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Lezioni americane per il centrodestra

Accendi YouTube e trovi dieci candidati repubblicani che si sfidano per la leadership. In mezzo c'è di tutto: libertari e conservatori, cattolici integralisti e ultralaici. Non solo uno spettacolo di democrazia, ma un metodo politico ideale per rigenerare i partiti e sfidare gli avversari, che il centrodestra nostrano rifugge ancora...

Dibattito GopAccendi Youtube e trovi dieci repubblicani americani che si sfidano per la leadership. In mezzo c’è di tutti: libertari e conservatori sociali, cattolici integralisti e laici, chi vuole il pugno duro con l’immigrazione e chi ne rappresenta storie di successo. Dieci piani (e personalità) molto diverse per governare l’America, un solo partito repubblicano. Il Grand Old Party si prepara a sfidare con buone probabilità la democratica Hillary Clinton grazie alla consolidata pratica delle primarie. Metodo politico rigettato ed esorcizzato dal centrodestra italiano (ne sanno qualcosa Raffaele Fitto, Giorgia Meloni e Flavio Tosi) che si dimena tra la scalata populista di Matteo Salvini, la chiusura nel bunker di Silvio Berlusconi e diversamente renziani come Alfano e Verdini. Nessun segnale sul punto nemmeno dagli impavidi amministratori locali di Forza Italia che mai hanno imbracciato la battaglia per una competizione aperta e sfrontata.

Eppure, ci sono diverse ragioni per vedere nelle primarie sia un elemento di discontinuità con il passato sia un metodo per risolvere la crisi di leadership che quest’area vive. A difesa delle sempre sconfessate primarie ci sono almeno tre punti:

1) La legge elettorale. L’Italicum prevede liste e non coalizioni quindi se si vuole competere per il governo serve un processo integrativo tra i vari soggetti di centrodestra sia che la lista sia unica sia che siano due. Questi processi possono avvenire o tramite una fusione fredda per quote dei gruppi partecipanti con una leadership non definita oppure tramite l’asservimento totale ad un leader. Questo può essere evitato dando libertà di scelta agli elettori con le primarie i quali possono scegliere non solo il candidato Premier, ma stabilire anche i rapporti di forza in termini di voti tra i vari partecipanti alle primarie. Facilitano, quindi, i processi di riunificazione con rapporti di forza non ben definiti come quelli del centrodestra.

2 Classe dirigente. Oramai da anni si discute della crisi del personale politico del centrodestra e le primarie sono il migliore mezzo per risolvere. Perché? Perché aprono spazio a nuovi protagonisti, outsider, amministratori locali, intellettuali e via dicendo. Creano le condizioni per l’impresa politica che ogni sistema aperto favorisce. Permette ai gruppi di formarsi, organizzarsi, lottare per idee e obiettivi consentendo il battesimo del fuoco per nuovi protagonisti della politica. Sono l’incubatore di idee e persone che vogliono misurarsi col futuro del Paese.

3 Facilitano la vittoria. Con le primarie coinvolgere gli elettori diventa più facile per due motivi: sono incentivati a schierarsi, a prendere una parte, a sposare la causa e possono scegliere tra una molteplicità di offerte e protagonisti. Le primarie sono l’Amazon della politica in cui ogni elettore può contribuire a trovare il proprio candidato premier. Questo meccanismo permette di coprire un campo politico più ampio rispetto a quelli che copre un solo candidato. Spieghiamo: se ci sono sette candidati alle primarie di una unica lista per questa è più facile coinvolgere tutto l’elettorato della destra perché verosimilmente ci saranno candidati estremi e candidati moderati e l’elettore, una volta fidelizzato dalle primarie e dalle regole certe da queste poste, difficilmente non voterà quella lista pur se il suo candidato esca sconfitto dalle primarie. Dunque, si disincentiva la frammentazione in partitini ed è più facile pescare nell’elettorato dell’avversario promuovendo un metodo nuovo da cui possono emergere contenuti e leadership innovative e variegate.

