, parlavano delle cose ultime e delle emergenze prime, difendevano la sacralità della vita e la libertà contro il terrorismo...

usaLa fotografia coglie l’anima delle cose, non c’è dubbio che avesse ragione André Bazin, e a volte può fare persino di più. A volte, può penetrare fino all’essenza della storia. Molto più di tante analisi, controanalisi, trattati, meditazioni in proprio. Due fotografie, due momenti sparsi nel tempo che collocati di fianco diventano due istanti, due ipotesi alternative di vita e, sì, d’Occidente. È il gran giorno di Papa Francesco in America, sono i giorni in cui la massima autorità spirituale della fetta di mondo in cui ci riconosciamo (c’entra nulla la fede personale, ovviamente, c’entrano i secoli e perfino i millenni) sta fianco a fianco della massima autorità politica (sempre per chi dimora da questa parte, chi preferisce teocrazie orientali o sultanati ex-sovietici può fare le valigie quando vuole, eppure non le fa mai e ci ammorba quotidianamente sui giornali occidentali). Ed è tutto un civettare su “modelli integrali ed inclusivi di sviluppo”, sul “gruppo di esclusi che bussa con forza alle nostre case”, sul Bergoglio “figlio di una famiglia di emigranti” in un Paese che “in gran parte fu edificato da famiglie simili”, il che è verissimo, ovviamente, un pezzo dello spirito americano sta a Ellis Island, l’isolotto della speranza davanti alla Statua della Libertà dove immigrati di tutto il mondo rincorrevano la propria versione della libertà. Come è verissimo il dramma odierno dell’immigrazione, è quotidiano aggiornamento della cronaca, non c’è bisogno che ce lo ricordino la guida spirituale e il capo politico d’Occidente.

Di cosa c’è bisogno, allora. Forse, dell’altra foto. Forse, ci sarebbe dannatamente bisogno, oggi, di una guida spirituale come Joseph Ratzinger, assurto al soglio pontificio come Benedetto XVI, tuttora in vita, e di un capo politico come George W. Bush, quarantatreesimo presidente degli Stati Uniti d’America, tuttora non rimpiazzato da un Partito Repubblicano con molti, troppi aspiranti leader. Qualcuno che sia in grado di proferire un discorso grandioso e fiero come quello di Ratisbona, in cui si rivendica l’intreccio, tutto occidentale, di fede e ragione, e si ha il coraggio di presidiare quest’Alterità suprema, quella che ci definisce a priori come cultura, di fronte ad altri racconti, anzitutto quello condiviso da gran parte del mondo islamico, non (solo) da un pugno di esaltati tra Siria e Iraq, determinato tutt’oggi a “diffondere la fede per mezzo della spada”. O qualcuno convinto che esistano “guerre giuste”, guerre che in uno stato d’eccezione sono l’unico sinonimo possibile di libertà, come spesso fu negli snodi vitali dell’Occidente, da ultimo di fronte a quella negazione totale di noi stessi che furono, e che sono, i totalitarismi. Qualcuno che parli delle cose ultime, dall’altezza della cattedra papale, e qualcuno che si occupi delle emergenze prime, con la potenza che si sprigiona dallo Studio Ovale. Sette anni fa, sarebbe stato in gioco tutto questo, nella stretta di mano tra Papa Benedetto Ratzinger e il presidente Bush, nientemeno che le ragioni per cui stiamo al mondo e per cui scegliamo di lottare, o perire. Oggi, salvo guizzi imponderabili, sembra di assistere all’incontro tra gli amministratori delegati di due ong globali, grandi, ovviamente, rigonfie di buone intenzioni e anche della forza per dar loro corpo, certo, eppure irrimediabilmente al di sotto di loro stessi. Dovrebbero dirci qualcosa di assoluto e di non udibile altrove, non nobilitare i nostri buoni sentimenti. «Abbiamo bisogno del suo messaggio che la vita è sacra, in un mondo in cui qualcuno evoca il nome di Dio per giustificare atti di terrore, assassinio e odio, abbiamo bisogno del suo messaggio che Dio è amore, e abbracciare questo amore è il modo più sicuro per salvare l’uomo dal cadere preda del fanatismo e del terrorismo». George W. Bush a Joseph Ratzinger, 16 aprile 2008, Casa Bianca. «Vengo come amico e annunciatore del Vangelo, come uno che rispetta grandemente questa vasta società pluralistica», Jospeh Ratzinger a George W. Bush. L’Occidente che si guarda allo specchio, orgoglioso e senza complessi. Lo specchio si è rotto, negli ultimi mesi abbiamo letto encicliche terzomondiste e assistito ad accordi svantaggiosi col nemico, ma la nostra cultura è ancora l’unica che conosce la sacralità della persona, quindi di ogni persona, e l’unica che pratica la libertà individuale, col suo indispensabile corollario del “diritto al perseguimento della felicità”. Ed è, in fondo, l’unica cosa che conta.

