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Maestri di giornalismo

Repubblica oggi mostra la foto del piccolo Aylan, raccolto senza vita sulla spiaggia di Bodrum. Nella pagina a fianco campeggia l'immagine di una modella, con sedere in bella vista, che pare guardare la scena. È il grottesco, che mescola pietà umana a lusso e lussuria. In nome del cinismo e del raccapriccio

Repubblico

Pagina 4 de la Repubblica di oggi. A grandezza cubitale campeggia la foto di Aylan che ha già fatto il giro del mondo, il bimbo siriano esanime raccolto pietosamente da un paramilitare turco sulle sabbie di Bodrum. La incorniciano i sentimenti e i buonismi, le lacrime di coccodrillo e i pugni sul petto. Tutto scorre in un flusso di coscienza ferita sino all’ultimo punto fermo dell’ultimo rigo. E poi… e poi, stop, dài che anche questa è fatta. Voltiamo pagina; anzi, non la si deve nemmeno girare la pagina. Pagina 5, infatti, è dispari e quindi con la 4, che è pari, forma un piatto perfetto. Pagina nuova, vita nuova. Piccolo spazio pubblicità. Yamamay. Intimo per donne, bellissime il ça va sans dire. A grandezza ancora più cubitale, una fanciulla avvenente sfoggia il didietro di tre quarti in quel che si capisce essere una villa sontuosa o un nobile palazzo, il lusso e la lussuria. Qui le parole non le sprecano nemmeno. I titoli di pagina 4 sparano «bimbo morto», «urlo» e «silenzi», la modella di pagina 5 ammutolisce mentre fissa il corpicino. Quella fata finita in pagina nel momento meno opportuno è l’unica a rendersi conto di quanto tutto ciò sia grottesco, di come le due istantanee stridano più di una locomotiva in frenata. Possibile che nelle 56 + 24 pagine di “Rep” di oggi non si sia trovato dove posizionare altrimenti il fondoschiena compresso nel body traforato di quella pubblicità se non accanto allo strazio di Aylan? Possibile che in tutta la redazione di “Rep” non ci sia stato uno che abbiamo notato la cosa, abbia eccepito, abbia spostato il menefreghismo? Possibile che il giornalismo italiano e i suoi maestri siano ridotti tanto ai minimi termini? Possibile sì.

Domani comunque sarà un altro giorno, e si vivrà in attesa del nuovo, ennesimo scatto raccapricciante per inscenare ancora una volta il minuetto di quel “pubblico o non pubblico” che fa il paio perfetto con il “vedo-non vedo” della suddetta fotomodella. Sì, perché anche della scelta di sbattere il dolore di Aylan in pagina dovremmo parlare. I morti sgozzati o bruciati vivi dallo Stato islamico (o i corpi dei terroristi uccisi) no, ma lui sì. Perché? Perché è un bambino. E a una cosa così non si resiste. Come alle terga della fotomodella accanto. Ancora una volta la somma fa il totale. Pornografia. Del dolore, del buongusto, del moralismo. Anche dell’intelligenza. Che strazio. Pensavamo di fare una delle professioni più belle del mondo.

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di on 3 settembre 2015. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

11 commenti a Maestri di giornalismo

  1. db56 Rispondi

    3 settembre 2015 at 16:49

    E’ vero che non c’è fine al peggio ma perché meravigliarsi ? Questa è “La repubblica” !!!!

  2. dario Rispondi

    3 settembre 2015 at 17:35

    Respinti ma si tratta di Repubblica no? Quelli questo sanno fare.

  3. cristiano Rispondi

    3 settembre 2015 at 19:28

    mi viene da pensare che sia (assurdamente) voluto….sai come ti colpisce un figone in parte al dramma del momento???pensar male è peccato,ma a volte…

  4. maboba Rispondi

    3 settembre 2015 at 19:35

    Ipocrisia all’ennesima potenza. Centinaia di bambini yazidi e cristiani massacrati dall’Isis sono invece solo fantasmi, ombre, dimenticati dagli stessi media. Quelli che ora si strappano le vesti e piangono, dov’erano?

