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La triste fine di Calderoli

calderoliOttantadue milioni emendamenti. L’ostruzionismo da oggi ha un nuovo volto, quello di Roberto Calderoli. Il tutto per bloccare la riforma del Senato. Come li abbia messi insieme, 82 milioni di emendamenti fatichi a intuirlo. Un “semplice algoritmo”. E, scavalcando la bontà o meno della riforma in questione, ratifichi la mutazione definitiva del Calderoli. Lui che nasceva per dare rappresentanza al Nord, che usava i trucchi dell’esagerazione per conquistare pagine di giornali perché voti e credibilità si prendevano anche così. Lui che tentava di rappresentare l’impresa, l’efficienza settentrionale mai rappresentata, ancora oggi. Lui che a Roma rimproverava costi, traccheggi parassitari e inefficienza, le perdite di tempo, oggi presenta ottantadue milioni di emendamenti per paralizzare l’aula. Un’aula già ferma, zoppa, monca. Un’aula da cui manca la politica della trattativa e dell’ostruzionismo lucido da anni. La stessa in cui le opposizioni fanno folclore, non da contraltare.

Allora ottantadue milioni di emendamenti servono a bloccare il funzionamento di istituzioni che già non funzionano. Servono a incastrare un meccanismo già fermo, non a mutarlo. La Lega ha smesso di incarnare le istanze del territorio da tempo, ben prima che Salvini la rendesse centralista e lepenista. Ben prima di Casa Pound e di uscite inneggianti al socialismo reale. Chi ha costruito le basi del partito invece di cambiare il sistema è stato cambiato dal sistema. Va così, spesso. Roma ti entra dentro e cancella ciò che eri, lasciandoti così, con 82 milioni di emendamenti e nessuna capacità politica propositiva. Uno che non era perfetto neppure prima, spesso al limite dell’irricevibile, coraggioso quando indossò le caricature di Maometto che costarono minacce e condanne a morte ai loro autori, lottò per i ministeri al Nord quando questo era puro capriccio dispendioso. Ma ha anche, come la Lega Nord di allora, messo sul piatto istanze ancora inascoltate. Apriva la finestra su un mondo rapinato da residui fiscali e burocrazie insensate, bistrattato, schiacciato dal peso d’un sistema zoppo che si alimenta di autoreferenzialità. Calderoli e i suoi ottantadue milioni di emendamenti sono stai inglobati dalla romanità peggiore. Li chiamavano celoduristi. Già…

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di on 24 settembre 2015. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

3 commenti a La triste fine di Calderoli

  1. Lorenzo Rispondi

    24 settembre 2015 at 19:47

    Calderoli fa parte,gran parte ,della pessima storia della Lega.Movimento che ebbe in Miglio un cuore intelligente e forte.Un buon cuore da politologi veri.Lo fecero fuori a vantaggio di Speroni o Maroni e per non scontentare il capo di stato di allora..Oggi non abbiamo più Miglio ma Salvini è il produttore di algoritmi in parlamento.Brutto destino ahimè .

  2. SILVANO Rispondi

    24 settembre 2015 at 21:11

    Ma quanto vengono a costare?

  3. Sergio Andreani Rispondi

    25 settembre 2015 at 08:25

    Riprendono gli articoli insulsi contro la Lega Nord.

    Che barba…che noia….che barba…..che noia…..

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