Se il centrodestra vuole uscire dalla sua crisi esiste una sola strada alle prossime elezioni locali e nazionali e questa strada è quella delle primarie. Bisognerebbe ricordarlo a molti politici di centrodestra che vi si oppongono perché alle prossime elezioni la scelta di molti elettori potrebbe essere l’astensione o, ancor peggio, lo spettro di un ballottaggio tra Renzi ed il Movimento 5 Stelle.

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di on 10 agosto 2015. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

3 commenti a Lezioni americane per il centrodestra

  1. Lorenzo Rispondi

    9 agosto 2015 at 09:36

    Ma questi americani sono proprio spendaccioni.Ma questi non hanno un Napolitano che sceglie i capigoverno belli e bravi senza spendere nulla?Cosa volete e’ un paese giovane e ancora i Napolitano non li hanno.Che peccato.Eppoi che specie di democrazia hanno con tanta gente che guarda magari capisce e sceglie.

  2. step Rispondi

    9 agosto 2015 at 15:22

    È l’articolo stesso che definisce “consolidato” il metodo americano di scelta del candidato (il filtro antecedente di questa scelta non so quanto sia libero e democratico), è quindi l’articolo stesso che ammette implicitamente che in Italia una cosa del genere sarebbe un salto nel buio, proprio perché non ancora consolidato, anzi, una tale modalità non è neanche iniziata. E se guardiamo alle primarie del PD non è che le sensazioni siano positive… Nonostante questi miei dubbi, anch’io preferisco il metodo americano a quello attuale italiano, ammesso che ne esista uno, soprattutto nel centro-destra, ma perché peggio di così non potrebbe essere, per cui si potrebbe anche provare. Uno dei problemi è che alcuni nomi hanno già una pletora di seguaci, adepti che non hanno remore di tipo ideologico ma che votano per interesse. Tanto per capirci, se Fitto virasse a sinistra (dopo aver virato a destra, visto che prima era un DC) “i suoi” lo voterebbero in ogni caso, con buona pace delle idee e dei programmi.

    Insomma non pensiamo che certi problemi, insolubili per loro natura, diventino “solubili” con la semplice adozione del modello americano. Inoltre, al di là dei tecnicismi di selezione e votazione, in Italia vi è il problema che le varie anime del centro-destra sono troppo lontane, dovrebbero coesistere statalisti e anti-statalisti, cosa illogica che tronca subito ogni discorso; mentre in America nel GOP sono tutti non-assistenzialisti, anche i conservatori cosiddetti “compassionevoli” non è che desiderino più Stato (come Salvini e la Meloni, ad esempio, se li avete visti in questi giorni avrete capito che sono sulle posizioni della CGIL: Fedriga vuole ridurre l’età pensionabile e vuole più assunzioni nella scuola, la Meloni ce l’ha con le rendite finanziarie e auspica un ulteriore aumento della tassazione dei nostri risparmi… ma questa sarebbe destra?).

  3. Francesco_P Rispondi

    9 agosto 2015 at 18:07

    In un sistema come quello Americano quali sarebbero le chance di Alfano di conservare la sua poltrona? E la poltrona di Verdini sarebbe garantita? Neppure Berlusconi sarebbe sicuro di essere nominato candidato. E Salvini potrebbe far pesare la Lega altrettanto come partito se si dovesse confrontare con un elettorato più ampio che comprende un 50% e più di persone che chiedono prospettive realistiche, non solo protesta?
    Lo stesso vale simmetricamente per la sinistra dove il frazionismo è ancora più elevato. Infatti le famose primarie della sinistra sono finite in una farsa diretta dall’alto con episodi di cammellaggio di militanti e extracomunitari.
    Per meritarci il metodo americano, che non è perfetto, ma molto, molto migliore del nostro, dovremmo cambiare mentalità diventando esigenti nei confronti dei politici.

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