Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Tsipras fa festa coi soldi degli altri

Altro che svolta epocale, il referendum e la vittoria larga del "no" sono armi negoziali che servono al compagno Alexis per ottenere condizioni migliori al tavolo dela trattativa. Ovvero, per continuare il pasto con le risorse altrui. Che però, come diceva la Thatcher, prima o poi finiscono...

Alexis TsiprasNon è successo niente, stasera sotto il Partenone, checché vi dicano tutti gli Ateniesi adottivi di queste ore, francamente troppi, e troppo sospetti.

O meglio, sono accadute tante minuzie della politica politicata, un’abilità artigiana in cui Tsipras eccelle, come tutti gli arruffapopoli cresciuti a pane e contestazioni al G8 di Genova. Voleva incassare il risultato, anzitutto, il compagno Alexis. Una vittoria larga è incontestabile dei “no” all’accordo così come lo avevano configurato l’Europa, la burocrazia di Bruxelles, il duo Merkel-Hollande (lo statista di Pontassieve, notoriamente, conta come il due di bastoni quando la briscola è denari). Il bagno nel consenso del popolo greco, per ripresentarsi il giorno dopo al tavolo della trattativa, con un argomento in più dall’indubbia forza retorica e mediatica. Perché l’ha detto subito Nikos Pappas, ministro di Stato e figura chiave nelle fila dei negoziatori di Tsipras: “L’accordo sarà migliore se vince il no”. E un secondo dopo l’evidenza del trionfo del “No” (oltre il 60%), fonti di Syriza si sono premurate subito di far sapere che la squadra negoziatrice “ha già fatto i bagagli ed è pronta a tornare a Bruxelles”, addirittura con l’obiettivo di chiudere un accordo “entro 48 ore”. Altro che svolta epocale, schiaffo a quest’Europa cinica e bara, e amenità assortite dei nostrani tsiprioti da tastiera, un coro che già solo per il suo conformismo trasversale dovrebbe insospettire. Il referendum era ed è un’arma della trattativa, un escamotage negoziale e tatticista per spostare un po’ di più la soglia del compromesso dalla propria parte, iperlegittimo in quanto tale, ma funzionale a un accordo con l’Europa cinica e bara, cioè all’opposto della rivoluzione di cui straparlano Grillo, Fassina e persino Brunetta. Un colpo di teatro creativo e mediterraneo per smuovere dei creditori nordici un po’ ingessati, tutto qui.

Esaurita la tragicommedia greca del referendum, a Tsipras e ai tardomarxisti entusiasti di ogni latitudine europea rimane il solito, fastidioso problema. Quello che ha sintetizzato per sempre Margaret Thatcher, il problema strutturale di ogni socialismo: i soldi degli altri, prima o poi, finiscono. E sarà antipatico, caro compagno Alexis, ma non li puoi nemmeno moltiplicare a colpi di referendum. I soldi degli altri per la Grecia sono finiti, o almeno così gli altri reputano, ed è questo ad essere decisivo. Ci sono stati, i soldi degli altri, e parecchio. Ci sono stati due salvataggi del bilancio, se così si può chiamare il surreale stipendificio di Stato che era la regola greca, e c’è stato un abbattimento del 60% del valore del debito. Il guaio, coi soldi degli altri, è che la tentazione a spenderli è irresistibile, figuriamoci per qualcuno non esattamente parco in tema di spesa pubblica come il buon Alexis. E allora sotto, il primo provvedimento del suo governo è stato la riassunzione di 4mila statali. Poi la riapertura della tivù pubblica foraggiata coi soldi dello Stato (ovvero, sempre i famosi “altri”), l’età pensionabile a 58 anni, a 56 se lavori (?) nei gangli della Bestia, il rifiuto talebano delle pur timide ipotesi di privatizzazione e alleggerimento del pachiderma pubblico immaginate dai governi precedenti. Pensa te, gli altri a un certo punto si sono incazzati. Che poi spesso sia incazzatura sterile, in quanto impostata su un ottuso dirigismo teutonico piuttosto che su una serena frequentazione anglosassone del mercato, è altra materia, ma non toglie un grammo alle responsabilità di Tsipras, se vogliamo coltivare una minima onestà del dibattito.

