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Due cose a Rep. su un certo Reagan

Vittorio Zucconi è in quella stagione, della vita e della professione, in cui qualunque tesi sostenuta rifulge d’auctoritas immediata. È un automatismo tutto italiano, ovviamente. Sarebbe interessante invece sottoporre a un lettore americano, magari un abbruttito membro di quella middle class “confusa e ringhiosa” tutta hot dog e Winchester (questo è, più o meno, il bozzetto quotidiano che ci dipinge Zucconi dal suo ufficio di Washington), la sua articolessa odierna su Repubblica. La ciccia è, né più né meno, una stroncatura radicalchiccosa dell’impresentabile miliardario Trump (il quale addirittura, infierisce lombrosianamente il nostro, è «circonfuso da una vampata di capelli biondorossicci richiamati»), uguale a cento altre già lette. Ma, ovviamente, a firma Zucconi, quindi a una prima lettura tutto emana saggezza e profonda conoscenza delle cose. Anche dell’America e della storia politica americana, non dubitiamo. Forse, l’autore si è solo perso quegli otto anni lì, il doppio mandato Reagan, 1980-’88. Il periodo di maggior espansione economica degli Stati Uniti d’America in tempo di pace, per dire. Dev’essersi distratto, il maestro (Zucconi, non Reagan), perché mentre sermoneggia alla middle class americana su quale sia il futuro migliore per l’America, si duole assai che «molti di loro siano ancora ipnotizzati dalla deliziosa fiaba reaganiana della ricchezza che, presto o tardi, scenderà anche verso di loro». Qualche dato sulla “deliziosa fiaba reaganiana” tocca girarlo, al nostro cantastorie. Negli otto anni corsi all’insegna della Reaganomics, ovvero della più grande liberazione dell’energia privata ai danni dell’Apparato statale che l’Occidente recente ricordi (e pazienza se non piace ai capitalisti di Stato italici del genere, giusto per fare un nome, di De Benedetti) l’economia reale americana è aumentata di circa un terzo. Un incremento pari all‘intera economia della Germania, o a due terzi dell’economia del Giappone. Non male, come fiaba, senz’altro meglio di tante panzane tardokeynesiane, ci conceda, maestro (sempre Zucconi).

Non male neanche la battaglia con cui Reagan connotò il suo primo mandato (no, non la lotta dura al riscaldamento dell’Obama idolo di Rep, aveva priorità un attimo più pressanti): la riduzione delle tasse del 25% in quattro anni. Tra le altre cose, Ronnie trovò un’aliquota marginale di imposta sul reddito del 70%, e con due riforme radicali la portò al 28%. Non si sa come, magari in proposito può illuminarci il maestro Zucconi, ma guarda un po’ i consumi conobbero una ripresa immediata e duratura. Cosa ci sia di fiabesco, di ingenuo o di intellettualmente inferiore nel battersi per un’ “agenda Reagan”, davvero, sfugge, e del resto nessun giornale occidentale serio e compus sui userebbe il nome del presidente che ha sconfitto il comunismo sovietico come sinonimo di politicamente fallace. Già, perché poi c’è la politica estera, per quanto la cosa possa non piacere a Zucconi (è argomento difficile da imbrigliare nei calembours linguistici del mestiere). Reagan ereditò il disastro-Carter, il più smaccato caso di riluttanza americana ad essere all’altezza del proprio ruolo mondiale prima dell’amministrazione Obama, ma l’onesto Jimmy era un democratico e quindi i giornaloni italici tendono a negare, o ad omettere. Facciamola semplice (ci sarebbe da sviluppare un trattato di geopolitica sulla Strategia di Difesa vincente e sul suo nucleo tecnologico, lo Scudo spaziale, o sull’aumento degli armamenti e l’accelerazione economica vertiginosa che fecero collassare il sistema industriale sovietico, ma abbiamo senso delle proporzioni, noi). Riprendiamo solo uno dei virgolettati più potenti della storia politica d’Occidente: «Segretario generale Gorbaciov, se cerca la pace, se cerca la prosperità per l’Unione Sovietica e per l’Europa orientale, se cerca la liberalizzazione, venga qui a questa porta. Signor Gorbaciov, abbatta questa porta. Signor Gorbaciov, signor Gorbaciov, abbatta questo muro!». La porta era la porta di Brandeburgo, il muro era il muro di Berlino, era il 12 giugno 1987. Questo, caro Zucconi, era Ronald Reagan, quarantesimo presidente degli Stati Uniti d’America, c’entra nulla con le sparate di Donald Trump, per quanto queste siano spesso salvifiche rispetto a certo dogmatismo progressista che dalla Casa Bianca obamiana scende giù giù fino alle Sue lenzuolate su Repubblica. C’entra molto, invece, con la libertà del popolo americano, ma anche con la Sua, con la mia, e con quella di tutti gli uomini che riconoscono un senso pratico, esistenziale alla parola. Ritenti, sarà più fortunato.