  5. Francesco_P Rispondi

    3 settembre 2015 at 19:36

    Siamo gli ultimi del cosiddetto “Trenino dello scarica-profugo“.
    La Repubblica non fa altro che disinformazione per farci digerire questa scomoda e dolorosa posizione voluta dalla sinistra e dalla Chiesa Cattolica. Ricorre persino al più subdolo dei metodi, il lurido e ipocrita “chiagni e fotti“.
    Infatti, la Turchia sostiene lì’ISIS in funzione anti curda e scarica sull’Europa i profughi siriani, ma anche quelli iracheni e di altre aree mediorientali. Intanto aumenta la penetrazione islamica nel nostro continente. In questo modo la Turchia danneggia la Grecia, crea problemi logistici, sociali ed emergenze umanitarie in Europa e si libera di un problema che ha contribuito a creare.
    I migranti/invasori provenienti dalla Libia sono praticamente tutti nordafricani e neri dell’africa equatoriale e quindi non appartengono a quelli aventi diritto d’asilo secondo le regole europee.
    La Merkel ci scarica una quota di siriani come da lei previsto nel quadro della ridistribuzione dei profughi aventi diritto, ma non si prende nessuno dei “non aventi diritto” secondo le regole comunitarie, ovvero la stragrande maggioranza di quelli partiti dalla Libia.

  6. aquilone Rispondi

    3 settembre 2015 at 19:58

    Sono d’accordo con te Maboba

  7. Marco Green Rispondi

    3 settembre 2015 at 20:27

    Ormai è chiaro che i buonisti sono sciacalli che sulle disgrazie e sui morti riguardanti questo traffico di vite umane ci campano (purtroppo) alla grande.

    L’immagine di quel povero bambino ieri è stata sbattuta in copertina dal TG5: troppo ghiotta la possibilità di imbastirci un servizio acchiappa audience, con tanto di musichetta straziante e morale sul “dramma dei migranti”.

    Ieri altra “non notizia” da non perdere: la polizia della Repubblica Ceca che, nel disperato tentativo di gestire una situazione così difficile, cerca di identificare i migranti “in fuga” con un numero scritto velocemente a penna sulla mano.
    L’imbecille buonista in cuor suo esulta per una nuova storia da sfruttare politicamente, mostra indignazione e, senza vergogna, si mette a parlare di migranti marchiati come nei campi di concentramento nazisti.

    Una piccola vicenda fu quel caso della scuola in provincia di Brescia dove un sindaco leghista, per “orgoglio comunale”, prese la discutibile decisione di riempire con dei Soli delle Alpi* la nuova struttura.
    Ragionevolmente ci si sarebbe potuti fermare alla semplice considerazione che si trattava di una questione interna a quel comune e che il sindaco avrebbe eventualmente “pagato” quella decisione in occasione delle future elezioni comunali ma, com’era prevedibile, tutto l’ambiente cattocomunista si mise in moto e partì il linciaggio giudiziario e mediatico.
    Non mancò, ovviamente, l’escalation di cretinismo buonista e fu allora che si raggiunse un piccolo record di idiozia: il Fatto Quotidiano, volendo equiparare quella scuola a un lager nazista, pubblicò delle vignette dove il Sole delle Alpi troneggiava sia sull’immobile che…sui polsi degli studenti “marchiati” con quel simbolo.
    Insomma, nella testa dell’imbecille buonista la Stella di Davide e la svastica possono, all’occorrenza, essere considerate la stessa cosa…

    (A proposito di Soli delle Alpi scelti come decorazione, sui muri del padiglione ungherese dell’Expo ve n’è un certo numero)

    • peter46 Rispondi

      3 settembre 2015 at 21:46

      “Proprio proprio”…a proposito di ‘Sole delle Alpi’,chissà che alla fine quello in padania non sia stato,’proprio-proprio’,l’unico ‘accaparrato’ senza ‘diritto’?

      http://www.fondazioneterradotranto.it/2012/09/24/il-sole-delle-alpi-simbolo-padano-dauno-o-europeo/

      • Arcroyal Rispondi

        4 settembre 2015 at 10:16

        Non capisco se tu lo faccia apposta oppure sei proprio scemo di tuo perchè tutte le volte che intervieni per difendere il Sud e gettare merda sul Nord, sortisci l’esito contrario. Se volevi dare prova del provincialismo angusto che ancora oggi affligge tanti meridionali, con quel link ci sei perfettamente riuscito.

        L’accusa alla Lega di aver rubato un simbolo della Daunia è demenziale. Il fiore della vita è praticamente presente in tutte le civiltà dalla notte dei tempi, vista anche la sua facile riproducibilità. Ce ne sono esempi persino in India, in Cina e in Giappone. Si trova anche raffigurato in un frammento di mosaico di Masada, la fortezza che rappresentò l’estrema resistenza degli ebrei all’imperialismo romano. Difficile trovare qualcosa di più appropriato per esprimere le aspirazioni più profonde della Lega delle origini.

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