Con la stessa onestà, non si possono che definire ridicoli i festeggiamenti nelle piazze e nei Palazzi greci. Non lo sarebbero affatto, se il compagno Alexis da domani mettesse a dieta l’apparato, calmierasse la spesa e rendesse sostenibile il debito, in modo da essere davvero libero e indipendente dall’Euroburocrazia. Ma siamo pronti a scommettere che, viceversa, già domani si recherà in pellegrinaggio dall’Euroburocrazia (l’altra faccia della medaglia di ogni statalismo continentale) e s’appoggerà al referendum per proseguire l’abituale pasto ellenico, quello coi soldi degli altri. Non ce n’è più, Alexis, fattene una ragione.

Condividi questo articolo!

[wpca_cookie_allow_code level="4"]
[/wpca_cookie_allow_code]
di on 5 luglio 2015. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

10 commenti a Tsipras fa festa coi soldi degli altri

  1. Francesco_P Rispondi

    6 luglio 2015 at 01:57

    Alexis Tsipras di tutti i governanti greci che si sono succeduti in questi anni è quello che è rimasto con il cerino in mano. Come tutti i sinistri sbandiera come successo una sconfitta pesantissima: quella che gli altri governi dell’eurozona si sono stufati dopo anni ed anni di finanziare il crescente ed irreversibile debito greco. Cosa possono dire dei greci gli slovacchi, i lituani, i finlandesi, ecc.?
    E’ chiaro che tutti i Paesi dell’est europa, che sanno che cos’è la povertà del comunismo, saranno durissimi, molto più duri della Merkel, nei confronti di quel pozzo senza fondo che è la Grecia.
    La BCE aveva giù smesso di accettare titoli di stato greci come collaterale a inizio anno.
    Le banche greche, stra-bocchiate da tutti gli stress test, si potrebbero trovare in una fortissima crisi di liquidità già in questa settimana se la BCE concludesse il programma di sostegno.
    D’altronde la Grecia non è amica delle imprese con le sue politiche restrittive, l’assistenzialismo diffuso, il sistema bancario a dir poco disastrato ed un livello di inefficienza (e anche di peggio, ma non si può scrivere …) della pubblica amministrazione, per molti versi peggiore di quello dell’Italia.
    Più il PIL cala, più aumenta la dipendenza delle popolazioni dallo Stato il cui debito è cresciuto tanto da dover dipendere dai costanti aiuti finanziari europei.
    Dopo l’esito del referendum si dirà “vittoria di Tsipras” invece di “vittoria di Pirro”!

  2. Francesco_P Rispondi

    6 luglio 2015 at 03:17

    Segnalo questo interessante articolo in lingua inglese : http://www.bloombergview.com/articles/2015-07-05/10-consequences-of-greece-s-no-

  3. Lorenzo Rispondi

    6 luglio 2015 at 08:01

    Un uscita che rischia un collasso totale di questi strambi soggetti che incapaci di produrre qualcosa scappano con i soldi degli altri.Merkel fa i suoi interessi ma qui siamo in mondo diverso dalle relazioni.Quale sarebbe la nuova trattativa,forse quella per cui non paghino e si avvicinino a Putin,e lo facciano pure vedremo come la loro vita sarà sotto un regime antistorico comunistoide.La rovina e’ ad un passo.Saranno pur bravi a seguire il comunistssimo loro capo e passi pure ed alla Russia ma lo faranno da poveracci scappati con la cassa.

  4. maboba Rispondi

    6 luglio 2015 at 09:01

    La grande mistificazione di Tsipras e soprattutto dei suoi sostenitori italici è che dietro allo slogan di “una’altra Europa” c’è appunto il tentativo, il rapace desiderio di continuare a spendere i soldi degli altri e delle future generazioni per mantenere privilegi e sprechi degni del lato peggiore di ogni società.
    Naturalmente contro il torvo e bieco “libberismo” che in Italia e in Europa non si sa bene dove si annidi, visto la statalismo burocratico imperante per ogni dove.

  5. adriano Rispondi

    6 luglio 2015 at 10:05

    “…rimane il solito fastidioso problema.”Vero.Si chiama euro.Ha vinto il no ma ha vinto anche il sì.Si riprende la finzione della trattativa fra chi vuole i vantaggi di una moneta forte che non può avere e chi gliela concede se fa quello che vuole lui.Come sarebbe bello se ognuno rimanesse a comandare in casa sua ma non si può.Ce lo vieta l’Europa.