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di on 5 agosto 2015. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

19 commenti a Due cose a Rep. su un certo Reagan

  1. Ernesto Rispondi

    5 agosto 2015 at 17:29

    Io mi stupisco del vostro stupore, Sallusti. Siete voi che con quella gente lì, quelli del partito di Zucconi, ogni tanto ci parlate, e li fate intervenire su questo spazio. Per quanto mi riguarda, la foglia l’ho mangiata da tempo e credo che l’approccio giusto, verso quella gente lì, l’avesse intuito il principe Junio Valerio Borghese: villeggiatura in Sardegna a vita.

    • Giovanni Sallusti Rispondi

      5 agosto 2015 at 18:40

      Caro Ernesto, mi scusi, non riesco a definire con esattezza “quella gente lì”. Se si riferisce al fatto che qui si prova ad accendere il dibattito e a volte si ospitano punti di vista eterodossi rispetto a quello Intraprendente, non sapremmo fare il nostro lavoro in altro modo. Da Zucconi, ma mi pare evidente, ci distanzia tutto, compreso la valutazione sull’essenza dell’America (che lui riduce a caricatura delle aspirazioni europee). Però, ci conceda, è ancora più grande l’abisso che separa Junio Valerio Borghese da Ronald Reagan. Si chiama libertà. A presto, saluti

      • Arcroyal Rispondi

        5 agosto 2015 at 23:05

        Caro Direttore, non ho ben capito l’abisso che separerebbe Reagan dal Principe Junio Valerio Borghese. Spero che anche Lei non sia rimasto intossicato dalla pubblicistica rossa che ha presentato Borghese come un demone nazifascista.

        Il principe nero è stato solo un soldato italiano, uno dei pochi di cui questo disgraziato paese possa vantarsi. Dopo l’8 settembre, è vero, decise di rimanere a fianco dei tedeschi, ma non per adesione al ‘Mein kampf’ ma per lealtà all’alleanza militare. In ogni caso lo fece a modo suo distinguendosi da Salò e avendo in testa gli interessi dell’Italia. Nell’aprile del 1945 pose la X Mas a difesa di fabbriche e porti per impedire che i nazisti facessero saltare tutto. In accordo con la Marina del Regno del Sud cercò di traferire i suoi battaglioni sul confine orientale per fermare l’orda titina che si stava per abbattere sull’Istria e Trieste. Purtroppo il piano fallì per l’opposizione inglese, ma i servizi segreti americani proprio per il suo eccezionale curriculum gli salvarono la vita trasferendolo da Milano a Roma impedendo che finisse nella micidiale macelleria messicana organizzata da comunisti e socialisti per propiziare la dittatura del proletariato. Junio Valerio Borghese, oltre che un uomo coraggioso, fu un patriota e un anticomunista ‘senza se e senza ma’. Credo che il fervente patriota e l’implacabile anticomunista Ronald Reagan non avrebbe avuto problemi a riceverlo alla Casa Bianca e a stringergli la mano. Dopodichè gli avrebbe subito affidato il comando dei Contras in Honduras ( tra le cui fila – è appena il caso di ricordarlo – militavano canaglie infinitamente peggiori del Principe…). Borghese non ci avrebbe messo molto a raggiungere con un sommergibile Managua e a silurare sandinisti e castristi ivi installati. No, davvero, non riesco a vedere questo immane abisso da Lei prospettato.

