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Se il Papa non è più amico di Scalfari

Scalfari - Papa FrancescoBisogna avere una bella faccia di tolla per scrivere, come fa il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, «trent’anni dopo, il vaticanista di Repubblica viene nuovamente escluso dall’aereo papale, che porterà Francesco a Cuba e negli Usa con i giornalisti al seguito. Allora toccò al nostro inviato Domenico Del Rio, estromesso per aver scritto articoli critici sul pontificato wojtyliano. Oggi è la volta di Marco Ansaldo, che segue la Santa Sede da 5 anni, e ha viaggiato con due pontefici in 19 occasioni». Faccia di tolla perché a leggerla così sembra che l’Ostpolitik di cui patròn Scalfari ha ampiamente goduto in occasione delle famose e chiacchierate interviste a Papa Francesco sia stata spazzata repentinamente via da una nuova “guerra fredda”, che dopo l’entente cordiale krusceviana il Vaticano sia ripiombato di colpo nel gelo brezneviano, che la faccia di Ansaldo sia stata disinvoltamente sbianchettata dalla foto di famiglia per pericoloso deviazionismo come faceva Iosif Stalin quando qualcuno dei suoi cadeva in disgrazia. Insomma, che si tratti di una censura inquisitoriale tipo Index librorum prohibitorum contro i fratelli del libero spirito de la Repubblica. Ma non è affatto così.

Gli è che il Vaticano, dai oggi e dai domani, ha imparato che fidarsi del gruppo La Repubblica-L’espresso è bene, ma non fidarsi è meglio. Dai oggi e dai domani, il Vaticano si è stufato. Prima le famose interviste, poi la violazione dell’embargo sul testo dell’enciclica Laudato sì (questa è la ragione ufficiale per cui oggi Ansaldo viene lasciato a casa). Fine.

Ma siccome Iddio sorride sempre delle mene degli uomini, la vicenda ha pure un risvolto comico. Ansaldo di La Repubblica, che vis-à-vis il Papa persegue la linea conciliatorista del Fondatore, resta a casa per colpa di Sandro Magister de L’espresso, che invece le tirate al Papa non le risparmia mai in controtendenza rispetto al Fondatore. Fu Magister, infatti, a diffondere senza permesso la Laudato sì e per questo il suo accredito alla Sala stampa vaticana è già stato sospeso a tempo indeterminato.

Adesso però il punto vero è cosa farà, cosa dirà Scalfari, l’autonominatosi esegeta del pontificato di Francesco, il vate che è riuscito nella titanica impresa di fare del Papa vivente il Papa buono (di solito, infatti, complice la memoria corta e la polvere ricacciata in fretta sotto i tappeti, il Papa buono è sempre quello morto). Forse che Scalfari sconfesserà Ezio Mauro, il cui giornale si straccia le vesti gridando alla “discriminazione”, o forse che invece Scalfari confesserà? Di essersi sbagliato, ovviamente; di avere preso cioè per buono un Papa che invece è esattamente solo come tutti gli altri, autoritario, cocciuto, persino un po’ oscurantista e soprattutto indocile a lasciarsi guidare dai papi laici? Sia come sia, si prevede la fine immediata di un amore mai sul serio nato. Per questo il Papa vivente è davvero buono.

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di on 24 luglio 2015. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a Se il Papa non è più amico di Scalfari

  1. Ernesto Rispondi

    24 luglio 2015 at 20:14

    Qualche sera fa, ho potuto vedere su Sky l’intervista (ovviamente genuflessa) a Scalfari che la rossissima redazione ha saputo confezionare. Erano le lallazioni di un pazzo da internare. Chiunque, in pubblico, si lasciasse andare a tali e tante bestemmie quante ne ha profferite il vecchio comunista verrebbe sottoposto a TSO, poi posto in struttura protetta. Si leggeva nello sguardo al tempo stesso spento e spiritato la rabbia di una vita mal vissuta, il rancore di un uomo di scarsa cultura e grande arroganza, il sudiciume morale di un bucaniere passato sotto mille bandiere che, miracolato per aver dietro compenso saputo massacrare Berlusconi, oggi pontifica di un pontefice, di teologia, di ermeneutica biblica, di teologia con la superficialità di un bimbo di 7 anni con pessimi voti.
    Io credo che l’imbarazzo, in Vaticano, del sapere che a costui si sia rivolto il secondo papa, a un bestemmiatore rancoroso, travalichi il soffitto della Sistina. Un papa che ha telefonato a un’abortista, ha flirtato con un comico che farciva di bestemmie i suoi spettacoli e insultava Dio nei monologhi (chissà se il marxista argentino li ha mai visti, quei monologhi), si è fatto intervistare da un mangiapreti professionista.
    In Vaticano dovrebbero avere più coraggio: è meglio morire in piedi, che strisciare.

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