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Lettera aperta a due gay che non si sentono “formazione sociale”

gay

Cari amici omosessuali,

non so se ve ne siete accorti, ma vi stanno prendendo in giro. Fingono di avere a cuore il rispetto pieno della vostra libertà e dignità di cittadini e di persone, e invece vi trattano come foste creature strane, entità mitologiche, bisognose di strane definizioni ed etichette per specie protette. Ora vogliono affibbiare alle vostre unioni la definizione orrenda di “formazione sociale”: ciascuno di voi, in una coppia, diventerebbe il membro di una formazione sociale. Ma non vi sembra imbarazzante questo nome, così come lo erano tutte le altre versioni precedenti, i Civil Partnership, i Pacs, i Dico e via blaterando? Ma scusate, non vi piacerebbe essere chiamati solo con i vostri nomi, Giuseppe, Mario, Francesca, Laura, o con il sostantivo e l’aggettivo più semplici, “coppie gay”? Non sarebbe più rispettoso della vostra identità sessuale e della vostra realtà di vita (il vivere insieme, l’amarsi, l’essere appunto una coppia)?

E affinché vi vengano riconosciuti i diritti di cui le altre “coppie di fatto” godono, non trovate insopportabile che vengano creati degli istituti ad hoc, peraltro con dei nomi ridicoli, e ci si metta a fare gli equilibristi sul linguaggio burocratese, per dire senza dire, per equiparare senza farlo capire? Non preferireste una semplice modifica al Codice Civile, in cui venissero inseriti – in modo legittimo – i diritti all’assistenza sanitaria e alla successione ereditaria anche per partner gay? Modifiche sostanziali, che non vi costringerebbero in una categoria (quella delle “formazioni sociali”, delle “unioni civili”: ma perché finora eravate incivili?), e che vi lascerebbero piuttosto la libertà di vivere la vostra vita di coppia, dichiarandovi semplicemente, banalmente come due persone gay che decidono di stare assieme, con relative garanzie. In tal modo, senza etichette insulse appiccicate addosso, godreste davvero di una parità nell’accesso a quei diritti, e non di finte patenti di uguaglianza, come quell’inutile “autocertificazione di omogenitorialità” negli istituti scolastici concessa dal sindaco di Bologna Virginio Merola alle coppie gay e finalizzata non si sa a che, se non a ergere se stesso a paladino dei diritti Lgbt.

Non avete capito ancora il trucco? I Cirinnà, i Merola, i Pisapia vi stanno solo “utilizzando”. Con il pretesto di una battaglia di civiltà, portano avanti la loro ideologia e vi trattano come “merce di scambio” – come ha detto giustamente il senatore dei Conservatori e Riformisti Tito Di Maggio – come bacino politico da sfruttare per raccattare qualche voto in più, come cittadini disillusi dalla politica in senso di impegno pubblico, su cui lucrare mostrando un’ipocrita attenzione nei confronti della loro vita privata.

E poi, voi che spesso vi dichiarate liberi dalle costrizioni della tradizione, della religione, della Costituzione, dai legami della storia, della fede, della giurisprudenza scritta, non vi trovate a disagio davanti a un’altra entità che decide delle vostre vite, che legifera su di voi, che non fa che incasellarvi in questa o quella categoria, che vi applica norme addosso? È odioso, in un Paese liberale come il nostro, che lo Stato metta il naso nelle faccende private, che provi a codificare scelte intime (perché di questo parliamo, e non certo di fatti di interesse o utilità pubblica; è questa l’unica ragione, d’altronde, per cui la Costituzione legifera sulla famiglia, luogo di nascita e crescita di un bene pubblico, la prole, i futuri cittadini); ebbene, non vi dà fastidio, che lo Stato si ponga come legislatore e censore a seconda dei casi, che diventi Stato etico, e vi “normalizzi”, dichiarandovi tali e non tal’altri?

Ci vorrebbe un vero sussulto di orgoglio gay per questo, per dire: “No, noi non ci stiamo a diventare carne da macello elettorale, o animali da zoo da circoscrivere in un recinto. Noi siamo solo persone e coppie e, in quanto tali, autorizzate a beneficiare dei diritti che ci riguardano” (e che però non si estendono a terze persone, come i figli, ché in questo caso si finirebbe per influire con le proprie scelte sulla libertà altrui).

Stop, quindi. Basta con azioni ideologiche e retoriche. Niente “genitori 1” e “genitori 2”, niente “famiglie bis“, niente mostri giuridici pieni di sigle e termini incomprensibili. Vi sentite, per caso, omogenitori che si autocertificano, vi sentite contraenti di un “Patto civile di solidarietà” o, peggio, beneficiari di “Diritti e doveri di persone stabilmente conviventi”, o vi ritenete semplicemente uomini e donne, che non hanno bisogno di cavilli burocratici, di carte pre-intestate o di istituti fittizi e inefficaci, per godere del diritto sacrosanto alla felicità e alla libertà?

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di on 6 settembre 2015. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

3 commenti a Lettera aperta a due gay che non si sentono “formazione sociale”

  1. cerberus Rispondi

    5 settembre 2015 at 16:32

    Come al solito i maestri del politicamente corretto vogliono “creare”neologismi per dire quello che sembra sconveniente,nascondendo la sostanza della questione.Tutta questa “fregola” su gay e simili mi lascia un dubbio,nel senso che stiamo andando verso una dittatura di certe minoranze,le quali hanno persone potenti al posto giusto.Allora io dico che: 1° non voglio una società di “problematici” al potere,perché io ritengo che le devianza sessuali nascondono altri problemi.2° io devo essere libero di esprimere la mia opinione senza essere additato come omofobo , xenofobo etc etc. Io non voglio offendere nessuno e come un omosessuale può dirmi pezzo di fango io posso rispondergli Checca di fango.

  2. Lorenzo Rispondi

    6 settembre 2015 at 09:42

    Veneziani lei scrive e pensa bene ma le ricordo che L’Italua non è’ un paese liberale, e’ un paese consegnato ad ideologie comuniste anche nel più piccolo paesello.Consideri sempre nel suo ottimo pensare che comunismo,area perfida ma ben presentata nella vita degli uomini, e’ devastante per la liberalità .

  3. John Snari Rispondi

    7 settembre 2015 at 15:48

    Veramente le coppie gay non hanno bisogno proprio di nulla per avere accesso ai diritti delle coppie normali (a quelli reciproci, ovviamente). Basta il codice civile e una scrittura privata. Il che dovrebbe far sospettare i gay: perchè fare una battaglia esagerata per ottenere quello che già è possibile? Chissà se qualcuno di loro si accorgerà, prima che sia troppo tardi, che sono solo carne da cannone nella lotta contro la famiglia, ultimo baluardo di libertà. E che una volta ottenuto lo scopo, faranno la fine che fecero nel terzo reich, con i loro attuali “difensori” ad aprire le valvole.

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