    • Arcroyal Rispondi

      5 agosto 2015 at 23:03

      Ernesto, se L’intraprendente si limitasse ad ospitare chi è vicino alla linea del giornale, diventerebbe come Repubblica.

      Ne “La società aperta ed i suoi nemici” Karl Popper poneva La Repubblica di Platone all’origine del virus totalitario. Credo che anche la Repubblica di Scalfari e De Benedetti debba essere considerata come l’espressione massima di un totalitarismo politico e culturale. Come Repubblica è chiusa a qualunque idea e persona che non rientri nei canoni sinistri, così L’intraprendente dovrebbe invece ospitare ogni giorno qualcuno agli antipodi con la linea editoriale. Così almeno siamo sicuri che non diventiano ottusi come i repubblicones.

      • Ernesto Rispondi

        6 agosto 2015 at 09:28

        Gentilissimo, io la ringrazio per il bell’excursus su Borghese; meno male che ancora qualcuno si sottrae al riflesso pavloviano antifascista che in Italia è inculcato dalla più tenera età. Fa impressione notare come, nel campo della destra, manchi del tutto una serena capacità di analisi di quello che, per la destra, il Fascismo fu. Il Fascismo va condannato senza situazioni per una, ed una sola, cosa: le leggi razziali. Il resto, è propaganda storiografica. Ma tant’è, “uno il coraggio non se lo può dare”. Quanto all’altra parte del ragione, io dico con Pertini: a brigante, brigante e mezzo. Nonostante la fitta pattuglia dei giornalisti militanti di sinistra abbia da tempo dimostrato di che cosa è capace, pare che a destra occorra geneticamente essere diversi. Ne prendo atto, ma non posso fare a meno di far notare che parlare con uno che ti prende a calci e schiaffi non è una buona idea. Poi, c’è il masochismo, e allora cambia tutto.

        • Arcroyal Rispondi

          6 agosto 2015 at 12:48

          Ernesto, penso che il fascismo sia stato responsabile di qualcosina di più delle leggi razziali. L’alleanza con Hitler e la partecipazione alla guerra portarono l’Italia al disastro e solo l’intervento anglo-americano ci salvò da una dittatura comunista. Poi, è chiaro, tra le dittature europee degli anni venti e trenta il fascismo non fu certo il regime più sanguinario. Ma fu pur sempre una tirannide liberticida e se la sorte mi avesse condannato a nascere in quell’epoca avrei senz’altro preferito essere un cittadino inglese o americano.

          Comunque qua sotto a me interessava soprattutto ricordare al Direttore che alla fine della guerra l’OSS, l’Office of Strategic Services antesignano della CIA, non vide nel Principe Junio Valerio Borghese questa abissale lontananza dagli Stati Uniti e dai suoi valori, e corse a salvarlo. Continuo a pensare che il giudizio di Ronald Reagan, il presidente americano che più si impegnò nella lotta al comunismo e per la difesa dell’Occidente, non sarebbe stato tanto diverso.

