Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

La Buona scuola? Più spesa pubblica e studenti-asini

scuola superioreAvrebbe dovuto ridisegnare la scuola italiana del futuro, concepita non più solo come centro erogatore di lezioni frontali ma luogo di confronto e di crescita della qualità dell’insegnamento perché il preside – forte della squadra degli insegnanti da lui nominati – sarebbe stato la testa di ponte fra la scuola, l’università e il lavoro. Invece, il testo definitivo della Buona Scuola, targata Renzi, è l’ennesimo salto della quaglia: non aiuterà gli studenti a migliorare i livelli qualitativi di apprendimento degli studenti, anzi lascia uno strascico di polemiche e di minacce di scioperi dal prossimo settembre. Infatti, la riforma non stabilizza tutti le graduatorie di precari; concede eccessivi poteri ai presidi-manager – assumere, licenziare, premiare gli insegnanti a suo insindacabile giudizio – poi attenuati in seguito alle proteste le categorie degli interessati, per cui alcune decisioni saranno prese d’accordo con insegnanti, genitori e studenti.

Il limite maggiore della legge, però, è che il braccio di ferro tra governo, sindacati e insegnanti ha fatto venire meno l’obiettivo di fondo della riforma: il processo di valutazione degli insegnanti di cui la scuola ha bisogno e i problemi didattici degli studenti. Così, la Buona Scuola si limita a rafforzare lo studio di alcune materie – Arte, Musica e Discipline Motorie – e ad allargare i cordoni della spesa pubblica. Infatti, è vero – secondo i dati dell’Ocse – che la scuola italiana è penultima tra i paesi aderenti (dopo c’è solo la Grecia) perché lo stato investe nell’istruzione solo l’8% della spesa pubblica – inferiore alla media internazionale – che è del 12,5% . Dai rilevamenti Ocse, però, emerge un altro dato interessante: la diminuzione della spesa pubblica italiana non ha inciso sul punteggio ottenuto dagli studenti quindicenni nei test Pisa nei quali si nota un miglioramento in Matematica e in Scienze ma non nella lettura. A tal proposito, il documento Ocse riconosce che, oltre un certo livello di spesa, non c’è nessuna progressione nei risultati scolastici in lettura. Dunque, non sempre il problema reale in materia di istruzione dipende solo dalla quantità della spesa dei sistemi scolastici, bensì da come sono utilizzate le risorse finanziarie. Per esempio, per uno studio più accurato della grammatica italiana, materia in cui gli strafalcioni abbondano sempre di più, basta insegnarla meglio. Non tutto è questione di soldi. Sintetizza assai bene la problematica il professore Francesco Sabatini, presidente dell’Accademia della Crusca: “A ogni cambio di ministro dell’Istruzione ci aspettiamo, da decenni, che negli annunci della politica scolastica ci sia almeno un accenno alla necessità di migliorare l’insegnamento dell’italiano. Veniamo delusi sistematicamente. Eppure, i rilevamenti compiuti da diversi organismi internazionali segnalano ripetutamente che la popolazione italiana nel suo complesso è molto indietro, rispetto a quella di altri Paesi sviluppati, in fatto di padronanza della lingua”.

Condividi questo articolo!

[wpca_cookie_allow_code level="4"]
[/wpca_cookie_allow_code]
di on 14 luglio 2015. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *