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La sharia a 600 chilometri

A Sirte in Libia l'Isis ha creato un emirato islamico, dove vige la legge coranica, le donne sono schiavizzate e gli infedeli vengono crocifissi. Ma nessuna paura: Gentiloni ha scritto un comunicato di condanna e la Mogherini ha fatto sapere che spetterà alle fazioni libiche risolvere il problema. Stiamo in buone mani...

burqa

Sarà pure che non ci dobbiamo far prendere dagli “spacciatori di paura”, come dice la Boldrini, ma intanto la shari’a è là, a soli 600 km da noi. Sì, la stessa distanza che intercorre tra Roma e Milano, per capirci, lo stesso spazio che separa – che so – L’Havana da Orlando in Florida. Una manciata di miglia di mare, poche ore di navigazione, roba di una traversata in mezza giornata. Ecco, questa è la misura della distanza tra noi e l’Isis.

Da ieri, infatti, nella città di Sirte in Libia lo Stato islamico ha creato un emirato ispirato ai principi della legge coranica e alle pratiche più violente del Califfato. Subito sono state istituite Corti islamiche, che hanno sostituito le vecchie corti civili, in nome di un riferimento diretto alla shari’a; in più sono state imposte classi separate per uomini e donne in classi e università, primo passo di una “riforma” dell’istruzione in chiave teocratica; anche il calendario ha cambiato la sua natura, in un’inedita versione giacobino-religiosa, animata da giorni festivi da consacrare, ferree regole e sanzioni esemplari per chi non le rispetta. Da ultimo, non potevano mancare le esecuzioni dimostrative, per scoraggiare altri a tradire la causa del Califfato: quattro persone sono state subito giustiziate, perché sospettate di essere spie di gruppi rivali e una di queste anche crocifissa ed esposta al pubblico ludibrio.

Niente male se si pensa che queste scene di raccapriccio, di una civiltà che non potremmo definire esattamente aderente ai canoni occidentali, si moltiplicano di fronte a noi, dall’altra faccia del Mediterraneo, sempre più dirimpettaio inquietante e specchio delle nostre paure. Ma non è solo la visione così ravvicinata a mettere angoscia, perché lo scopo dei miliziani dell’Isis ora in azione in Libia è colmare la distanza, superare quel braccio di mare e arrivare a colonizzare gli infedeli. Lo ha detto esplicitamente un combattente Isis, tale Abu Gandal el Barkawi, in un tweet in cui si appella ai jihadisti, esortandoli ad «andare a Roma, passando per la Libia, la porta per Roma», convinto che «le armi degli ottomani sono state lanciate e che chi vuole prendere Roma e l’Andalusia deve partire dalla Libia».

A fronte di queste minacce e questi proclami inquietanti, uno Stato serio, un Paese capace di garantire la sicurezza ai propri cittadini e di rispondere concretamente agli annunci altrui di guerra, farebbe la voce grossa, batterebbe i pugni sul tavolo a Bruxelles, ma allo stesso tempo calzerebbe gli stivali militari in una terra ormai nemica. Farebbe capire, per essere chiari, ai terroristi dell’Isis che forse non gli conviene molto arrivare qui, perché troveranno gente cazzutissima armata fino ai denti, pronta a rispedirli dal Paese dal quale sono venuti, vivi o morti.

Be’, dispiace dirlo, da noi non funziona così. Il ministro Gentiloni, facendo uno sforzo sovrumano da politico di ferro, ha osato dire, addirittura, che «il governo italiano condanna con forza gli atti barbarici dell’Isis a Sirte»; e non lo ha mica detto a voce, ché sennò si sarebbe esposto troppo, ma ha prodotto udite udite la miseria di un comunicato. Roba che i soldatacci dell’Isis se la saranno fatta addosso; roba che avranno preferito darsela a gambe al più presto da Sirte per non imbattersi nell’ira funesta del temibilissimo Generale Gentiloni. Quando si dice tirare fuori le palle.

Ma il ministro deve essere andato a lezione da un altro uomo cazzutissimo, uno della serie “vedo e intervengo subito”, un tale siciliano con la schiena dritta che non scende mai a compromessi, nelle cui mani affideresti la sicurezza dei tuoi cari e dei tuoi gioielli di famiglia: sì, proprio lui, Angelino Alfano. Anche quando recentemente il consigliere del governo di Tobruk Abdul Basit Haroun ha fatto notare che «chi organizza le tratte di migranti può nascondere miliziani fondamentalisti», il nostro ministro dell’Interno ha negato in modo deciso sostenendo che «non c’è nessuna traccia di terroristi sui barconi» (questo nonostante si era già scoperto che Abdelmajid Touil, il marocchino accusato di essere coinvolto nella strage del Museo del bardo, era arrivato sulle nostre coste proprio a bordo di un barcone).