          • Ernesto

            6 agosto 2015 at 16:54

            Non mi permetterei mai di dire che il Fascismo fu responsabile solo delle leggi razziali. Le responsabilità del Fascismo derivanti dall’alleanza con nazismo sono indelebili e consegnate alla storia. Ma è ben diverso dalla necessaria condanna morale di un atto criminale contro l’umanità, come fu l’approvazione delle leggi razziali. Intendevo dire che sono cose che stanno su piani diversi. Da una parte, c’è la scelta sanguinosa di un’alleanza sbagliata con un regime sanguinario e con valori diversissimi dal Fascismo italiano, che ha permesso alla storiografia marxista di generare la chimera “Nazifascismo” ed è terminata nella tragedia della guerra civile e nei crimini di guerra della Repubblica di Salò. Dall’altra, l’avallo folle a una dottrina eugenetica di purificazione dell’umanità, che è PRODROMICA al pensiero hitleriano e nazista, al punto che ad esso PREESISTE nel pensiero filosofico e politico tedesco; questo avallo è crimine, e permetto l’addestramento pavloviano. Il comunismo italiano non permetterà MAI a nessuna destra, finanche alla più moderata, di emergere nel paese, perché SEMPRE sfrutterà il riflesso pavloviano, gettando lo stigma di “fascista” si CHIUNQUE. Si guardi, ad esempio, la violenza inaudita commessa ieri da Vauro su Salvini… Ma qui, si preferisce discutere Salvini… No, la destra italiana o fa i conti col Fascismo, e ne comprende la natura, o continuerà per decenni a tafazzare, a disquisire, a indicare leader improbabili o impossibili che flirtano coi marxisti. E’ un fatto. Almeno lei, che la storia sembra conoscerla, dovrebbe capire cosa intendo.

  2. lucano Rispondi

    6 agosto 2015 at 00:09

    Povero Ernesto confonde la decima Mas con il grande Robbie!!,,
    C’è solo una piccola differenza tra i due: la costante attenzione alle libertà individuali. .

  3. peter46 Rispondi

    6 agosto 2015 at 08:52

    Però il COMANDANTE non si permise mai di di affermare dopo compiuto il suo dovere ….”e provai sollievo”.
    6 agosto 1945 ore 8:15…settantanni poco fa.
    “”L’aereo subì due enormi sobbalzi,fu avvolto da flash di luce fortissimi,io guardai giù,la città sembrava bollire nelle fiamme ed il mio primo pensiero fu:la guerra è finita.Bene,e provai sollievo”

    Coglione van kirk e chi ti mandò,la guerra era finita il 2/8 maggio 1945 quando la Germania si arrese o è ‘stata arresa’,non quando il Giappone non aveva altre strade che la resa.Anche perchè i carri armati sovietici stavano per essere ‘sbarcati’ sul suolo giapponese.Tu e chi ti mandò solo per il ‘piacere’ di vedere l’effetto che fa’ di ‘little boy’.I 240.000 ti avranno maledetto da morti finchè eri in vita,da un po sicuramente ti avranno ‘sput… addosso’di persona dopo che li hai raggiunti.

    http://www.youtube.com/watch?v=TYpXcakyrYK

    “”Enola Gay,saresti dovuto restare a casa ieri
    Oh,le parole non potranno mai spiegare i sentimenti
    e il modo in cui hai mentito.
    Ti diverti con questi giochi,ma finiranno in lacrime prima o poi.
    oh Enola Gay non sarebbe mai dovuto finire così.
    Sono le 8:15,è l’ora di sempre………
    Oh Enola Gay,non dovevi spazzare via i nostri sogni.
    Sono le 8:15,è l’ora di sempre.

    Chissà se Ronald abbia mai espresso qualche ‘giudizio’ su ‘little boy’: e soprattutto avrebbe anche lui ‘provato sollievo’?
    Malgrado tutto io penso di no.

    Se non un articolo…il ricordo almeno….

    • Arcroyal Rispondi

      6 agosto 2015 at 13:05

      Capra, ma cosa dici, cosa dici??? La guerra era finita il 2 maggio del 1945? Ma se si combatteva ferocemente dalla Brimania al Pacifico? Ma se c’erano ancora milioni di samurai giapponesi in armi e per nulla intenzionati ad arrendersi?? E poi, “i carri armati sovietici stavano per essere sbarcati sul suolo giapponese”?? Ma in che film?? Al massimo erano pronti ad invadere la Manciuria e la Corea del Nord, ma la guerra certo non sarebbe finita lì.

