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Meno male che Cameron c’è

Il premier inglese annuncia in un formidabile discorso «la sfida della nostra generazione»: la battaglia contro l'islamismo violento. Chiede alla «maggioranza silenziosa» dei musulmani una scelta di campo, chiama a un'offensiva culturale, anticipa lo schieramento di stivali britannici sul terreno. Servono leader così, all'Occidente...

ukCerto che è una Crociata, questa di David Cameron, ed è una Crociata esaltante, puro ristoro dello spirito. È una Crociata nel senso contemporaneo e secolarizzato del termine, ovviamente, una “Crociata” nel senso in cui il generale Eisenhower definiva tale la resa dei conti col nazismo, è una Crociata che sulla punta della spada porta le ragioni della libertà, senza specificazioni, è una Crociata per l’esistenza umana, com’era nel 1944.

Londra, luglio 2015. David Cameron, in un formidabile incontro pubblico a Birmingham, annuncia la battaglia che attende il Regno Unito (e tutto l’Occidente, o meglio i gangli consapevoli di esso) nei prossimi anni. La battaglia contro «un’ideologia velenosa e deformata», fondata su «discriminazione, settarismo e segregazione». Un’ideologia che il premier inglese non ha paura di definire, del resto dare alla cosa il giusto nome è attività occidentale antichissima. Si tratta dell’islamismo violento, e «negare qualsiasi connessione tra la religione islamica e gli estremisti non funziona». Il bis-pensiero allevato nella paura, di sé e dell’altro, non funziona, dice Cameron, la logica deve riacquistare i suoi diritti di fronte all’abbellimento irenista e codardo del mondo, chi è un terrorista è un terrorista e chi non dà valore alla vita è un nemico. «Non possiamo più essere neutrali, chiudere gli occhi in nome della sensibilità culturale», perché la cultura del nemico è incompatibile, e non prevede alcuna sensibilità. Così parla il premier del Regno Unito, mentre da noi il presidente della Repubblica Mattarella (chi?) consegna ai giornali i suoi auguri per il Ramadan e per «un costruttivo dialogo tra religioni», ed è ancora niente. Perché, in questo discorso che rischia seriamente di passare alla storia (e ce lo auguriamo, perché l’alternativa è che i suoi contenuti risultino perdenti), Cameron rompe anche l’ultimo tabù, il grande non-detto dell’odierna classe dirigente occidentale. Non è possibile che «la maggioranza silenziosa» dell’islam rimanga tale per sempre, e non affronti il suo aut-aut, libertà o barbarie. Non è possibile che, dietro il fantasma ideologico dell’islamofobia, congeli per sempre la responsabilità della scelta. O i tagliagole globali non sono l’islam, e allora ci si arruola in quella che Cameron chiama «grande battaglia d’idee» contro di essi. O l’Occidente è infedele e decadente e nemico, e allora ci si arruola coi tagliagole. I sofismi autoassolutori stanno a zero, quando sei nel bel mezzo della lotta per la sopravvivenza.

È talmente consapevole della portate epocale della battaglia, il leader dei Conservatori inglesi, che non esita a definirla «la sfida della mia generazione», non una tra tante, ma la questione qualificante e ultimativa del nostro tempo, come furono il nazismo per i nostri nonni e il comunismo per i nostri padri. Sono il volto nuovo di una mostruosità vecchissima, il Califfato e i suoi simili, si chiama totalitarismo, ed è incompatibile con «i valori britannici», europei, occidentali.

Ad ogni Crociata serve un leader, e (in attesa che le nuove elezioni americane facciano il loro corso) Cameron lo è, tra l’altro lo è perché la parola segue il fatto, all’opposto dei politic(ant)i italici. Per dare corpo alla sfida della sua generazione, il premier britannico ha già: conferito poteri speciali alle forze dell’ordine per fermare i predicatori d’odio; istituito l’obbligo per i rettori di denunciare i gruppi estremisti nelle università, con relative sanzioni; previsto finanziamenti alle associazioni religiose che combattono espressamente e fattualmente il terrorismo. Ma soprattutto. Rafforzamento tecnologico dell’esercito di Sua Maestà, dai nuovi droni alla strumentazione per la cyber-guerra, e stivali sul terreno. Quelli dei reparti speciali, d’accordo, quello Special Air Service che è un po’ l’equivalente della Delta Force e dei Seals americani, neanche Cameron può pensare in proprio a un’operazione bellica su larga scala in Medio Oriente. Ma l’intenzione politica di aumentare l’impegno inglese contro l’Isis c’è, ed è irreversibile.

La Crociata c’è, è culturale e militare, ed è proprio nella completezza dello sguardo che si misura l’abisso tra Cameron e i figuranti nostrani, quelli che sproloquiano di affrontare l’Isis mettendo diplomazia nei nostri cannoni (Renzi, Mogherini e i loro fratelli) o quelli che si atteggiano a fallaciani indignati, ma appena s’ipotizzano sforzi militari veri e adeguati, “bushiani” o, da oggi, cameroniani, balbettano (Salvini e salviniani di complemento). Non ci sono distinguo multiculti o fughe elettoralistiche, c’è solo la sfida della nostra generazione da affrontare, scusate se è poco, e a Downing Street l’hanno capito. Come spesso capita, sarà la nebbia sulla Manica, il Continente è isolato.