Ma che volete che sia, direbbe la Mogherini. «L’Isis è una minaccia per i libici», mica per noi. E se proprio occorre combattere i miliziani dello Stato islamico – ha continuato quella che qualche giornalista un po’ alticcio del New York Times ha proposto come nuovo presidente dell’Onu – è bene che «i leader libici dimostrino spirito di responsabilità e trovino un compromesso per un accordo politico e la creazione di un governo di unità nazionale». Capite, per la Mogherini, l’Isis si combatte con il senso di responsabilità e l’accordo politico? Viene quasi da rimpiangere Di Battista, che voleva andare a trattare con al-Baghdadi. D’altronde, in questa strategia illuminata, la Mogherini ha avuto l’avallo di tutto il governo Renzi, a partire da Gentiloni, per cui bisogna «fare appello a tutte le fazioni libiche che desiderano un Paese unificato affinché uniscano le proprie forze per combattere la minaccia posta dai gruppi terroristici transnazionali».

Stiamo apposto allora. Spetterà ai libici, disperati e sbandati come sono senza uno straccio di governo e di esercito organizzato, respingere le minacce dell’Isis ed evitare che i miliziani sbarchino in Italia. Chissà perché qualcuno vede già vessilli neri con inquietanti scritte in arabo farsi largo all’orizzonte, pronti a sbarcare in Sicilia.

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di on 25 agosto 2015. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

8 commenti a La sharia a 600 chilometri

  1. Lorenzo Rispondi

    25 agosto 2015 at 16:01

    Gentiloni dalla voce tremula non sembra un leone,ma è’ quello che questa sinistra allargata vuole,gente senza capacità ne come si chiamano..Tra un po’ i veli neri torneranno anche da noi è rivedremo ancor il tremulo Gentiloni dirci che i problemi sono degli altri.

  2. gastone Rispondi

    25 agosto 2015 at 20:26

    Gente cazzutissima armata fino ai denti ? Solo parole sibilate ,così a voce bassa tanto per non disturbare . Mai visto politici al governo così pavidi ,o noooo , solo stupitdità. Povera Italia e poveri noi. Certo però che neanche il popolo si fa sentire. Sono lontani? magari , arrivano , arrivano ,molto prima di quanto pensiamo . Hanno capito che siamo molto deboli .

  3. Marco Green Rispondi

    25 agosto 2015 at 20:38

    Beh Gentiloni gli fa davvero freddo a quelli dell’ISIS, senza contare il premier Mr Bean e la sagoma di gommapiuma che c’è alla difesa.

    Alfano l’ISIS ha solo da ringraziarla, visto che con la scusa dei presunti profughi fa girare l’economia del proprio bacino elettorale.

    La Mogherini è una burocrate figlia del nulla renziano: con una semplice dichiarazione riesce a concentrare un’incredibile serie di banalità…solo per dire che l’ISIS la dovrebbero combattere quelli che sul campo sono già sconfitti.

    Si evoca un alleato che nemmeno esiste, si richiede ad “altri” non specificati (i mitici leader libici) una prova di responsabilità, un compromesso per creare un governo di unità nazionale…in una realtà come quella libica!
    Ma ha Mogherini ha la minima idea di cosa sta parlando?
    Evidentemente no…

  4. Lisa Rispondi

    25 agosto 2015 at 21:00

    Da siciliana non nascondo di essere terrorizzata.

  5. scettico Rispondi

    25 agosto 2015 at 21:02

    Mi stupisce una cosa della gente che scrive sull’Intraprendente: non vedono differenza tra Libia e l’Italia. Un conto è il fiorire della sharia in un paese già islamico, distrutto da decenni di un regime predatorio, dilaniato da guerra civile intertribale di tutti contro tutti. Tutt’altro conto il cuore della cristianesimo, paese membro della Nato e una delle dieci economie più grandi e avanzate del mondo, pur con tutti i problemi strutturali e congetturali che ci sono. Davvero chi scrive questi articoli crede che basti qualche bandito fanatico sbarcato dall’altra sponda del Med e qualche straccione immigrato musulmano perché l’Italia si arrenda alla sharia???
    Quasi quasi, mi vergogno di commentare esternazioni di personaggi che, a quanto pare, dovrebbero ripetere l’asilo nido, prima di aspirare alle elementari…

    • Lorenzo LC Rispondi

      26 agosto 2015 at 22:22

      Il fervore religioso nel nostro paese mi sembra molto affievolito e non lo metterei tra le cose che possono ‘unirci come un unico pugno’.
      Indubbio che ora sono molto vicini e che se volessero fare un poco di casino lo farebbero…….
      Questo e’ il problema principale per noi a breve. Poi c’e’ il vecchio discorso della mela rossa. E loro sono motivati.

  6. cerberus Rispondi

    25 agosto 2015 at 22:35

    Certo che la sensazione di sicurezza che danno i vari Gentiloni, mogherini, Pinotti & C …

  7. Padano Rispondi

    27 agosto 2015 at 09:33

    Voglio proprio vederle le legioni di Roma ritornare sul bel suol d’amore libico…

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