      Oggi per chi crede nella democrazia e nella libertà è un giorno di festa. E’il giorno in cui settant’anni fa con il lancio di una sola bomba si fece finire un immane conflitto e si salvarono le vite di centinaia di migliaia di soldati e marinai americani e inglesi che altrimenti avrebbero sperimentato un inferno peggiore di Iwo Jima e Okinawa. E’il giorno in cui milioni di cinesi si salvarono dalla schiavitù e dallo sterminio portato dalle armate del Sol Levante. E’ il giorno in cui pure milioni di sudditi del Tenno si salvarono perchè l’invasione delle isole avrebbe comportato un immane tributo di sangue da parte della popolazione civile.

      Little boy ha segnato la distruzione di una delle più perniciose ideologie della storia. Ed ha segnato l’inizio del più straordinario esempio di esportazione della democrazia che la storia ricordi. Se oggi il Giappone è uno dei paesi più ricchi del pianeta e se invece di distruzione e morte ha esportato in tutto il mondo auto Toyota e lettori mp3 Sony insieme a Goldrake, Mazinga e Hayao Miyazaki, lo si deve all’equipaggio dell’Enola Gay.

      Con il senno del poi quel fungo atomico sui cieli di Hiroshima non porta solo sollievo, ma gioia.

      • peter46 Rispondi

        6 agosto 2015 at 13:54

        www,liberoquotidiano.it/news/scienze—tech/11787117/Interne–Microsoft-lancia-la-nuova.html

        • Arcroyal Rispondi

          6 agosto 2015 at 15:18

          Ecco, sì, continua ad esprimerti con l’emoticon che ben ti rappresenta. Qualunque cosa, persino questi continui pasticci con i link, purchè la smetti di bestemmiare su eventi e persone di cui non sai una beneamata fava.

        • Arcroyal Rispondi

          7 agosto 2015 at 15:55

          * Mentre Peter è andato in uno degli efficentissimi ospedali del Sud a farsi curare la fastidiosa artrosi al dito medio bloccato da settimane in posizione eretta, mi tocca correggere quanto da me scritto là sopra.

          Secondo alcuni analisti che si basano su piani stilati dal Comando della Flotta Sovietica nel Pacifico, nell’agosto del 1945, mentre gli angloamericani non avrebbero potuto invadere l’isola meridionale di Kyushu ( una delle 4 principali dell’arcipelago del Giappone ) prima di alcuni mesi, i sovietici dopo aver occupato la parte meridionale dell’isola di Sachalin e le isole Curili, sarebbero stati in grado di sbarcare nell’isola settentrionale di Hokkaido nel giro di 10 giorni. Quindi, sulla carta, i ‘carri russi’ pronti a sbarcare sul sacro suolo giapponese ci sarebbero stati. Diciamo che il film trasmesso da peter46 non è autoprodotto, ma si basa su una trama scritta da persone un filo più autorevoli di lui.

          Vedi, caro Ernesto, che la presenza tra noi degli ‘alieni’, per quanto borbonici e caprini siano, apre comunque la mente? Preferisco prendere qualche calcio e qualche schiaffo ( e restituirli cordialmente ) piuttosto di starmene al chiuso a cantarcela e suonarcela tra noi ( come invece piace moltissimo ai sinistri di ogni ordine e grado ).

  4. Epulo Rispondi

    6 agosto 2015 at 15:23

    ma, almeno, Zucconi, sta dentiera nuova, se l’è fatta, o no?

  5. adriano Rispondi

    7 agosto 2015 at 13:32

    Reagan ha potuto fare quello che ha fatto perchè agiva in una America che non so se esista ancora.Noi siamo nel paese della fantasia al potere.Certo sarebbe interessante se qualcuno cercasse di ripeterne l’esempio ma temo che non possa essere Trump.Per quanto riguarda il fascismo basta e avanza dire che era una dittatura,non importa se più o meno feroce di altre.Quando si nega la libertà si chiudono tutti gli altri discorsi.

    • antonio Rispondi

      8 agosto 2015 at 10:30

      invece quando si parla del comunismo, non si accenna nemmeno al fatto che fosse anche quello una dittatura, ma si cercano tutti i cattivoni che gli hanno messo i bastoni tra le ruote, quelli che hanno tradito la causa, il malocchio….. che se non era per quello avrebbe fatto faville….

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