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di on 23 luglio 2015. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

10 commenti a Meno male che Cameron c’è

  1. aquilone Rispondi

    22 luglio 2015 at 11:13

    Poichè Sallusti alla fine non manca di citare salvini, io direi che, certamente con altre parole e termini, il vituperato salvini queste cose le dice da un pezzo. Ma puntualmente viene sbeffeggiato e preso per razzista. Cameroon speriamo venga ascoltato dal bell’addormentato occidente. Ma Cameroon qualche forza militare ce l’ha, salvini, poveraccio, ha solo qualche maglietta con la ruspa

    • Giovanni Sallusti Rispondi

      22 luglio 2015 at 11:40

      Caro aquilone, un momento. Cameron è il grande leader di una destra thatcheriana e liberale, conscio delle battaglie che attendono l’Occidente (compreso il contenimento dell’autocrazia imperialista russa) e pronto a schierarsi in prima linea. Salvini è un furbacchione iperstatalista in felpa che fa la voce grossa nei salotti tivù, ma che appena gli parli dell’unica vera guerra al terrorismo, quella angloamericana, s’involve in provincialissimi distinguo da sagra della salamella. Non scherziamo, insomma (anche perché non è il momento). Saluti, a presto

      • Marco Beltrame Rispondi

        22 luglio 2015 at 20:45

        Veramente Direttore sono anni che Cameron annaspa cercando di guadagnare consensi in un modo o nell’altro (si veda il pasticciato referendum sull’Euro, solo per bloccare Farage). Oppure i suoi tentativi illiberali di bloccare la privacy con la scusa della lotta al terrorismo. Altro che moderno e tatcheriano.

  2. Macx Rispondi

    22 luglio 2015 at 13:10

    “Non è possibile che «la maggioranza silenziosa» dell’islam rimanga tale per sempre, e non affronti il suo aut-aut, libertà o barbarie”.
    Battaglia persa quella di Cameron anche se condivisibile.
    Riprendendo lo scrittore americano Nelson Demille
    “Il mussulmano “moderato” è quello che ha finito le mnizioni.

  3. Macx Rispondi

    22 luglio 2015 at 13:11

    munizioni, sorry.

  4. Francesco_P Rispondi

    22 luglio 2015 at 13:29

    La grandezza di Cameron è quella di dire le cose come stanno per davvero.
    Cameron dice cose che pensiamo in tanti, ma sentirle dire da un politico è eccezionale. La virtù della schiettezza di Cameron è introvabile nell’Europa invasa dal vuoto intellettuale dei sinistrorsi rancorosi e pieni di se, che non accettano che qualcuno parli chiaro dicendo cose che a loro non piacciono.
    Infatti i laburisti e gli intellettuali spocchiosi lo hanno criticato al contrario degli inglesi che lo hanno apprezzato.

  5. adriano Rispondi

    22 luglio 2015 at 14:33

    Temo che non basti.Non esiste l’ “islamismo violento”,esiste l'”islamismo”.Tempo fa leggevo che l’islam avrebbe bisogno di una revisione silmile al protestantesimo,eliminando le componenti di violenza tribale.Sarebbe giusto se fosse possibile.Qualunque cosa si faccia rimarrà sempre l’interpretazione autentica di qualcuno che tradurrà a modo suo le parole del corano.Anche la “maggioranza silenziosa” non esiste,perchè alla fine occorre scegliere fra l’ortodossia e l’apostasia.Tempo fa leggevo di un esponente politico francese che affermava come l’islam dovesse essere messo fuori legge.La strada è quella.In un documentario mi sembra si dicesse che alle Maldive non si può risiedere se non si è musulmani.Perchè da noi non si fa lo stesso?

  6. Liutprand0 Rispondi

    22 luglio 2015 at 16:59

    ma appena s’ipotizzano sforzi militari veri e adeguati, “bushiani” o, da oggi, cameroniani, balbettano

    Sicché mandare tuo figlio in guerra contro esaltati mussulmani, magari facendosi scannare per difendere l’Occidente moderno, non ti farebbe balbettare? perché, se così non fosse, saresti il solito parolaio che fa “il frocio col culo degli altri”.

  7. Federico Rispondi

    22 luglio 2015 at 19:29

    Ancora un buon esempio di buon governo a difesa di tutti.Si cominci a colpire e si controllino per bene questi soggetti che si proclamano bravi seguaci dell’islam.Loro sanno chi si farà esplodere o sparerà e li coprono.

  8. cerberus Rispondi

    22 luglio 2015 at 22:21

    Iniziamo, in italy,a spazzare via i progressisti e i comunistelli al caviale,poi iniziamo a seguire quella “tolleranza zero ” di cui in italy c’è estremo bisogno e infine esercitiamo una “rivoluzione culturale” che apra le menti dei giovani (e meno giovani)al rispetto e a quel l’orgoglio perduto verso le nostre tradizioni e la nostra gente. So che sto sognando ma senza sogni e speranza nulla può cambiare.

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