  6. Francesco_P Rispondi

    6 luglio 2015 at 10:29

    Per chi non avesse ancora capito di che pasta sono fatti sono i greci, c’è un interessante articolo sull’edizione online de Il Sole 24 ore, di cui vi do il link : http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2015-07-02/paperoni-greci-philip-niarchos-61-anni-patrimonio-11500-milioni-dollari-173003.shtml?uuid=ACC3upK&nmll=2707#navigation
    Il coefficiente di Gini che misura l’indice di diseguaglianza dei redditi (0 = perfetta eguaglianza, 1= massima ineguaglianza) era di 0,340 per la Grecia per l’anno 2012, un valore piuttosto elevato. Per confronto la Svizzera nel 2012 aveva un valore di 0,285 e la Sud Korea 0,307. (Fonte OECD).

    • peter46 Rispondi

      6 luglio 2015 at 13:02

      Guardi che alla lunga ‘fa male’,si fermi un attimo.
      Una delle ‘proposte’ di Tsipras era la ‘tassazione’di quei capitali, e la revoca di quella legge che ha postato che per tutti dovrebbe essere ‘evasione'(l’hanno introdotta i colonnelli,allora,anche),di quelle persone di cui sta postando quest’ultimo link del ‘sole24’,e la tassazione di un +12% degli stipendi superiori ai 500mila euro l’anno(c…avolo se gli tolgono 6.000 euro l’anno faranno la fame,come gl’italiani tripensionati,vero?),oltre al resto s’intende già attuato comprese le pensioni a 62 anni malgrado le ‘cifre spaventose’ dell’assegno mensile stabilito e già ‘in voga’ da qualche anno:320 minimo-800 massimo euro mensili.Certo se quei 320 eu minimi riuscissero a farli arrivare a 32euro mensili….i cimiteri risolverebbero i problemi,parli alla Merkell che anche da ‘crucca dell’est’,forse si fa ancora qualche ‘remora’.
      Hanno trovato,qualunque sia o sarà la ‘soluzione finale’….dignità,c….
      NB:ma finora la vostra/nostra critica all’Europa,che ci stiamo trovando,su cosa era ‘rivolta’?

      • Francesco_P Rispondi

        6 luglio 2015 at 16:44

        Economicissimo Peter 46 (non uso mai il termine carissimo perché il fisco lo fraintenderebbe …),
        in Grecia c’erano due mercenari che giocavano a lanciarsi la bomba a mano, il PASOK e Nea Dimokratia: hop, hop, hop, … dai Alexis, … boooom!!!
        Il debito Greco è storicamente insostenibile e la Grecia è in crisi economica fin da prima del regime dei colonnelli. Oggi è semplicemente scoppiato quello che si è impedito per decenni.
        La pressione fiscale è sempre stata storicamente bassa. In compenso sia la destra che la sinistra hanno sempre usato l’assistenzialismo diffuso e l’iper-garantismo come forma di consenso ed hanno sviluppato una costosissima ed altamente inefficiente burocrazia. Non dobbiamo dunque meravigliarci del mancato sviluppo industriale se non in settori proprio come quelli degli armatori che fanno soldi all’estero e non pagano tasse in Grecia.
        La lezione che ne dovremmo trarre è molto chiara: non basta tassare poco per sviluppare l’economia: bisogna ridurre il costo dello Stato eliminando l’assistenzialismo clientelare e il peso della burocrazia che sono il concime della corruzione.

  7. massimo Rispondi

    6 luglio 2015 at 11:34

    ho la netta sensazione che la Grecia non restituirà i prestiti in buona parte e stia tirando la corda per poi finire nelle grinfie della Russia e/o della Turchia.
    L’Italia deve rassegnarsi a considerare i suoi prestiti come probabili crediti inesigibili.

  8. Riccardo Pozzi Rispondi

    6 luglio 2015 at 12:04

    Quando nell’argomentare una posizione qualcuno cita spesso la “finanza internazionale e le lobbies bancarie”, meglio drizzare le antenne e tenere stretto il portafogli, perché nove su dieci è lui che punta ai soldi degli altri, e forse ai tuoi.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *