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E la Lega restò senza parlamentari veneti

salvini pugno chiusoIl Veneto, nella geografia leghista di Montecitorio, è praticamente sparito. In Parlamento, col nuovo corso nazionalpopolare imposto da Salvini, sono rimasti soltanto tre rappresentanti dell’ex Serenissima. L’ultimo a scendere dal Carroccio, l’altro giorno, è stato il trevigiano Marco Marcolin, a giugno capace di superare il 9 per cento alle comunali di Agrigento in poco più di un mese di campagna elettorale. Si è unito al Fare! di Flavio Tosi che, alla Camera, a breve dovrebbe fare gruppo coi Conservatori e Riformisti di Raffaele Fitto: i due partiti, però, resteranno ben distinti e autonomi. E pensare che a inizio legislatura i parlamentari leghisti veneti erano dieci. Marcolin, a Montecitorio, è stato preceduto dall’uscita del veronese Matteo Bragantini (il deputato più produttivo secondo OpenParlamento), del veneziano Emanuele Prataviera, e del padovano Roberto Caon.

Al Senato invece se ne sono andate la trevigiana Patrizia Bisinella (compagna di Tosi), la bellunese Raffaela Bellot, e la rodigina Emanuela Munerato. Tutti sono passati col sindaco di Verona. Dunque, se Salvini ha avuto il merito di resuscitare un partito ai minimi storici – pur modificandone profondamente contenuti e simboli – è innegabile che abbia perso, almeno a livello istituzionale, il grande feudo veneto. Alla Camera è rimasto soltanto il deputato vicentino Filippo Busin. Al Senato la concittadina Erika Stefani e il veronese Paolo Tosato. Tanto per chiarire il concetto, ce ne fosse bisogno, Treviso – un tempo baluardo del Carroccio – a livello nazionale non ha più rappresentanti: non accadeva dall’83, da quando atterrò a Roma l’ambulante Graziano Girardi. Dalla caduta dello “sceriffo” Gentilini, impallinato nel 2013 dal democratico Giovanni Manildo, la roccaforte veneta del “Celodurismo” è venuta giù come un castello di carte.

In Veneto, poi, a Salvini spetterà il delicato compito di evitare una spaccatura del movimento in occasione del congresso che quest’inverno eleggerà il nuovo segretario nazionale. Il lumbàrd ha già calato dall’alto il nome dell’europarlamentare Lorenzo Fontana, ironia della sorte a Bruxelles dopo la rinuncia del seggio da parte di Tosi. Toni Da Re, ex sindaco di Vittorio Veneto (Treviso), si è già autocandidato. L’onnipresente, televisivamente parlando, Roberto Marcato, sta facendo più di un pensiero alla “carèga”, nonostante le smentite pubbliche. Così come il sindaco di Padova, Massimo Bitonci, nel 2012 sconfitto proprio da Tosi.

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di on 12 settembre 2015. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

3 commenti a E la Lega restò senza parlamentari veneti

  1. Lorenzo Rispondi

    12 settembre 2015 at 09:07

    In democrazia rappresentativa l’io sono…io faccio… non funziona .Salvini ha voluto far fuori Tosi a suo immediato vantaggio ma qualcosa accade.

  2. gastone Rispondi

    12 settembre 2015 at 20:29

    Dipende, dipende da come la si vede. I fuoriusciti dalla lega sono stati eletti nella lega , liberi di cambiare . Ora si ripresenteranno nel nuovo movimento ? Partito ? di Tosi e sicuramente verranno rieletti. è innegabile che Tosi abbia spaccato la lega in Veneto, niente è come prima. Perciò queste sono ancora conseguenze di ciò che già è successo . Nel mezzo ci sono state le elezioni regionali che hanno eletto Zaia che aveva contro Tosi. Buon lavoro a Zaia e auguri a Tosi e compagnia. Alla camera un nuovo gruppo di fuoriusciti dal nome fare ? Si sentiva la mancanza . Sì però separati da Fitto , alè. Che volete è tutta colpa di Salvini.

  3. Sergio Andreani Rispondi

    13 settembre 2015 at 05:48

    Se certi deputati veneti si comportano come delle merde….non è colpa di Salvini.

    Faranno la fine che fece quel genio di Comencini e tutti gli scagnozzi che lo seguirono.

    Do you remember ?

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