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di on 25 settembre 2015. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

7 commenti a Quando c’era l’Occidente

  1. Jolbi Rispondi

    24 settembre 2015 at 08:40

    Condivido queste riflessioni e sento potente la necessità di essere ” ri – condotta per mano ” alle radici della mia cultura occidentale… Di cui voglio andare fiera senza i complessi che ogni giorno vogliono farmi venire i troppi ( politici, intellettuali e anche uomini di chiesa) che pontificano di integrazione che serve solo a mascherare la omologazione!!! Grazie per la sua lucida capacità del dire le cose come stanno!!!

    • Corrado Rispondi

      24 settembre 2015 at 19:10

      Caro Jolbi, sono d’ accordo con Lei tranne che per un particolare in merito alla questione “politici, intellettuali e anche uomini di chiesa” credo che dal 1965 in poi l’ ordine dei fattori responsabili dell’ attuale situazione debba essere invertito.

      c

  2. Lorenzo Rispondi

    24 settembre 2015 at 10:00

    Non salveremo l’Occidente.Papa Joseph e’ in miglior papà possibile degli ultimi ma ha capito che non ce la faceva non solo fisicamente.Gran fotografia ,non ha cambiato ma ha aiutato l’occidente che a quel tempo aveva possibilità di sopravvivere.Oggi consegnamo il mondo a sinistre di sinistri e l’Italia è in prima fila ….il primo paese comunistizzato d’Europa,stato invasivo e distruggente,religioni che a guardar da laico vivono del disfattismo di uomo e donna contro uomo e donna.Tornassero ancora loro due forse vivremmo ancora di pur di false speranze.

  3. Alberto Rispondi

    24 settembre 2015 at 10:11

    Bell’articolo. Infatti quel parroco di Buenos Aires spinto troppo in alto non so se dal fato o da discutibili interessi è, ad essere buoni e caritatevoli, come uno di quei bambini che si mettono la giacca e le scarpe del padre raccontando agli altri, ma prima di tutto a sé stessi, di essere il papà. Ad essere buoni, don Bergoglio lo si può considerare così: un parroco terzomondista innamorato della teologia della liberazione che si è ritrovato in una posizione a lui del tutto inadatta. Purtroppo se quel bambino che si è messo i vestiti del padre vuole anche guidare l’auto paterna e firmare assegni dal suo blocchetto, insomma prendere davvero e completamente il posto del padre…beh, può solo finire male per lui e per chi gli sta attorno.

  4. Epulo Rispondi

    24 settembre 2015 at 11:36

    E’ vero che gli USA lo hanno fatto gli emigrati. In fatti in nativi ora stanno nelle riserve a vivere col gioco d’azzardo, alcolizzandosi.

  5. femine Rispondi

    24 settembre 2015 at 19:17

    Vorrà dire qualcosa se questo papa è nato, cresciuto ed ora venuto da un paese ancora oggi “peronista”?

  6. cerberus Rispondi

    24 settembre 2015 at 21:16

    Azz, sono tutti affetti da boldrinite acuta,magari dopo la fase acuta viene quella letale.

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