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Se anche D&G si arrendono al gay correct

interview-dolce-gabbanaEd è crollato un monumento, un angolo di lucido laicismo nel mare di gay correct imperante. Sono crollati Domenico Dolce e Stefano Gabbana. Loro che da omosessuali dichiarati, aperti nel raccontare al stampa tradimenti e abbandoni, si erano schierati a favore della famiglia tradizionale. A Panorama, senza mancanza di rispetto alcuna, Dolce banalmente aveva espresso un’idea, una di quelle che in un mondo libero e pluralista dovrebbe essere lecita: i «figli della chimica», «bambini sintetici», non sono una scelta che farei. «Uteri in affitto, semi scelti da un catalogo. E poi vai a spiegare a questi bambini chi è la madre. Procreare deve essere un atto d’amore, oggi neanche gli psichiatri sono pronti ad affrontare gli effetti di queste sperimentazioni». Ha raccontato poi di com’è cresciuto, di come madre e padre non siamo figure sostituibili. Neanche venti minuti dopo l’uscita dell’intervista il putiferio si scatenò: da Elton John all’omosessule comune, con il supporto dei media che in certe polemiche ci si tuffano, pure perché intrisi di politicamente corretto della peggior specie (quello che esige non si possano asserire neppure le ovvietà: un uomo non è una donna e viceversa), scatenarono l’inferno. Invitarono a boicottare il marchio, D&G non arretrarono di un millimetro. Un sollievo, dopo il caso Barilla e l’immediata retromarcia. Oggi, cinque mesi dopo, la rivista è Vogue: «Mi dispiace tanto. Non volevo offendere nessuno». «Ho fatto un esame di coscienza. Ho parlato a lungo con Stefano di questo argomento e mi sono reso conto che le mie parole erano inadeguate», pure i bimbi nati da procreazione assistita sono «solo bambini». «Non c’è bisogno di etichette, etichette per bambini».

Se sia un cambio di rotta morale non c’è dato saperlo, che la cosa abbia a che fare con questioni di marketing e incassi è ben più probabile. Ed è tristissimo questo appiattimento del pensiero e non per la direzione gay friendly che ha preso ma per l’ennesima vittoria del regime gender alienante. Si dovrebbe essere d’accordo o meno con le adozioni e la procreazione assistita per gli omosessuali, in realtà si può essere solo d’accordo. Le altre posizioni sono bandite, tacciate di intolleranza. Un regime non meno tetro di altri, fascismo ideologico. Spaventoso. Oggi non è una buona giornata.

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di on 18 agosto 2015. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

4 commenti a Se anche D&G si arrendono al gay correct

  1. Lorenzo Rispondi

    18 agosto 2015 at 12:45

    O questi due attraversano un grande momento di confusione e confusi sull’argomento sono,o hanno avuto un bel calo di fatturato per boicottaggio del marchio.D’altra parte stilisti con fatturati mondiali che si dichiarano per la libertà di affetti e vite confusi con il condizionamento da storie tradizioni meridionali da famiglia tradizionale e’ incongruo e paradossale oltreche’ stupidotto Oggi ritrattano, ma questi sono politologi,sociologi,scienziati e ricercatori di sistemi sociofamiliari o due bravi e fortunatissimi stilisti siciliani?E facciano quello che sanno fare.

  2. Ernesto Rispondi

    18 agosto 2015 at 13:55

    Siciliani eh? Lo volevo vedere Gabbana a Trapani. Tutti siciliani, coi soldi e la pazienza dei lombardi.

  3. cerberus Rispondi

    18 agosto 2015 at 22:43

    All’odioso politicamente corretto non c’è rimedio oggi, in un mondo che non può dire niente di ovvio perché tutto è relativo e legato alle “mode”,mi torna in mente quella frase:”in italia ci sono due modi di essere fascisti, fascisti e antifascisti. Insomma,se non sei polit-Corr
    sei da eliminare.Ah,brutta cosa il pensiero progressista è chi lo scimmiotta maldestramente.

  4. lucia Rispondi

    18 agosto 2015 at 22:43

    anche loro tengono famiglia.Poveretti.Hanno rischiato di essere santificati dal popolo.Ma se hai un contenzioso con il fisco,non c’è tanto da scherzare col popolo.Il popolo non conta nulla.

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