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La furia giacobina contro il no-profit cattolico

scuole cattoliche

Cattolici attenzione: o la smettete di piantar grane sulla proposta di legge Cirinnà sulle unioni civili omosessuali, oppure costringeremo alla bancarotta le scuole che gestite. No, non lo ha ancora né detto né scritto nessuno, ma viene proprio da pensarlo di fronte alla sentenza della Corte di Cassazione che ha dato ragione al Comune di Livorno il quale pretende il pagamento dell’Ici e di altre analoghe tasse sui beni immobili, con tanto di arretrati, da due scuole pubbliche non statali gestite da enti religiosi, in tutto 422mila euro. Una sentenza così in Italia non si era mai vista e che arrivi proprio ora è sospetto, proprio ora cioè che il dibattito sulle unioni civili torna ad animarsi.

In Italia, infatti, dall’Ici sono esentate le opere no-profit, ovvero quelle che, non avendo scopi di lucro e, non essendo destinate alla realizzazione di profitti, reinvestono gli utili interamente nei fini statutari. Per la legge italiana, cioè, le no-profit possono lecitamente farsi pagare a fronte di prestazioni erogate o di beni corrisposti, richiedere la coperture di spese, avere del personale retribuito e quant’altro, ma non possono, a differenza delle attività commerciali a scopo di lucro, dividersi i guadagni. Non solo le scuole paritarie cattoliche, dunque, ma tutti quei soggetti, cattolici o no, che soddisfano tale criterio: dunque associazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, cooperative sociali, fondazioni di diritto civile e di origine bancaria, organizzazioni non governative, onlus e imprese sociali. In qualsiasi cosa credano. Ora però la Corte di Cassazione manda tutto a monte, sostenendo che il concetto di “attività commerciale” non si fonda più, appunto, sullo scopo di lucro, ma coinvolge qualsiasi attività che preveda il pagamento di una prestazione. Una vera e propria rivoluzione che di fatto abolisce il no-profit affermando, contro ciò che la legge italiana ha sancito sino a ora, che tutto è commerciale e quindi tutto è tassabile.

Bisognerebbe allora che il mondo cattolico accettasse la sfida, chiudendo immediatamente tutte le scuole pubbliche paritarie che gestisce e mandando il suo milione circa di alunni a iscriversi in massa alle scuole pubbliche statali. Nel giro di qualche minuto lo Stato farebbe tilt e non saprebbe dove andare a prendere, se non nelle tasche dei contribuenti compresi i membri della Corte di Cassazione e tutti coloro che adesso plaudono al suo giro di vite, i 6 miliardi che l’esistenza della scuola pubblica non statale fa risparmiare ogni anno alla Repubblica e ai suoi cittadini.

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di on 27 luglio 2015. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

6 commenti a La furia giacobina contro il no-profit cattolico

  1. giovanni conti Rispondi

    28 luglio 2015 at 09:22

    Tutto ok, ma vogliamo almeno dire a chiare lettere che gli attacchi agli spazi di libertà politica ed economica sono agevolati dall’atteggiamento di chi confonde libertà e privilegi personali?
    Quando mai si è sentito che le scuole cattoliche consideravano intollerabile che l’esenzione dall’IMU non venisse estesa anche alle scuole non religiose.
    Il problema è che la scarsa influenza del pensiero liberale sulla cultura italiana non ci fa capire che la libertà non è frazionabile e funziona come le mura di cinta di una città medioevale, se ne manca una parte anche quelle esistenti perdono gran parte del loro valore.

  2. vittorio Rispondi

    28 luglio 2015 at 10:21

    il fatto è che il “no profit”, laddove esistono capitali investiti da ammortizzare, semplicemente NON ESISTE! Infatti delle due l’una: o il capitale iniziale viene “donato” (non si sa da chi) e costantemente ripristinato (che benefattore!!) da qualcuno che rinuncia alla sua remunerazione (e pertanto ci guadagna chi lo riceve ricevendone un profitto), oppure viene preso a prestito dalle banche che comunque chiedono gli interessi, per remunerare gli azionisti!
    basta con la demonizzazione degli utili, del profitto, dei guadagni ! sono una cosa SANA!

  3. antonio Rispondi

    28 luglio 2015 at 11:48

    temo che lo STATO riuscirebbe a requisire le scuole e il personale e lo costringerebbe a proseguire l’attività: avrebbe in un colpo solo strutture migliori delle scuole statali….l’hanno già fatto 150 anni fa… e non è detto che non ci riprovino. con la CEI che ci ritroviamo…..

  4. aquilone Rispondi

    28 luglio 2015 at 12:55

    Molto istruttivo questo articolo. L’unica cosa che non mi è piaciuta è l’ultima parte:… bisognerebbe che il mondo cattolico chiudesse tutte le scuole così un milione di alunni ecc. ecc.. No, no mi piace, sembrerebbe un ricatto

  5. Padano Rispondi

    28 luglio 2015 at 16:36

    Le scuole cattoliche devono pagare l’IMU come quelle non cattoliche.
    Ma che liberali siete?

  6. Francesco_P Rispondi

    28 luglio 2015 at 22:07

    Innanzitutto i cattolici dovrebbero domandarsi da che parte sta la Chiesa terzomondista e sudamericana che apre le porte alla “immigrazione” (così chiamano l’invasione…) dei conquistatori musulmani.
    Dopodiché non dovrebbero lamentarsi dell’ICI sulle scuole cattoliche e delle unioni di fatto perché il matrimonio fra la chiesa e il comunismo è veramente un atto contro-natura, mentre l’unione di due uomini o di due donne è solo un fatto privato, da accettare sebbene totalmente incomprensibile.
    Nel matrimonio contro-natura chiesa-comunismo (non dovrebbero essere categorie antitetiche?) è chiaro che non mancheranno mai gli attacchi e gli sgambetti. E’ un rapporto forzato!
    Per la scuola e la sanità, c’è una ricetta semplice e meno costosa per dare a tutti le opportunità di base: buoni-scuola e buoni-sanità con scuole e assistenza sanitaria private. Lo Stato spenderebbe di meno e i cittadini avrebbero di più grazie alla concorrenza ed all’eliminazione dei costi e delle distorsioni burocratiche.
    P.S.
    Dimenticavo. La controindicazione dei buoni scuola e dei buoni sanità è la perdita di potere dei politici e dei burocrati. Ma nella scala dei valori di lorsignori i parassiti contano di più della gente normale!

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